Attacchi Ransomware nel 2026: Ricavi in Crescita del 39 %

Attacchi ransomware

Sommario

Gli attacchi ransomware sembrano destinati a confermarsi come una priorità assoluta per chi si occupa di cybersecurity.

Secondo un recente studio di Rapid7 che prende in esame il primo trimestre del 2026, i gruppi di cybercriminali che operano in questo settore hanno ottenuto un aumento dei ricavi del 39% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il rapporto redatto da una società specializzata in cybersecurity ha dimostrato un ammontare complessivo relativo a mitigazione, perdite operative, risarcimenti e spese legali, che ha raggiunto 529,2 milioni di dollari nei soli primi quattro mesi dell’anno.

Oltre a tali numeri, l’indagine ha fatto emergere quali sono gli attori predominanti in questa nicchia del cybercrimine. Nello specifico, collettivi come Qilin e Gentleman sembrano essere tra i più attivi.

Il primo, dati alla mano, avrebbe generato circa 193 milioni di dollari tra luglio 2025 e marzo 2026, mentre Gentleman ha accumulato un fatturato stimato di 52 milioni di dollari nello stesso arco temporale.

Per ottenere queste informazioni, Rapid7 ha lavorato sulla propria telemetria di ricerca, monitorando in modo continuativo l’operato delle principali organizzazioni legate ai ransomware a livello globale.

Perché secondo Rapid7 gli attacchi ransomware sono in crescita?

Uno dei fattori chiave alla base di questa crescita considerevole è l’ascesa degli initial access broker, figure specializzate nel compromettere le infrastrutture delle vittime e rivendere l’accesso ottenuto su marketplace del dark web.

Come sottolinea Rapid7 in una nota condivisa con il sito di TechRadar Pro, questo fenomeno ha trasformato il crimine informatico da attività tecnicamente specializzata in un vero e proprio mercato sotterraneo con dinamiche per certi versi non troppo dissimile dalle imprese tradizionali.

In questo contesto, accesso alle reti, strumenti offensivi e servizi di attacco completi sono oggi disponibili a chiunque possieda un budget adeguato. Qui, gruppi organizzati o cybercriminali indipendenti possono letteralmente “fare shopping” online, sia per acquistare strumenti di intrusione che pacchetti di dati già esfiltrati e preparati alla rivendita.

Per comprendere l’enorme giro d’affari, Rapid7 ha paragonato il settore ransomware al FTSE 350, ovvero un indice azionario britannico che include le 350 più grandi società quotate alla London Stock Exchange.

Thom Langford, CTO EMEA di Rapid7, ha dichiarato che queste organizzazioni stanno dimostrando in modo evidente come il ransomware possa funzionare come un’impresa criminale di successo, risultando in alcuni casi più funzionali e redditizie della maggior parte di aziende legittime.

Eliminare un singolo gruppo, un server o un componente infrastrutturale di rado è sufficiente a compromettere l’operatività complessiva, poiché l’ecosistema è progettato per continuare a funzionare anche in presenza di danni.

Proprio questa resilienza è l’ostacolo maggiore rispetto alle misure di contrasto di aziende specializzate e delle forze dell’ordine.

Come contrastare efficacemente gli attacchi ransomware

Per Rapid7, contrastare in modo efficace i ransomware è possibile, a patto che aziende e organizzazioni agiscano conoscendo i rischi.

Le priorità, in tal senso, dovrebbero essere l’identificazione e la riduzione continua delle superfici di attacco esposte, con un particolare focus su aspetti come configurazioni errate e potenziali vulnerabilità hardware e software.

Inoltre, i team di sicurezza dovrebbero affidarsi maggiormente all’intelligence sulle minacce in modo più proattivo per mappare i modelli di comportamento dei cybercriminali e gli strumenti a cui gli stessi si affidano.

A ciò va aggiunta l’implementazione di controlli di identità più rigorosi, l’applicazione delle regole del minimo privilegio e il monitoraggio dei primi indicatori di rivendita o l’uso improprio delle credenziali negli ecosistemi clandestini.

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