Il 20 luglio 1969 il mondo trattenne il respiro. Neil Armstrong e Buzz Aldrin posarono i piedi sulla Luna.
Dietro quel successo c’erano razzi, astronauti e migliaia di ingegneri. Ma c’era anche un contributo italiano.
Cos’era il Programma 101, il primo personal computer al mondo
Pochi anni prima, nel 1965, la Olivetti aveva presentato alla BEMA di New York il Programma 101, una macchina destinata a rivoluzionare l’informatica.
Era molto più di una calcolatrice elettronica: era un sistema programmabile da tavolo, capace di memorizzare istruzioni e dati, tanto da essere considerato da molti storici il primo personal computer.
La presentazione americana suscitò enorme interesse. Lo stand Olivetti venne preso d’assalto da tecnici, aziende e giornalisti. La Hewlett-Packard sviluppò infatti un prodotto con caratteristiche ritenute troppo simili.
La disputa sui brevetti con Hewlett-Packard
Olivetti avviò un’azione per violazione di brevetto e la vicenda si concluse con un accordo extragiudiziale: HP riconobbe la validità di alcuni brevetti italiani e versò circa 900.000 dollari di royalties, una cifra considerevole per l’epoca.
Il Programma 101 non rimase un semplice successo commerciale. Alcuni esemplari furono acquistati dalla NASA e utilizzati come supporto ai calcoli nelle missioni del programma Apollo.
Parallelamente, un altro tassello dell’eccellenza italiana entrava nella corsa allo spazio.
La tecnologia Olivetti a bordo del Programma Apollo della NASA
La Olivetti collaborò infatti con Fairchild Semiconductor nella produzione di memorie a nuclei magnetici ad altissima affidabilità, componenti destinati ai sistemi elettronici impiegati nel programma Apollo.
Quelle tecnologie contribuirono al funzionamento dell’Apollo Guidance Computer, il calcolatore progettato dal MIT che guidò il modulo lunare fino al Mare della Tranquillità.
Quel computer disponeva di una memoria e di una potenza di calcolo infinitamente inferiori a quelle di qualsiasi smartphone moderno, ma fu sufficiente per realizzare una missione che cambiò per sempre la storia dell’umanità.
L’Italia dell’elettronica che abbiamo dimenticato
Questa vicenda racconta un’Italia molto diversa da quella che spesso immaginiamo.
Un Paese che negli anni Sessanta era tra i protagonisti mondiali dell’elettronica, capace di competere con i giganti americani, di innovare e di produrre tecnologie considerate all’avanguardia.
Il primo uomo sulla Luna fu americano. Ma in quella conquista c’era anche il lavoro di ingegneri, tecnici e ricercatori italiani.
È una pagina della nostra storia industriale che merita di essere ricordata, perché dimostra come l’innovazione nasca dalla capacità di investire nella ricerca, nella formazione e nella manifattura di eccellenza.
A oltre mezzo secolo da quel 20 luglio 1969, la Luna continua a ricordarci che il futuro appartiene a chi osa immaginarlo.
E almeno una volta, l’Italia contribuì a costruire gli strumenti che resero possibile raggiungerlo.
Storie che agli italiani raccontiamo poco…



















