Spazio e cyberspazio: il nuovo fronte della sicurezza nazionale italiana

CYBERSPAZIO

Spazio e cyberspazio sono ormai inseparabili: la sicurezza nazionale dipende dalla protezione di satelliti, reti e infrastrutture terrestri. Una sfida strategica che coinvolge difesa, industria e continuità dei servizi essenziali.

Sommario

Spazio e cyberspazio: un ecosistema strategico interdipendente

Quando un satellite viene disturbato, compromesso o reso indisponibile, gli effetti non restano in orbita.

Possono incidere sulle comunicazioni, sulla navigazione satellitare, sul coordinamento militare e su servizi civili essenziali.

La guerra in Ucraina ha reso evidente quanto la sicurezza spaziale sia legata alla cybersicurezza: il bersaglio può essere un servizio satellitare, ma il punto vulnerabile può trovarsi a terra, in una rete, in un terminale, in un software di gestione o nella catena di fornitura.

Nel 2019 la NATO ha adottato la propria politica spaziale e ha riconosciuto lo spazio come dominio operativo.

Ciò richiede agli Alleati di proteggere le proprie capacità e di mantenere la libertà di accesso e di impiego dei servizi spaziali, nel rispetto del diritto internazionale.

Spazio e cyberspazio sono strettamente interdipendenti.

I satelliti dipendono da reti terrestri, centri di controllo, software e collegamenti dati; allo stesso tempo, numerosi servizi digitali e infrastrutture terrestri utilizzano comunicazioni satellitari, dati di osservazione della Terra o segnali di navigazione e sincronizzazione.

Una compromissione o un’interruzione può quindi propagarsi tra sistemi spaziali e terrestri, con effetti operativi, economici e di sicurezza.

La protezione deve riguardare non solo il satellite, ma l’intero ecosistema che ne permette il controllo e l’utilizzo.

La mutua dipendenza tra i due domini si manifesta su molteplici livelli:

  • Interconnessione delle infrastrutture: telemetria, tracciamento e comando dei satelliti — le funzioni TT&C (Telemetry, Tracking and Command) — dipendono da reti, centri di controllo, stazioni di terra e collegamenti dati. La loro compromissione può degradare o interrompere i servizi spaziali.
  • Dipendenza informativa: i satelliti forniscono dati e servizi essenziali per comunicazioni, navigazione, sincronizzazione temporale, osservazione della Terra e intelligence geospaziale. Le infrastrutture digitali terrestri raccolgono, elaborano e distribuiscono tali dati: la sicurezza delle informazioni e dei sistemi di elaborazione è quindi parte integrante della sicurezza spaziale.
  • Effetti tra domini: un attacco cyber o un’interferenza ai sistemi terrestri può compromettere la disponibilità o l’integrità dei servizi satellitari. Viceversa, la perdita o la manipolazione di un servizio spaziale può avere conseguenze su attività militari, servizi pubblici e infrastrutture civili.

Dalla Space Situational Awareness alla Space Domain Awareness

La Space Situational Awareness (SSA) comprende la raccolta e l’analisi di informazioni sull’ambiente spaziale, inclusi il tracciamento degli oggetti in orbita, la valutazione del rischio di collisione e il monitoraggio del meteo spaziale.

Queste attività sono importanti per la sicurezza delle operazioni e per la gestione del traffico spaziale.

In un contesto di competizione strategica, tuttavia, il decisore ha bisogno anche di valutare minacce, vulnerabilità e possibili effetti operativi: è in questo quadro più ampio che si colloca la Space Domain Awareness (SDA).

La SDA amplia la conoscenza dell’ambiente spaziale integrando informazioni tecniche e operative con dati di intelligence e valutazioni sulle minacce.

L’obiettivo è comprendere non soltanto quali oggetti si trovino in orbita e come si muovano, ma anche quali anomalie o comportamenti possano incidere sulla sicurezza degli assetti e dei servizi.

A seconda delle capacità disponibili, l’analisi può includere dati provenienti da sensori, operatori e fonti commerciali, nonché strumenti informatici di supporto.

In termini operativi, la SDA può contribuire a:

  1. rilevare e caratterizzare oggetti, attività e anomalie;
  2. valutare possibili minacce e vulnerabilità, distinguendo i dati osservati dalle ipotesi sulle intenzioni;
  3. supportare l’attribuzione degli eventi e le decisioni di risposta e gestione della crisi.

Figura 1: Dalla SSA alla SDA: dal monitoraggio dell’ambiente orbitale alla valutazione di minacce, vulnerabilità e possibili effetti operativi.

Vulnerabilità del segmento terrestre e superficie d’attacco cyber

Il segmento terrestre è una delle componenti più esposte dell’ecosistema spaziale. Comprende centri di controllo, stazioni di terra, terminali, reti di telemetria e comando, sistemi informatici, software e servizi digitali utilizzati per gestire le missioni.

A questi elementi si aggiungono fornitori e componenti di terze parti.

Un attacco a una di queste infrastrutture può compromettere la disponibilità, l’integrità o la riservatezza dei servizi satellitari e produrre conseguenze anche a terra.

Le minacce agli assetti e ai servizi spaziali possono assumere forme fisiche, elettromagnetiche, informatiche e ibride. Pur essendo distinte, queste categorie possono combinarsi nello stesso scenario operativo:

  • Minacce fisiche o cinetiche: comprendono azioni dirette a danneggiare o distruggere un satellite. I test antisatellite condotti da Cina nel 2007 e Russia nel 2021 hanno prodotto detriti in orbita, accrescendo i rischi per altri satelliti e per le operazioni spaziali. L’entità del rischio dipende dall’orbita, dalla quantità e dalla persistenza dei detriti.
  • Guerra elettronica e interferenze: tecniche come jamming e spoofing possono disturbare o alterare segnali di comunicazione e navigazione satellitare. Queste attività vanno distinte dagli attacchi informatici, anche se in uno scenario operativo possono essere coordinate.
  • Attacchi cyber: possono colpire account, reti, software, sistemi di comando, terminali e infrastrutture a terra. L’impatto può includere accesso non autorizzato, alterazione di dati o configurazioni, interruzione del servizio e compromissione delle attività di missione.

Fattori di Vulnerabilità Intrinseca

Come evidenziato dal report ENISA Space Threat Landscape e dai framework metodologici SPARTA (Space Attack Research & Tactic Analysis) ed ESA SPACE-SHIELD, la vulnerabilità del settore è accentuata da quattro fattori critici:

  1. Sistemi con lunga vita operativa: le missioni spaziali possono durare molti anni e includere componenti progettati secondo requisiti e tecnologie di generazioni precedenti. L’aggiornamento delle protezioni può essere complesso o limitato.
  2. Componenti e software commerciali: l’impiego di componenti Commercial Off-The-Shelf può ridurre costi e tempi di sviluppo, ma richiede di valutare attentamente vulnerabilità, aggiornamenti e dipendenze tecnologiche.
  3. Catena di fornitura articolata: la presenza di numerosi fornitori e subfornitori può rendere più difficile verificare componenti, software e procedure di sviluppo e manutenzione.
  4. Dipendenza dal segmento terrestre e dai servizi digitali: reti, centri di controllo, terminali e servizi cloud ampliano la superficie da proteggere e collegano operatori spaziali a infrastrutture informatiche più ampie. ENISA evidenzia come i rischi cyber possano interessare l’intero ciclo di vita dei sistemi satellitari, dallo sviluppo e approvvigionamento fino alla gestione operativa e alla dismissione.

Casi Emblematici di Attacco al Segmento Spaziale e Cyber

Viasat KA-SAT, 2022. Il 24 febbraio 2022 un attacco informatico contro la rete satellitare KA-SAT di Viasat compromise numerosi modem e interruppe il servizio per utenti in più Paesi.

In Germania, oltre 5.800 turbine eoliche di Enercon persero la connettività necessaria al monitoraggio remoto, pur continuando a produrre energia.

Il caso dimostrò come un attacco rivolto a infrastrutture e dispositivi del segmento terrestre possa avere effetti transfrontalieri, colpire servizi civili e propagarsi oltre il teatro di crisi originario.

Nel dominio spaziale, l’attribuzione di un evento ostile resta particolarmente complessa.

Un’interferenza, un’anomalia orbitale o un incidente cyber possono derivare da guasti tecnici, errori umani, attività criminali o azioni statali deliberate.

Per questo, la SDA deve essere integrata con intelligence, analisi forense e cooperazione internazionale: attribuire correttamente è essenziale per evitare escalation fondate su informazioni incomplete e per costruire una risposta proporzionata.

La dimensione spaziale nella difesa italiana: COVI, COS e cooperazione interistituzionale

Per affrontare le sfide delle operazioni multidominio, l’Italia ha sviluppato un modello che collega indirizzo politico, pianificazione della Difesa, capacità tecnico-operative e collaborazione con attori civili e industriali.

Il Comando delle Operazioni Spaziali (COS), costituito nel 2020 nell’ambito del Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI), rappresenta un riferimento interforze per lo sviluppo e l’integrazione delle attività spaziali a supporto delle operazioni.

Il COVI è il comando di vertice dell’area operativa interforze e svolge funzioni di pianificazione, coordinamento e direzione di operazioni ed esercitazioni nei cinque domini: terra, mare, cielo, spazio e cyber.

La sicurezza spaziale richiede inoltre il contributo dello Stato Maggiore della Difesa, delle Forze Armate, dell’Agenzia Spaziale Italiana e degli operatori industriali.

La sfida è integrare, secondo le rispettive competenze e regole di condivisione, informazioni provenienti da sensori, operatori e fonti commerciali, insieme a dati operativi e indicatori cyber.

Un quadro informativo affidabile può supportare la valutazione delle anomalie, la gestione delle crisi e la protezione dei servizi essenziali.

La collaborazione tra istituzioni civili e militari è rilevante anche per valorizzare competenze scientifiche e industriali, tutelando al contempo le informazioni sensibili e la sicurezza delle infrastrutture.

Nel gennaio 2024 COVI e ASI – Agenzia Spaziale Italiana – hanno firmato un accordo operativo per la collaborazione nel settore delle operazioni spaziali, in attuazione del precedente accordo quadro sottoscritto nel 2022.

Space Economy e cybersecurity: crescita, dipendenze e sicurezza

La Space Economy amplia la disponibilità di servizi satellitari e dati per utenti pubblici e privati.

La crescita di costellazioni, operatori e servizi commerciali accresce però anche le interdipendenze tra sistemi in orbita, reti terrestri e fornitori digitali.

La cybersecurity deve quindi essere considerata parte della progettazione e della gestione delle missioni: serve a proteggere la disponibilità dei servizi, l’integrità dei dati e la continuità operativa.

I rischi possono interessare satelliti, collegamenti, stazioni di terra, centri di controllo, terminali, software e catene di fornitura.

La crescente rilevanza degli operatori commerciali modifica anche la geopolitica dello spazio.

Comunicazioni, immagini satellitari e capacità di lancio dipendono sempre più da infrastrutture private, spesso transnazionali. Ciò offre maggiore flessibilità e innovazione, ma pone interrogativi sulla continuità del servizio in crisi, sulla giurisdizione applicabile, sulla protezione dei dati e sull’autonomia strategica degli Stati.

I modelli Space-as-a-Service rendono più accessibili dati e servizi spaziali, ma aumentano l’interdipendenza tra operatori pubblici, imprese e fornitori.

La sicurezza deve pertanto essere considerata lungo il ciclo di vita delle missioni, dallo sviluppo e approvvigionamento alla gestione e dismissione.

La Legge 13 giugno 2025, n. 89 ha introdotto un quadro nazionale per le attività spaziali; gli obblighi applicabili ai singoli soggetti dipendono dalla normativa pertinente e dalle funzioni effettivamente svolte.

Il quadrilatero strategico: SDA, Space Economy, Cyber e resilienza

Il rapporto tra Space Domain Awareness, Space Economy, cybersecurity e resilienza dello Stato non è lineare, ma circolare.

La SDA contribuisce a rilevare e valutare eventi nello spazio; la cybersecurity protegge sistemi, reti e dati; la Space Economy sviluppa tecnologie e servizi; la resilienza dello Stato dipende dalla capacità di mantenere operative le funzioni essenziali.

Un degrado significativo di uno di questi elementi può ripercuotersi sugli altri.

  • La SDA contribuisce a proteggere la Space Economy. Il monitoraggio degli oggetti e delle attività in orbita aiuta a valutare rischi di collisione, anomalie e possibili minacce ai servizi satellitari. Integrata con informazioni sulle minacce cyber, la SDA contribuisce a costruire un quadro più completo dei rischi per gli operatori e per gli utenti.
  • La Space Economy può rafforzare le capacità di SDA. Imprese e operatori commerciali possono fornire sensori, dati, servizi e capacità di calcolo utili alle attività di monitoraggio e analisi. La condivisione di tali risorse richiede regole chiare e misure adeguate a proteggere dati, reti e sistemi.
  • La cybersecurity protegge l’ecosistema spaziale. La protezione deve comprendere satelliti, collegamenti, terminali, software, centri di controllo, reti e fornitori. Sicurezza fin dalla progettazione, gestione degli accessi, controllo della supply chain, rilevamento degli incidenti, risposta coordinata e capacità di ripristino costituiscono gli elementi della cyber-resilienza e riducono il rischio di interruzioni o alterazioni dei servizi.
  • La resilienza dello Stato è l’obiettivo strategico. Comunicazioni, navigazione, servizi pubblici e attività economiche dipendono in misura crescente da tecnologie e dati spaziali. Proteggere l’intera filiera — dagli assetti in orbita alle infrastrutture terrestri — contribuisce alla continuità delle funzioni essenziali e alla capacità dello Stato di affrontare le crisi.

Figura 2: Il quadrilatero strategico: SDA, cybersecurity, Space Economy e resilienza dello Stato. Elaborazione dell’autore su fonti pubbliche.

Conclusioni e raccomandazioni strategiche

La crescente dipendenza da servizi e dati spaziali rende la protezione dell’ecosistema spaziale una componente della sicurezza nazionale.

La resilienza non dipende soltanto dalla protezione degli assetti in orbita, ma anche dalla sicurezza delle reti, dei centri di controllo, dei terminali, dei dati e della catena di fornitura.

La cybersecurity è quindi una condizione necessaria per mantenere disponibili e affidabili i servizi spaziali e terrestri connessi.

Per consolidare la postura di sicurezza nazionale nel XXI secolo, si individuano tre linee d’azione prioritarie per il decisore politico-militare:

  • Rafforzare la sicurezza del segmento terrestre e della supply chain. Applicare misure proporzionate al rischio a reti, centri di controllo, terminali, software, componenti e fornitori. Le misure dovrebbero includere gestione degli accessi, aggiornamento e verifica dei componenti, monitoraggio, piani di risposta agli incidenti e procedure di ripristino.
  • Integrare SDA e analisi delle minacce cyber. Favorire la cooperazione tra Difesa, ASI, autorità competenti e industria, definendo modalità sicure per condividere dati e segnalazioni. L’obiettivo è migliorare il quadro informativo e la capacità di valutare anomalie ed eventi, senza esporre informazioni sensibili.
  • Garantire continuità degli investimenti e chiarezza normativa. Sostenere programmi e competenze nel tempo e attuare il quadro nazionale in coerenza con l’evoluzione delle norme europee e degli obblighi cyber applicabili. L’innovazione delle PMI e degli operatori commerciali deve procedere insieme a requisiti di sicurezza verificabili e proporzionati.

La sicurezza spaziale è quindi una responsabilità condivisa tra istituzioni, Forze Armate, agenzie, operatori e industria.

Il quadrilatero SDA–cybersecurity–Space Economy–resilienza mostra che proteggere lo spazio significa tutelare l’intera catena di servizi e infrastrutture da cui dipendono cittadini, imprese e Stato.

 

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