I rischi della dipendenza tecnologica europea
In Unione Europea ci si è accorti finalmente che la normativa non è sufficiente a delimitare lo strapotere di quelli che chiamo i “Sultani del digitale”, cioè le Big Tech che da tempo detengono perimetri illimitati di potere sui nostri dati.
Faccio riferimento alla notizia di questi giorni, cioè al “pacchetto” di misure adottato dalla Commissione europea per rafforzare l’autonomia digitale dell’UE. Infatti, come precisato dalle fonti ufficiali, l’Unione europea conta attualmente su paesi terzi per oltre l’80 % dei principali prodotti, servizi, infrastrutture e proprietà intellettuale digitali.
Tutto questo in estrema sintesi si traduce in perdita di sovranità sui dati dei cittadini e delle imprese e gravi, potenziali rischi per la sicurezza nazionale, con possibili ricatti geopolitici. E finalmente sembra esserci reale consapevolezza sul fatto che “ridurre tale dipendenza è essenziale per la forza economica, la sicurezza e la competitività a lungo termine dell’Europa”.
Su questi delicati aspetti nel mainstream nazionale sembra esserci adesso condivisione generale e scrosciano applausi. E non posso non notare che al momento il nostro governo poco effettivamente ha fatto in modo concreto su questo tema di cui tutti recentemente (stra-)parlano.
Il ruolo del governo italiano e l’ipocrisia dei “Guru del Digitale”
Ma coloro che oggi applaudono il pacchetto europeo sulla sovranità digitale e bacchettano (giustamente) il governo italiano perché poco ha concretizzato sino a oggi sul punto, dove erano quando da solo (o quasi) in Italia sottolineavo i pericoli della nomina (gratuita) del Vice di Bezos come Commissario Straordinario per l’Agenda Digitale?
Allora erano tutti scodinzolanti a benedire questa grande “opportunità” di consegnare altre fette di mercato alle Big Tech. E oggi quegli stessi storyteller del “digitale facile” sono invece prontissimi a puntare il dito contro la schiavitù attuale del nostro Paese, che è conseguenza ovviamente di scelte (sbagliate) di allora.
Benissimo la attuale (e un po’ tardiva) proposta della Commissione UE sulla sovranità tecnologica perché finalmente si prova a rafforzare l’autonomia e la resilienza dell’Europa in questo ambito, ma magari un po’ di autocritica da parte dei tanti campioni di allora e i “Guru del Belpaese digitale” di oggi non guasterebbe. La sovranità tecnologica non si improvvisa e non si realizza con conversioni tardive.






















