Il 25 giugno è stato presentato ufficialmente alla Camera dei Deputati il Polo Italiano per il Cyber e lo Spazio (PiCS).
Si tratta di una realtà che è frutto dell’accordo tra la Fondazione AISES-SPES Academy e il CNR e che non si pone esclusivamente come progetto di ricerca, bensì come vera e propria necessità per la nostra sovranità tecnologica e sicurezza nazionale.
I dati economici dimostrano chiaramente come spazio e cyberspazio non siano mondi separati, ma facce della stessa medaglia. La Space Economy globale viaggia verso i 1.000 miliardi di euro entro il 2030, con l’Italia al settimo posto mondiale per investimenti in rapporto al PIL.
Parallelamente, il mercato della cybersicurezza in Italia ha toccato i 2,78 miliardi di euro, trainato soprattutto dagli investimenti della Pubblica Amministrazione.
La questione è essenzialmente geopolitica e strategica. Gran parte delle infrastrutture critiche europee, dai servizi cloud ai dati satellitari, oggi dipende ancora da fornitori e piattaforme extra-UE.
L’unico modo per ridurre questa dipendenza dall’estero e garantire la nostra autonomia è quella di sviluppare tecnologie “dual use”, capaci cioè di servire sia il settore civile che quello della difesa.
Il Polo avrà il compito, affascinante quanto arduo, di unire università, istituzioni e imprese attraverso tre fasi concrete.
In un primo momento occorrerà partire dall’analisi dei bisogni reali e dalla definizione dei casi d’uso, successivamente si passerà a mappare le competenze creando team misti tra scienziati e industriali, il tutto dovrà portare, come ultima tappa, alla realizzazione di progetti pilota e validazioni misurabili.
E’ evidente che se vogliamo proteggere i nostri asset strategici e competere a livello globale, l’unica via è quella di mettere a sistema le eccellenze che già abbiamo.





















