Essendo ormai l’agire umano tutto proiettato nel digitale, anche le istituzioni di tutto il mondo cercano di adeguarsi alle minacce del crimine informatico con strumenti sempre più sofisticati.
Emblematici sono i recenti casi della Malesia e della Cina, che stanno affrontando le sfide della sicurezza cibernetica attraverso percorsi differenti.
Malesia: dal Computer Crimes Act al nuovo Cybercrimes Bill 2026
In Malesia il Computer Crimes Act del 1997 è stato sostituito dal Cybercrimes Bill 2026.
Si tratta di una vera e propria riforma che amplia notevolmente i poteri delle autorità per contrastare frodi online, impersonificazione digitale e abusi legati all’AI, prevedendo anche la possibilità di perseguire soggetti operanti fuori dal territorio nazionale.
Tale riforma si è resa necessaria in considerazione del fatto che si registrava un allarmante aumento delle truffe online, che nel solo primo semestre del 2026 hanno superato i numeri dell’intero anno precedente.
Cina: l’Intelligenza Artificiale per scovare il crimine nel Dark Web
In Cina, ricercatori legati alla polizia cinese hanno sviluppato un sistema basato sull’intelligenza artificiale in grado di automatizzare l’accesso, la raccolta e la classificazione di contenuti illegali nel dark web in lingua cinese.
E’ questo uno strumento che consente di penetrare in ambienti complessi e spesso inaccessibili ai tradizionali strumenti investigativi, focalizzati prevalentemente sulle comunità anglofone.
L’AI permette, infatti, di ridurre drasticamente il lavoro manuale necessario per analizzare grandi quantità di dati, sollevano, tuttavia, interrogativi sull’accuratezza e sulla proporzionalità dell’analisi automatizzata.
Il futuro delle indagini cyber: efficienza vs sorveglianza
Ecco perché diventa fondamentale che il sistema sia capace di distinguere correttamente tra linguaggio criminale, discussioni informative e falsi annunci, evitando falsi positivi e garantendo la verifica umana delle prove raccolte.
Si tratta di iniziative, quella malese e cinese, in cui converge l’idea che le tecniche tradizionali non siano più sufficienti per contrastare le frodi automatizzate e le piattaforme anonime.
E’ evidente, tuttavia, che l’efficienza investigativa sia supportata da controlli giudiziari, limiti di finalità e verifiche sull’accuratezza dei sistemi di analisi.
L’uso operativo dell’intelligenza artificiale e le nuove basi giuridiche dell’indagine, senza adeguate garanzie, rischiano di trasformarsi in strumenti di sorveglianza indiscriminata, minando i diritti fondamentali e la libertà d’espressione.






















