Nel contesto bellico odierno, oltre all’intelligenza artificiale, uno dei fattori più determinanti sembrano essere i droni.
Se molti, più o meno esperti, vedono in questa tecnologia il futuro della guerra, esiste chi va controcorrente, ponendosi in una posizione totalmente diversa.
Stiamo parlando del tenente generale Eric Wesley, è l’ex direttore del Futures and Concepts Center e vice comandante dell’Army Futures Command degli USA.
In un suo articolo pubblicato di recente su Modern War Institute, il militare oggi in pensione, ha messo in dubbio l’importanza dei droni nel futuro.
Secondo Wesley, ogni generazione di strateghi militari vi sono dei “profeti”, persone convinte di aver trovato l’arma definitiva per la guerra terrestre.
Lo stesso ha fatto l’esempio della Battaglia della Somme, con la mitragliatrice che ha assunto il ruolo di strumento determinante.
Per Wesley, si sta ripetendo questo processo nel conflitto russo-ucraino con i droni. Il veterano, si chiede se gli esperti di tecnologia si stiano ponendo le domande giuste rispetto a questo pur valido strumento.
Wesley sottolinea come bisognerebbe concentrarsi su cosa i droni non possono fare.
E la risposta potrebbe essere antica quanto la guerra stessa: i droni non sono in grado di conquistare territorio.
Non solo: questi non possono mantenerlo, non possono piegare la volontà di una popolazione né piantare una bandiera su una collina e farlo valere davvero.
Il militare ha citato lo storico Lawrence Freedman, spiegando come per vincere una guerra è fondamentale ottenere il controllo di un territorio. E ciò, almeno al momento, richiede l’impiego di forze di terra.
Un limite già evidente nel conflitto tra Russia e Ucraina
Il conflitto russo-ucraino è il banco di prova più significativo nella storia del conflitto moderno.
L’Ucraina sta schierando una grande quantità di droni FPV (First-Person View) a basso costo operativo, portando dispiegamenti mensili di decine di migliaia di unità grazie a un ecosistema civile-militare che spazia ingegneri hobbisti e officine di stampa 3D, oltre a un probabile supporto estero difficilmente quantificabile.
I droni ucraini hanno abbattuto carri armati russi, colpito depositi di munizioni a chilometri dalla linea del fronte e, attraverso operazioni con veicoli di superficie non pilotati, sfidato la marina russa nel Mar Nero.
L’operazione Spider’s Web è stata considerata dagli esperti un momento di svolta, con droni a penetrazione profonda per colpire basi aeree nemiche, alcune situate fino in Siberia.
Eppure il fronte si muove di appena qualche centinaio di metri al mese. La ragione è semplice e brutale: dopo ogni attacco drone, dopo ogni colonna corazzata eliminata, qualcuno deve ancora attraversare quel campo a piedi.
Qualcuno deve occupare il bosco, stare tra le macerie e prendere fisicamente possesso del territorio. E neanche il drone più avanzato può farlo.
I sistemi UAS (Sistemi Aereo Non Pilotati) non riescono fisicamente a controllare il territorio, non sono in grado di atterrare, sconfiggere una forza occupante e negare a quest’ultima il controllo territoriale attraverso la propria presenza fisica sul campo di battaglia.
Il conflitto in Ucraina non ha prodotto un esito decisivo proprio perché il potere aereo, drone o meno, è uno strumento di attrito, capace di logorare, disturbare e uccidere. Ma ciò non permette di guadagnare metri.
Il paragone tra i droni e le mitragliatrici del 1914
Wesley si è focalizzato su precedenti storici che, per dinamiche, sembrano ricordare quanto avviene con gli odierni droni.
Nell’agosto del 1914, gli eserciti europei marciarono in un mondo trasformato dalla già citata mitragliatrice e dall’artiglieria industriale.
I tattici che avevano trascorso una carriera studiando la manovra napoleonica scoprirono che gli assalti di fanteria a campo aperto contro i campi di fuoco interlacciati erano dei veri e propri suicidi.
Il fronte occidentale si bloccò e alcuni osservatori conclusero che la guerra offensiva fatta di attacchi alla baionetta era finita, sbagliando. La mitragliatrice non era il futuro, era il problema.
Nel giro di quattro anni, gli ingegneri britannici costruirono una scatola di ferro su cingoli capace di attraversare la terra di nessuno e neutralizzare un nido di mitragliatrici.
Il carro armato non eliminò il problema della mitragliatrice: lo risolse, andando a restituire la capacità di muoversi, di sfondare e di riversarsi nelle retrovie nemiche.
Il drone è analogo alla mitragliatrice della Prima Guerra Mondiale. Ha aumentato il costo del movimento allo scoperto, costretto la fanteria a scavare più in profondità e muoversi solo di notte o sotto copertura elettronica.
Il drone non ha abrogato i principi della guerra consolidati nei secoli, né ha inventato una nuova teoria della vittoria. Secondo Wesley, ha solo creato un nuovo problema che le forze di manovra devono risolvere.
Come i droni verranno ridimensionati
Per il militare, sarà la stessa tecnologia a fornire la contromossa rispetto ai droni.
Potranno essere sistemi di guerra elettronica, in grado di accecare e disturbare gli sciami, come quelli sviluppati dalla DARPA attraverso il programma Offensive Swarm-Enabled Tactics per contrastare centinaia di UAV in ambienti urbani.
Oppure potranno essere armi a energia diretta, o tecnologie anti-drone più economiche, capaci di sfruttare le vulnerabilità dei velivoli leggeri.
L’approccio che punta su intercettori da milioni di dollari per abbattere droni che costano una frazione di tale prezzo non è sostenibile.
DZYNE Technologies, in collaborazione con l’Air Force Research Laboratory, ha già sviluppato l’Ultra-Long-Endurance Tactical Reconnaissance Aircraft, drone aliante capace di restare in volo per 80 ore senza rifornimento e trasportare carichi fino a 180 chili, a una cifra ridicola rispetto al del costo di un MQ-9 Reaper, un altro drone militare creato dagli USA.
Infine, Wesley ha voluto sottolineare come la storia non sia generosa con chi scambia il problema dominante del momento per un fattore permanente della guerra.
Finché un drone non sarà capace di bussare a una porta, mettere in sicurezza un isolato e guardare una popolazione negli occhi, vi sarà necessità di una presenza fisica da parte della fanteria.





















