La partita dei droni nella guerra Russia-Ucraina

Prima ad elica, ora a reazione. Nati per impieghi più tradizionali, come ricognizione e controllo del territorio, oggi sono diventati strumenti cruciali che fanno la differenza. Due le variabili determinanti: le tecnologie di propulsione e le tecnologie di navigazione. L’IA su tutto, ma non solo.

Sommario

Droni Militari e Geopolitica: Come la Tecnologia Senza Pilota Sta Rivoluzionando i Conflitti Moderni

I droni hanno cambiato i modi di condurre le guerre, attraverso un uso differenziato delle loro capacità e delle caratteristiche operative che li distinguono.

È un tema che abbiamo già affrontato di recente (La geopolitica dei droni militari).
Con l’uso dei droni, gli attacchi aerei di precisione sono oggi diventati estremamente economici.

L’Economia e la Flessibilità del Combattimento Moderno

Un drone da 500 dollari pilotato a distanza tramite una telecamera può oggi fare ciò che si richiedeva a un caccia da 50 milioni di dollari con a bordo un essere umano altamente qualificato.
Un secondo aspetto è quello che riguarda il monitoraggio costante.

I droni vegliano costantemente su vaste aree, rendendo difficile muoversi evitando osservazione e controllo da parte delle forze nemiche, sia sul campo di battaglia che oltre.
Infine ciò che ha prevalso con i droni è stata anche la flessibilità d’uso in aria, a terra e in acqua (mare, laghi, fiumi).

I robot senza equipaggio vengono utilizzati per il salvataggio, lo sminamento e ora anche per attaccare le posizioni nemiche e naturalmente vengono utilizzati anche missili per droni e natanti comandati a distanza.
Il settore dei droni in Russia non è storia recente o semplicemente legata al solo conflitto con l’Ucraina.

I primi modelli di droni

In passato, l’Unione Sovietica aveva sviluppato droni pionieristici ad uso tattico già negli anni Settanta, come il Tupolev Tu-141. Il loro impiego operativo contemporaneo da parte della Russia nei conflitti recenti si è intensificato notevolmente a partire dall’invasione dell’Ucraina nel 2022.
I primi droni militari moderni (UAV) impiegati dalle forze militari russe nel conflitto con l’Ucraina, sono comparsi all’inizio di marzo 2022, ovvero dopo appena pochi giorni dall’inizio della guerra.
I primi modelli utilizzati furono l’Orion (meglio noto come Kronstadt Orion, con un’apertura alare di 16,3 metri e una lunghezza di 8 metri, con un peso massimo al decollo di circa 1.150 Kg.) e l’E-95M (meglio noto come Eniks E95M, con una apertura alare di 2,4 metri).

Si trattava pero nel primo caso di droni da ricognizione e nel secondo di aero-bersagli, usati come esche per ingannare la difesa antiaerea ucraina.

L’Evoluzione dei Droni nel Conflitto Russia-Ucraina

Nelle settimane successive furono impiegati in massa i modelli tattici Forpost e i modelli sub-tattici Orlan-10, impiegati principalmente per la ricognizione, la sorveglianza e la guida dell’artiglieria (attività di ISR e Targeting).
Poi scattò l’evoluzione della linea Geran, con il susseguirsi di diversi modelli a partire dai primi 2 che erano ad elica.
Capostipite fu infatti il Geran-1, con motore ad elica ed autonomia di circa 900 km, con una velocità di 185 km/h e un carico utile di 15 kg.

Si trattava di una versione russa dello Shahed-131, il drone d’attacco unidirezionale iraniano con un motore ad elica a benzina.
Seguì il Geran-2, utilizzato sin da settembre 2022, con una autonomia quasi tripla (2.500 km) e 90 kg di carico utile.

Si tratta di una versione modificata derivata dal drone iraniano Shahed-136, con oltre 2.000 unità prodotte al mese nel 2026.
A questi due modelli ad elica si sono aggiunti 3 modelli con motore a reazione.

Il primo fu il Geran-3 nel 2025, derivato dallo Shahed-238, con autonomia 1.000 km e velocità di 350 km/h.

La Russia provò a montare piccoli motori a reazione cinesi sul telaio dello Shahed-136 (in sostanza i modelli del precedente Geran-2),
Questo esperimento fallì, poiché il modello si è rivelò inaffidabile e aprì le porte al successivo Geran-4, un modello con autonomia di 650 km ed una velocità di 500 km/h.

Usato da gennaio 2026, si presenta con un nuovo telaio rispetto al modello precedente, progettato dalla Russia per adattarsi meglio ai motori turbogetto cinesi.
Infine si è aggiunto il Geran-5, con autonomia di 1.000 km e velocità di 600 km/h: un drone a metà strada tra il Karrar iraniano e il Bars ucraino. Usato regolarmente a partire dal 2026.

Progressi del settore nel conflitto Russia-Ucraina

Il primo vero cambio di passo avviene nel 2023, quando i droni a elica vengono sostituiti dai droni a reazione.

L’Iran aveva appena realizzato una versione a reazione del suo drone Shahed, con il modello Shahed-238.

La Russia, dal canto suo, stava già utilizzando le sue versioni a reazione, ricavate dai precedenti modelli Shahed, alimentati precedentemente da motori ad elica, e le produceva localmente.

Una scelta dovuta al fatto che i droni a reazione volano più velocemente, quindi più difficilmente intercettabili, anche se hanno una portata più breve.
Nel 2024 anche l’Ucraina ha iniziato a sviluppare i propri droni missilistici a reazione per sopperire alla mancanza di missili da crociera.
Sul versante dei droni russi, l’accelerazione si è registrata nel 2026, con il successo del Geran-4 alimentato a reazione e rivelatosi di grande efficienza, grazie ad un nuovo telaio progettato per adattarsi meglio ai motori cinesi.

Un ulteriore salto fu quando schierò per la prima volta il drone missilistico Geran-5, con una riprogettazione completa, che sembra tuttavia più simile ai modelli ucraini o al Karrar iraniano.

Si tratta di modelli dal costo di circa 100.000 dollari per ciascuna unità.

La nuova generazione di droni

Questo salto di generazione tecnica dei droni spiega perché lo scontro bellico tra Russia e Ucraina, come testimoniato dalla cronaca, si focalizza quindi sempre di più sul segmento dei droni.

Grazie ai droni, l’Ucraina è oggi in condizione di esercitare una forte pressione su territorio russo, mentre la Russia, solo nell’agosto 2026, ha lanciato ben 2.850 droni a reazione, rispetto ai 350 droni di giugno 2026.
L’Ucraina intercetta oggi fino al 95% dei droni ad elica, ma solo fino al 60% dei droni a reazione e questo è spiegato dal fatto che i suoi droni intercettatori sono più lenti dei droni a reazione e quindi meno efficaci nell’intercettare il velivolo nemico.

Per abbattere i droni a reazione l’Ucraina usa i jet da combattimento, che sono però molto costosi e che possono facilmente essere colpiti dai droni, compresi gli stessi droni intercettori, che possono anche occasionalmente colpirli.

La supply chain dei droni

Ora l’Ucraina è in corsa per produrre in serie droni intercettori a reazione.
Entrambi i paesi dipendono da motori importati: la Russia dai modelli cinesi realizzati da aziende civili, mentre l’Ucraina fa affidamento su alcuni produttori europei. Interessante notare come i piccoli motori a turbogetto sono stati inizialmente realizzati per modellini di aerei e per finalità di ricerca, anche se ora sono sottoposti a controlli di efficienza e modalità d’uso appena poco tempo fa inimmaginabili.

Il loro ruolo è cruciale: una semplice carenza di questi piccoli motori a reazione limita inevitabilmente e per ovvie ragioni il numero di droni missilistici (o intercettori a reazione) che possono essere realizzati.
Oggi la Russia produce oltre 3.000 droni a reazione al mese e oltre 2.000 droni ad elica, in base alla capacità produttiva del momento (settembre 2026).

Sul versante opposto, l’Ucraina produce 200-500 droni a reazione al mese e oltre 5.000 droni ad elica.

La corsa all’armamento dei droni

I droni missilistici possono colpire molto dietro le linee del fronte, ma i droni più utilizzati sul campo di battaglia sono piccoli quadricotteri e FPV.
Gli FPV, droni di prima persona, sono economici (circa 500 dollari) e rappresentano la maggior parte delle vittime sul campo di battaglia.
Sia la Russia che l’Ucraina producono centinaia di migliaia di FPV al mese.
Questo alimenta una competizione per intercettare i droni e quindi per superare questi nuovi metodi di intercettazione. Vediamo quali sono le modalità per intercettare il drone nemico.

  • Jamming del segnale. Il segnale radio di un drone al suo pilota remoto o la sua navigazione satellitare possono essere bloccati con segnale di interferenza, mandando il drone fuori rotta.
  • Droni in fibra ottica. È la risposta alle azioni di disturbo esercitate sul segnale. In questo caso un drone può essere controllato attraverso un sottile cavo in fibra ottica la cui lunghezza può arrivare fino a 50 chilometri. Questo rende il velivolo immune al normale jamming, dal momento che non vengono usati collegamenti con radio o GPS.
  • Navigazione AI. Sono i cosiddetti moduli clip-on con visione AI, che costano circa 100 dollari, e consentono di proseguire il percorso anche dopo un intervento di jamming, grazie ad una scheda che consente di usare in autonomia la telecamera e il proprio calcolo di bordo per continuare a guidare il drone. In sostanza una risposta alle contromisure elettroniche e non un sistema di intercettamento.

Come abbattere i droni?

Neutralizzare un drone Shahed da 50.000 dollari potrebbe costare fino a 4 milioni di dollari e questo spiega perché la maggior preoccupazione dei produttori è quella di realizzare armi di contrasto più economiche su larga scala, alternando soluzioni che si differenziano per modalità e per costo di intervento.

Ecco le soluzioni possibili:

Missili

Un intercettore di difesa aerea tradizionale può essere usato contro un drone allo stesso modo in cui viene lanciato contro un missile nemico; il problema è che il tutto può costare da 100.000 dollari a colpo a oltre 12 milioni di dollari per sistemi avanzati come i missili americani THAAD.

Razzi guidati

I razzi più datati e/o economici sono aggiornati con kit di guida laser, per essere utilizzati con precisione contro i droni e in questo caso il costo è di circa 30.000 dollari per colpo.

Armi da fuoco comuni

Si tratta di azioni di contrasto fatte da soldati con mitragliatrici o fucili militari o con cannoni antiaerei, che vengono usati contro i droni più lenti; si tratta di una soluzione più economica, ma che ha inevitabilmente una portata minima.

Droni intercettori

Si tratta di droni specializzati, più piccoli e veloci, che vengono utilizzati per abbattere il velivolo nemico; sono prodotti in serie dall’Ucraina ad un costo compreso tra i 1.000 e i 2.500 dollari; questa linea di produzione rappresenta forse il caso di avanzamento più concreto dell’ultimo biennio.

Laser e microonde

Si tratta di due approcci diversi. Il primo colpisce un drone alla volta con un fascio concentrato sul singolo obiettivo, mentre le microonde ne disattivano più di uno contemporaneamente anche con un solo impulso elettromagnetico.

Israele ha schierato i primi sistemi di difesa aerea laser nel 2025.

Radar e scanner

Non abbattono il drone, ma servono a rilevarlo (con radar a bassa quota, scanner di radiofrequenze, sensori ottici, a infrarossi e acustici), a classificarlo (un sistema di comando e controllo che valuta i dati dei sensori e stabilisce se il bersaglio è ostile, assegnandolo all’arma più adatta) e a neutralizzarlo (usando la modalità più economica: disturbo o presa di controllo del segnale GPS, laser o microonde, cannoni o droni, infine missili per i bersagli più impegnativi).

Guerra elettronica

Una soluzione che implica ogni possibile azione di disturbo dei segnali e dei dati trasmessi al drone dalla propria centrale di comando, con l’obiettivo di alterare la traiettoria con l’inceppamento, l’alterazione o l’hackeraggio totale delle apparecchiature di bordo.

Sistemi di protezione passiva

Consistono in reti sospese, utilizzate per impigliare le eliche del drone nemico e impedirgli di raggiungere l’obiettivo; vi sono poi gabbie e griglie sui veicoli saldate attorno ai blindati per limitare i danni di un attacco (innanzitutto contro i droni a fibra ottica; infine tetti e coperture rinforzate, protezioni rinforzate che fanno detonare il drone prima che raggiunga l’obiettivo.
Per semplice cronaca, segnaliamo che durante la guerra in Iran, tuttora in corso, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno sparato poco meno di mille missili Patriot in 4 giorni, che corrispondono a circa 18 mesi di produzione.

Parimenti, i droni Interceptor hanno distrutto circa il 70% dei 1.704 droni a lungo raggio abbattuti sull’Ucraina nel gennaio 2026.

Droni navali

Rappresentano una delle ultime novità tra le novità degli armamenti e si sono subito rivelati come letali.

I droni navali ucraini (barche senza equipaggio armate di esplosivi o missili) hanno danneggiato o affondato oltre 10 navi da guerra russe.
Non è un caso se, a causa degli attacchi di droni e missili, la Russia ha spostato parte della sua flotta del Mar Nero dalla Crimea ai porti 300 km più a est.
Anche i droni marini abbattono aerei: un elicottero russo nel dicembre 2024 e poi 2 caccia nel maggio 2025, furono tutti colpiti da missili aria-aria.

Geopolitica

Inevitabile che il tema dei droni si insinuasse nelle dinamiche della geopolitica.

Nel settembre 2025, i jet della NATO hanno abbattuto i droni russi che hanno attraversato la Polonia, con un primo impegno diretto dell’Alleanza contro armi russe.
L’UE da parte sua ha comunicato di voler costruire un “muro di droni”, di sensori e intercettori lungo il suo confine orientale e attraverso il blocco, previsto per la fine del 2027.
Gli Stati Uniti hanno ordinato ad ogni apparato delle proprie unità di essere equipaggiato con droni entro la fine del 2026 e hanno richiesto 74 miliardi di dollari per il 2027 per la produzione di droni e di strumenti e apparecchiature anti-droni.
Oggi 48 paesi dispongono di droni strategici, una cifra ben superiore rispetto agli 8 paesi del 2014 e la spiegazione è semplice: droni e armi a basso costo diventano centrali per i piani di modernizzazione militare a livello globale.
Si stanno scalzando antichi paradigmi e industrie del settore e sistemi decisionali dovranno inevitabilmente fare i conti con il nuovo scenario.

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