Secondo Cameron Stanley, Chief digital and artificial intelligence officer del Dipartimento della Difesa americano, ha affermato che la possibile chiusura di un data center a Memphis, nel Tennessee, sia una minaccia diretta al governo statunitense.
La dichiarazione arriva in un contesto delicato, caratterizzato da una vertenza tra la NAACP (organizzazione per i diritti civili degli afroamericani) e la società xAI di Elon Musk.
La prima parte in causa, nello specifico, accusa la compagnia di violare il Clean Air Act con l’uso di decine di turbine a gas non autorizzate per mantenere funzionante il complesso Colossus 2.
Stando a quanto sostenuto da Stanley, questo data center rappresenta un’infrastruttura essenziale per l’operato del Pentagono che, senza di essa, non potrebbe portare a termine operazioni considerate critiche.
Cosa sta succedendo a Memphis?
Il caso ha origine nello scorso aprile, quando la NAACP ha presentato una class action nel distretto settentrionale del Mississippi contro xAI e la sua sussidiaria MZX Tech LLC.
La denuncia riguarda 27 turbine a metano installate a Southaven, Mississippi, operative senza i permessi ambientali richiesti e capaci di emettere oltre 1.700 tonnellate di ossidi di azoto (NOx) all’anno, oltre a 180 tonnellate di particolato fine, 500 di monossido di carbonio e 19 di formaldeide, sostanza cancerogena.
Secondo i legali di Earthjustice e Southern Environmental Law Center che rappresentano la NAACP, queste emissioni aggravano i rischi per la salute delle comunità della zona, con ampia rappresentanza di afroamericani, già esposte all’inquinamento nella regione di Memphis.
La causa chiede l’interruzione immediata delle operazioni fino all’ottenimento dei permessi, l’installazione di tecnologie di controllo dell’inquinamento e il pagamento di sanzioni civili per ogni giorno di violazione.
Il Dipartimento di giustizia è intervenuto il 16 giugno 2026 chiedendo l’archiviazione del contenzioso, sostenendo che spegnere le turbine significherebbe “interrompere l’alimentazione per l’innovazione nell’Intelligenza Artificiale che supporta le operazioni militari del Dipartimento di Guerra”.
Stanley ha dichiarato sotto giuramento che il data center di Stanton Road alimenta il supercomputer Colossus 2, utilizzato da xAI per addestrare e aggiornare i modelli Grok, incluse le versioni impiegate dal Pentagono.
Nel documento, il funzionario ha spiegato che se il data center venisse chiuso, xAI perderebbe la capacità di addestrare e sviluppare versioni future e migliorate di Grok, con conseguenti difficoltà nel mantenere il passo con gli avversari internazionali.
Secondo il funzionario, Grok è uno dei soli quattro modelli AI di frontiera capaci di supportare applicazioni di sicurezza nazionale e uno dei tre abilitati a operare su reti classificate Secret e Top Secret, insieme ad altri fornitori non identificati.
La versione governativa, denominata Grok Gov Model, è integrata nel MSS (Maven Smart System), la piattaforma sviluppata da Palantir e utilizzata da Stati Uniti e NATO per targeting e intelligence.
Stanley ha sottolineato che MSS elabora circa 2 miliardi di token al giorno, equivalenti a sei milioni di pagine di dati, rendendo l’infrastruttura xAI indispensabile per le missioni critiche.
Il funzionario ha anche precisato che il Grok Gov Model si basa su “derivati” delle offerte commerciali di xAI, ma con funzionalità esclusive non disponibili per il pubblico.
Operation Epic Fury e non solo: gli USA si affidano all’AI nei conflitti
Riguardo l’impegno bellico dell’AI da parte degli Stati Uniti, sono trapelati alcuni dettagli per quanto concerne la famosa Operation Epic Fury, campagna militare congiunta USA-Israele contro l’Iran avviata a febbraio 2026.
Stanley ha confermato che il Grok Gov Model è stato impiegato nei sistemi di targeting durante l’operazione, consentendo alle forze statunitensi di dispiegare oltre 2.000 munizioni su 2.000 obiettivi distinti in sole 96 ore.
Il funzionario ha definito questi numeri come una testimonianza della maggiore efficienza operativa resa possibile dal Grok Gov Model. Al netto di questa dichiarazione, non sono però stati rivelati dettagli tecnici specifici sul reale impiego dell’AI.
Abre’ Conner, direttrice dell’environmental and climate justice della NAACP, ha denunciato come “In un momento in cui gli ultra-ricchi sembrano protetti da alcune entità governative, è importante che le industrie inquinanti non possano trarre vantaggio a scapito della salute delle comunità nere”.
L’organizzazione ha ribadito l’intenzione di voler “difendere la democrazia” contro ciò che definisce autoritarismo.
Vincent Joralemon, professore di diritto ambientale a Berkeley, ha osservato che si tratta del primo caso in cui il governo federale interviene in una citizen suit (azione legale promossa da privati o associazioni) del Clean Air Act contro un’azienda privata per chiedere l’archiviazione completa, una posizione in controtendenza rispetto al tradizionale ruolo di garante delle norme ambientali.
Secondo l’esperto, il precedente potrebbe aprire la strada a future difese basate sulla sicurezza nazionale in casi ambientali.
Il Clean Air Act impone standard federali per le emissioni di inquinanti atmosferici pericolosi da fonti stazionarie e mobili, richiedendo permessi che certifichino l’adozione delle “migliori tecnologie disponibili per il controllo dell’inquinamento”.
La NAACP sostiene che xAI non possieda tali autorizzazioni.
Tuttavia, la tesi della sicurezza nazionale potrebbe indurre il giudice a evitare un ordine di chiusura totale, optando per obblighi di conformità graduale o soluzioni simili.
Joralemon ha osservato che anche un giudice che riconoscesse una violazione potrebbe esitare a ordinare uno shutdown completo se il governo inquadra la questione come un’interruzione dell’alimentazione per AI critica per la difesa, preferendo invece misure correttive più mirate.
Il contesto più ampio vede l’amministrazione Trump spingere per un’adozione accelerata dell’AI in ambito militare.
Il 4 giugno 2026, il presidente ha firmato un National Security Presidential Memorandum che istituisce un nuovo framework per fornire a professionisti dell’intelligence e figure simili i sistemi AI più avanzati, sicuri e affidabili.
Il documento prevede la creazione di una AI National Security Strategic Reserve di esperti esterni e stabilisce che nessun soggetto, pubblico o privato, potrà modificare o disattivare sistemi AI utilizzati dai militari senza autorizzazione.
Il memorandum sottolinea come l’AI non dovrà essere utilizzata per sopprimere la libertà di espressione o condurre sorveglianza illegale.
Il Dipartimento di Difesa ha inoltre stretto accordi con otto grandi aziende AI per l’impiego di tecnologie su reti classificate, consolidando la presenza di fornitori come xAI nel settore della difesa.
Secondo Stanley, il Pentagono ha aumentato l’uso dell’AI del 1.775% nell’ultimo anno, mentre il segretario Pete Hegseth ha dichiarato nel gennaio 2026 l’obiettivo di trasformare gli Stati Uniti in una forza armata “AI-first” su tutti i domini.
Il budget 2026 stanziato dal governo conferma questo approccio, visti i 13,4 miliardi di dollari erogati esclusivamente ai sistemi autonomi.
L’amministrazione ha anche sottolineato che l’AI potrà essere utilizzata in ambiti che vanno dalla logistica e alle risorse umane fino al supporto decisionale sul campo di battaglia.
AI e inquinamento: un aspetto da non sottovalutare
La corsa all’AI, comporta però anche il fiorire di data center, con effetti spesso nefasti per piccoli centri urbani.
Ricerche dell’Università del Tennessee su dati satellitari hanno mostrato un aumento del 79% delle concentrazioni di NO2 nei pressi di Colossus rispetto ai livelli pre-xAI.
Il quartiere Boxtown, adiacente all’impianto, presenta un rischio di cancro quattro volte superiore alla media nazionale, mentre Memphis riceve un voto “F” dall’American Lung Association per l’inquinamento da ozono.
I sistemi di raffreddamento del data center potrebbero consumare quasi 19 milioni di litri d’acqua al giorno dal Memphis Sand Aquifer, fonte primaria di acqua potabile regionale.
xAI ha promesso la costruzione di un impianto di riciclo delle acque reflue da 80 milioni di dollari, ma i gruppi ambientalisti restano scettici sulla capacità dell’azienda di garantire una gestione trasparente e sicura.
La controversia riflette una sfida complessa: bilanciare la corsa all’AI con la responsabilità ambientale e sociale.
Secondo dati di Clearview, negli Stati Uniti sono operativi oltre 900 data center, con più di 1.200 nuovi impianti pianificati.
Michael Horowitz, professore di scienze politiche all’Università della Pennsylvania ed ex funzionario del Pentagono, suggerisce che questi presidi potrebbero essere considerati infrastrutture critiche al pari della rete elettrica o delle raffinerie.
Joralemon osserva però che il riconoscimento di un ruolo strategico dovrebbe essere accompagnato da regolamentazione adeguata, mentre l’amministrazione Trump resta cauta su normative stringenti per non rallentare la competizione con i laboratori AI cinesi.
Il difficile equilibrio tra innovazione e sostenibilità ambientale
La questione solleva anche interrogativi etici: se l’AI è essenziale per la guerra, le infrastrutture che la alimentano meritano protezioni speciali, ma questo non dovrebbe esentare le aziende dal rispetto delle leggi ambientali.
Il verdetto del tribunale potrebbe stabilire un precedente importante, definendo se i data center AI possano essere considerati apparati critici o debbano sottostare alle stesse regole di qualsiasi altra industria.
La posta in gioco non è solo il futuro di xAI, ma il modello di sviluppo tecnologico che gli Stati Uniti intendono perseguire.
La tensione tra innovazione e responsabilità ambientale si inserisce in un dibattito più ampio sul ruolo dell’AI nella società. Horowitz ha spiegato che l’AI può essere utilizzata in una vasta gamma di applicazioni, dalla gestione amministrativa fino al supporto decisionale sul campo di battaglia.
Tuttavia, esperti hanno sollevato preoccupazioni quando, all’inizio del 2026, il Pentagono ha avuto un conflitto pubblico con Anthropic dopo che l’azienda ha rifiutato di consentire l’uso di Claude AI per sorveglianza e armi autonome.
Il Dipartimento di Difesa ha dunque virato su un concorrente diretto di tale compagnia, stringendo un accordo con OpenAI.
Dal canto suo Grok si è trovato al centro di polemiche per quanto riguarda i deepfake e, anche se i modelli riservati al contesto governativo siano soggetti a limiti più rigorosi, il modello non viene ritenuto tra i più attendibili.
La questione solleva interrogativi sulla sicurezza dei sistemi AI utilizzati in contesti militari: la presenza di esseri umani “nel loop” per prendere decisioni sull’uso della forza rimane essenziale, secondo gli esperti.
A rafforzare questo approccio è Horowitz, che ha specificato come sia necessario impedire di dare autonomia all’AI, con comandati e operatori che devono sempre e comunque avere pieno controllo.




















