L’organizzazione faceva affidamento sull’impiego massiccio delle criptovalute, usate come vettore privilegiato per movimentare capitali illeciti oltre confine ed eludere i tracciamenti bancari tradizionali.
Oltre a questo livello di sofisticazione economico-digitale, ci sarebbe stato un uso consapevole degli strumenti di comunicazione riservata, come dimostrerebbe lo scambio delle informazioni riservate e delle fotografie del registro degli indagati avvenuto tramite Signal, piattaforma nota per la crittografia end-to-end.
Inoltre l’operazione dimostrerebbe una profonda vulnerabilità sul fronte della sicurezza informatica interna alla Pubblica Amministrazione.
Tra le contestazioni emergono infatti gravi accessi abusivi ai sistemi informatici giudiziari del Tribunale di Milano, utilizzati per interrogare i database riservati ed esfiltrare dati sulle indagini in corso.






















