Una recente inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli portata avanti con il supporto della Polizia Postale ha scoperchiato un sistema di dossieraggio e corruzione. Attraverso la corruzione di pubblici ufficiali la struttura criminale otteneva accessi abusivi sistematici alle banche dati nazionali SDI e INPS per poi consegnarli nelle mani di agenzie di investigazione e società di recupero crediti interessate a monitorare personaggi dello spettacolo, della finanza e dell’imprenditoria.
Quanto successo dimostra ancora una volta come l’anello debole di qualsiasi custodia (analogica o informatica che sia) sia sempre l’elemento umano.
L’accountability nella data protection e nella cybersecurity mira proprio a predisporre una serie di misure e politiche organizzative (con assegnazione di ruoli e responsabilità documentate) idonee a prevenire prima di tutto proprio i data breach determinati dal fattore umano.
I DPO, i responsabili della gestione documentale, i manager della security e, quindi, tutti i professionisti della digital compliance devono lavorare insieme in team interdisciplinari per l’attualizzazione concreta di ciò che la normativa prevede astrattamente, perché persino chi ha accesso ‘legittimo’ per ruolo può essere il vettore di rischio maggiore.
Una battaglia complessa e non solo tecnologica, che si vince solo integrando tecnologia, processi e soprattutto persone.






















