AI e Sicurezza Nazionale: Il Caso xAI di Memphis Diventa un Precedente Storico

DATACENTER GROOK

Sommario

Una recente disputa che ha coinvolto un data center di xAI a Memphis, nel Tennessee, è diventata un banco di prova per capire quanto l’Intelligenza Artificiale sia ormai intrecciata con la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

Secondo Cameron Stanley, Chief Digital and Artificial Intelligence Officer del Dipartimento di Difesa, un eventuale stop imposto da un tribunale alle attività del centro minaccerebbe in modo diretto la capacità del governo statunitense di proteggere la sicurezza nazionale.

La Class Action della NAACP contro Colossus 2

La vicenda nasce ad aprile, quando la NAACP (National Association for the Advancement of Colored People) ha organizzato una class action contro xAI, l’azienda di Elon Musk, sostenendo che il data center noto come Colossus 2 violi il Clean Air Act.

L’impatto ambientale delle 27 turbine in Mississippi

Al centro della contestazione c’è anche un impianto in Mississippi con 27 turbine a gas che alimentano il suddetto data center; secondo la NAACP, tali turbine opererebbero senza i permessi federali richiesti e produrrebbero un livello significativo di inquinamento, con ricadute sanitarie pesanti per le comunità nere del Tennessee e del Mississippi.

Il 15 giugno il governo degli Stati Uniti ha depositato una mozione per spingere il tribunale a respingere il caso. Stanley ha scritto che il data center di Memphis alimenta la capacità di xAI di fornire AI ai propri clienti, incluso il governo federale.

Nella documentazione governativa compare Grok Gov Model, una versione sviluppata appositamente per l’uso istituzionale del modello Grok. Questa tecnologia è integrata nel Maven Smart System, il sistema militare già usato da Stati Uniti e NATO.

Grok viene impiegato in operazioni critiche e Top Secret dal governo USA

Il Dipartimento di Difesa ha firmato accordi con otto grandi aziende di AI, ma Grok figura tra i sistemi ritenuti capaci di supportare operazioni considerate critiche, tra cui figurano missioni classificate Secret e Top Secret.

Stanley sostiene che Grok possieda caratteristiche che altri modelli AI di frontiera non hanno, motivo per cui il governo lo considera essenziale per la sicurezza nazionale.

Il Ruolo in “Operation Epic Fury”

Stanley collega Grok anche a Operation Epic Fury, la campagna di bombardamenti di USA e Israele contro l’Iran iniziata a febbraio.

Nella sua dichiarazione afferma che i sistemi della difesa integrati con Grok avrebbero consentito alle forze statunitensi di colpire 2.000 obiettivi distinti in 96 ore, con un guadagno di efficienza operativa attribuito al Grok Gov Model.

Resta però un punto oscuro: il testo non chiarisce in che modo esatto Grok sia stato usato durante Operation Epic Fury. Il Dipartimento della Difesa non ha voluto commentare e xAI non ha fornito spiegazioni aggiuntive sul funzionamento del modello.

La controversia ha acceso una domanda più ampia: se l’AI viene usata nella guerra, i data center che la alimentano diventano infrastrutture essenziali per la sicurezza nazionale?

L’adozione militare dell’AI è già molto avanzata. Emil Michael, Chief Technology Officer del Pentagono ha dichiarato che l’uso di tale tecnologia all’interno dell’agenzia era aumentato del 1.775% rispetto all’anno precedente.

La strategia “AI-first” del Segretario Pete Hegseth

A gennaio, inoltre, il Segretario della Difesa Pete Hegseth ha affermato che gli Stati Uniti diventeranno presto una forza combattente “AI-first”.

Questa tecnologia, però, non serve soltanto per il combattimento diretto, andando a occuparsi anche di temi e aree al di fuori del campo di battaglia.

Il supporto per quanto concerne compiti di business e data management e non solo, rappresenta l’esempio di altre applicazioni utili tanto in campo bellico quanto al di fuori di esso.

Per i militari, però, il focus principale è posto su applicazioni come sorveglianza, targeting e fuoco automatizzato. Coerentemente con questa strategia, il budget 2026 del Dipartimento di Difesa include fondi destinati esclusivamente ai sistemi autonomi.

Data center AI e sostenibilità

Dall’altra parte della barricata si schiera il fronte ambientale. Abre’ Conner, direttrice per environmental and climate justice della NAACP, ha detto che, in un’epoca in cui gli ultra-ricchi sembrano protetti da alcune istituzioni pubbliche, le industrie inquinanti non devono trarre vantaggio a scapito della salute delle comunità nere.

Il problema dei data center non riguarda solo Memphis.

Il testo sottolinea che queste strutture consumano miliardi di litri di acqua pulita per raffreddare i server, richiedono molta elettricità per funzionare e possono contaminare i quartieri circostanti.

Per questo le comunità vicine contestano spesso i permessi operativi su basi ambientali.

Il commento di Vincent Joralemon sull’intervento del governo

Vincent Joralemon, professore di diritto alla University of California, ha fatto notare che il governo spesso partecipa a contenziosi ambientali, ma qui la sua mossa è insolita: si schiera al fianco di un presunto “inquinatore privato” per far archiviare del tutto una citizen suit.

Joralemon dice che, per quanto ne sappia, è la prima volta che il governo federale interviene in una causa Clean Air Act contro una società privata chiedendo che il caso venga respinto.

Cosa prevede il Clean Air Act per i colossi tecnologici

Il Clean Air Act stabilisce uno standard federale per la quantità accettabile di emissioni di inquinanti atmosferici pericolosi. Progetti grandi come i data center devono ottenere permessi governativi per operare, e questi permessi richiedono la conferma che l’azienda abbia adottato le migliori tecnologie di controllo dell’inquinamento disponibili.

Secondo Joralemon, ci sono molti precedenti per applicare il Clean Air Act e far rispettare i permessi operativi, elementi che probabilmente rafforzano la posizione della NAACP.

Tuttavia, il nuovo argomento della sicurezza nazionale potrebbe influenzare il modo in cui il giudice deciderà sul caso.

Anche se un giudice riconoscesse una violazione, potrebbe esitare a ordinare la chiusura completa del data center se il governo presentasse lo stop come un’interruzione dell’alimentazione a un’AI critica per la difesa.

In quel caso il tribunale potrebbe limitarsi a un rimedio più ristretto o a obblighi di conformità meno drastici. A prescindere dall’esito, secondo Joralemon, entrambe le parti sono pronti ad appelli e ricorsi.

Il difficile rapporto tra esercito e AI

Non mancano i precedenti di contenziosi per certi versi simili. Joralemon cita una sentenza della Corte Suprema risalente al 2008 che ha ritenuto ammissibili le attività sonar della marina nonostante il danno a flora e fauna ittica.

Per lui queste deroghe hanno senso in linea di principio, ma resta diffidente verso tutte le aziende AI che invocano la sicurezza nazionale solo quando torna utile.

D’altro canto, anche il rapporto tra le aziende di settore e l’esercito USA sta vivendo dei mesi ricchi di tensione.

Lo scontro tra il Pentagono e Anthropic su Claude AI

All’inizio dell’anno il Pentagono ha avuto un confronto pubblico con Anthropic dopo che l’azienda ha rifiutato di autorizzare Claude AI per sorveglianza e armi autonome.

In risposta, il Dipartimento di Difesa ha poco dopo dichiarato di aver trasferito due terzi delle proprie attività AI lontano dagli strumenti di Anthropic verso altri modelli.

Poco dopo OpenAI, l’azienda di ChatGPT, ha ottenuto un contratto con il Pentagono.

Il problema dei deepfake e dei contenuti controversi

Michael Horowitz, professore di scienza politica alla University of Pennsylvania, ha spiegato che l’AI governativa può essere usata “dall’ufficio al campo di battaglia”.

In pratica, sostiene, gli impieghi militari spaziano dalla logistica e dalle risorse umane fino al supporto ai comandanti per identificare più rapidamente e con maggiore precisione i potenziali target.

Di fatto, capire qual è il confine tra utilizzo di queste tecnologie in ufficio e come vera e propria arma, risulta molto difficile a priori.

Nel Maven Smart System, gli operatori della difesa consumano quasi 2 miliardi di token al giorno, secondo Stanley.

Il token è l’unità base dell’elaborazione AI: far scrivere a un chatbot una mail di un paragrafo può richiedere circa 400 token, mentre il vibe coding di un app ne richiede molti di più perché è un processo più complesso e più intensivo sul piano computazionale.

Grok, la “creatura” di xAI tra luci e ombre

A questo scenario, già complesso, si aggiunge la natura controversa di Grok. Il modello di xAI adotta, per sua filosofia, minori livelli di protezione rispetto ad altre piattaforme concorrenti.

Se ciò lascia grande libertà di utilizzo agli utenti, la controindicazione è una propensione agli abusi. Grok ha generato un numero incalcolabile di deepfake a carattere sessuale, oltre a essere stato accusato di aver generato contenuti razzisti e antisemiti.

Una direzione direttamente opposta rispetto ad altre piattaforme, che spesso attuano politiche molto rigide per evitare la creazione di contenuti controversi.

Sebbene la versione di Grok utilizzata nel contesto governativo sia diversa rispetto a quella accessibile al mercato consumer, mantiene rispetto a quest’ultima la stessa architettura di base.

Stanley non afferma in modo esplicito che Grok (o un altro modello) sia stato usato per il targeting e il lancio di missili durante Operation Epic Fury.

Tuttavia il testo suggerisce che uno scenario del genere non sia affatto irrealistico e insiste sul fatto che questi sistemi debbano avere guardrail molto rigorosi, perché quando sbagliano le conseguenze possono essere mortali.

L’importanza del controllo umano secondo Michael Horowitz

Horowitz ribadisce che l’uomo deve restare nel circuito decisionale.

Secondo lui non si deve mai arrivare a una condizione in cui è l’AI a decidere sull’uso della forza: quella responsabilità spetta a comandanti e operatori, perché il controllo umano è indispensabile in qualunque sistema di difesa supportato dall’AI.

La linea difensiva del governo si fonda sul legame tra guerra moderna ed energia. Se l’AI è ormai parte del warfighting contemporaneo, allora anche le fonti energetiche che la sostengono diventano strategiche.

Stanley scrive che i data center devono essere considerati uno strumento strategico a lungo termine, essenziale per mantenere il vantaggio tecnologico sugli avversari.

I numeri di Clearview: oltre 2.000 strutture negli USA

Il peso infrastrutturale è enorme. Secondo la società di monitoraggio Clearview, negli Stati Uniti esistono oltre 900 data center operativi e più di 1.200 in fase di costruzione o comunque già pianificati.

Questo fabbisogno cresce perché le aziende del settore devono addestrare e far funzionare modelli sempre più avanzati.

Per il governo USA, di fatto, i data center sono a tutti gli effetti strutture critiche, come rete elettrica, reti mobile e sistemi di raffinazione del petrolio.

Horowitz aggiunge che, se questi sistemi sono davvero indispensabili per la sicurezza nazionale, allora meritano anche una supervisione pubblica.

Il governo americano, almeno fino a questo momento, si è dimostrato prudente nel varare leggi troppo stringenti sull’AI. Questa reticenza, in gran parte, deriva dal ritmo di sviluppo tecnologico della controparte cinese.

In questo quadro, la posta in gioco non è solo il destino del Colossus 2 di xAI o della causa della NAACP, ma il modo in cui Stati Uniti stanno ridefinendo il rapporto tra AI, guerra, infrastrutture e salute pubblica.

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