Il recente decreto sicurezza approvato dal Governo a seguito degli scontri di Milano introduce una fattispecie incriminatrice diretta contro le violenze nelle manifestazioni, punendo chi utilizza bastoni, mazze o lancia oggetti mettendo a rischio l’incolumità delle persone, con la reclusione da due a cinque anni e una multa fino a ventimila euro.
Tali sanzioni aumentano ulteriormente qualora i fatti siano commessi a volto coperto o causino danni a infrastrutture e servizi di pubblica utilità.
Pene più severe per violenze e danneggiamenti nelle manifestazioni
Contestualmente, la norma colpisce con la reclusione da 4 a 12 anni chiunque, anche mediante strumenti informatici o telematici, organizzi o promuova la formazione di gruppi destinati a dar vita a manifestazioni violente, recependo la maggiore pericolosità del coordinamento digitale.
Sotto il profilo della procedura penale, viene estesa l’applicazione dell’arresto in flagranza differita nelle quarantotto ore successive ai fatti.
Stretta sull’organizzazione digitale e il coordinamento online
Si tratta di un istituto fondato interamente sull’analisi della prova digitale, consentendo l’identificazione dei soggetti coinvolti attraverso l’esame dei sistemi di videosorveglianza cittadina, dei filmati diffusi in rete e dei contenuti multimediali estratti dai dispositivi mobili.
Le critiche già da più parti sollevate attengono al rischio di inseguire l’effetto tecnologico senza intaccare le cause profonde del fenomeno.
Le polemiche: repressione digitale vs prevenzione sociale
Secondo alcuni affidare la risposta statale all’inasprimento sanzionatorio e al tracciamento digitale a posteriori trasforma la rete in un perimetro di sorveglianza speciale, ma non risolve la velocità con cui i gruppi si scompongono e si riaggregano su piattaforme sempre più sotterranee.
Secondo tale orientamento l’automatismo tra visibilità online e repressione rischia di creare un corto circuito, dove il controllo digitale costante sostituisce la prevenzione sul campo, lasciando inalterata la spinta sociale che alimenta la violenza.






















