Il progetto nasce soprattutto dall’esigenza di ridurre i tempi necessari per intervenire sulle infrastrutture offshore dopo un incidente.
L’unità ingegneristica di USC afferma che la mobilitazione di una nave convenzionale può richiedere da 4 a 14 giorni, mentre un complesso robotico residente, già collocato vicino all’area interessata, può iniziare l’attività entro poche ore.
La corporation sostiene che questa disponibilità possa ridurre fino all’85% le perdite finanziarie associate al fermo delle piattaforme di perforazione.
Gli stessi sistemi sono destinati a coprire circa l’80% delle operazioni ordinarie per quanto riguarda monitoraggio, ispezioni, manutenzione ordinaria con piccole riparazioni: tutti interventi oggi svolti da equipaggi umani o comunque da dispositivi che devono raggiungere l’infrastruttura da porti lontani.
Piattaforma software e uncrewed surface vessels: il progetto della USC
Per USC, il posizionamento permanente permette di limitare anche i ritardi provocati da condizioni meteorologiche avverse. Il campo d’impiego comprende anche la diagnostica dei mercantili quando si trovano all’ancora oppure accostati a un molo.
Il robot, in questi casi, può esaminare lo scafo, l’elica e il complesso del timone, individuare danni visibili e trasmettere le immagini in tempo reale a un operatore.
L’armatore può così valutare prima l’intervento, mentre il cantiere navale può preparare una stima preliminare delle riparazioni necessarie prima dell’arrivo della nave. Il tutto, come è facile intuire, risparmiando una quantità notevole di tempo.
La presentazione non si limita ai veicoli subacquei. USC ha mostrato anche una piattaforma software unificata, destinata a riunire navigazione, raccolta di dati idrografici, collegamenti di comunicazione e strumenti legati all’Intelligenza Artificiale in un unico ambiente.
Accanto a questa infrastruttura sono comparsi USV, cioè imbarcazioni di superficie senza equipaggio, pensate per missioni logistiche e rilievi idrografici lungo le coste russe.
La corporation ha inoltre illustrato sistemi per la protezione delle acque portuali basati su barriere realizzate con reti e boom (barriere galleggianti di contenimento), insieme a complessi modulari destinati all’esplorazione sismica.
Proprio l’esplorazione sismica introduce uno degli elementi più insoliti del progetto: USC descrive una capacità di coordinamento fino a 1.000 dispositivi in contemporanea, ma non ha fornito dettagli sull’architettura software o sulle modalità operative necessarie per governare una formazione di queste dimensioni.
Robot e contesto marittimo: le ultime novità del settore
La notizia arriva mentre altre iniziative mostrano quanto rapidamente stia evolvendo il settore.
Ocean Science & Technology ha parlato negli scorsi giorni di test congiunti di ACUA Ocean e Forssea Robotics a Plymouth: il sistema messo alla prova combina la USV Pioneer con il ROV (veicolo subacqueo a controllo remoto) ARGOS da 170 chilogrammi.
In oltre tre settimane di test, comprendenti sei giorni di funzione in mare, sono state effettuate più di 40 attività e fino a otto cicli di lancio e recupero nella stessa giornata. Il sistema ha operato anche con onde di due metri: un ottimo banco di prova per sistemi che dovrebbero poi essere impiegati in contesti oceanici.
Nello stesso periodo KONGSBERG ha annunciato la fornitura del veicolo autonomo subacqueo HUGIN 6000 alla Norwegian University of Science and Technology (NTU).
Il mezzo in questione può raggiungere 6.000 metri di profondità, mappare da 2 a 4 chilometri quadrati di fondale all’ora e funzionare fino a tre giorni senza ricarica.
Secondo NTNU, la HUGIN sarà inserita nel Norwegian Ocean Technology Centre e contribuirà al progetto Arctic Ocean 2050, con applicazioni previste anche per ricerca e difesa.
Un’altro progetto interessante in questo ambito, riportato dalle testate giornalistiche il 29 settembre, riguarda quattro Saildrone Voyager, diventati i primi veicoli di superficie senza equipaggio a ottenere la registrazione sotto bandiera nazionale danese.
L’iniziativa è stata sviluppata insieme alla Danish Maritime Authority e crea un quadro regolatorio per l’impiego e l’espansione della flotta autonoma di Saildrone in Europa.



















