NGCM: Il Nuovo Missile Anti-Drone dell’Esercito USA per Colpire fino a 25 km
Il progetto, denominato Next Generation C-sUAS Missile, o NGCM, nasce mentre gli USA e altri Paesi investono in tecnologie come laser, microonde e ulteriori sistemi destinati a ridurre la dipendenza dai più classici intercettori cinetici, come missili e cannoni, costosi e disponibili in quantità limitate.
La crescente attenzione verso queste tecnologie è confermata anche dal piano dell’U.S. Army di acquistare almeno 400 milioni di dollari in sistemi laser anti-drone prodotti da AeroVironment.
Il segretario dell’esercito americano Dan Driscoll ha descritto la situazione con parole chiare.
Lo stesso ha spiegato come la proliferazione dei droni ha cambiato in modo molto rapido la guerra, tanto che le istituzioni non sono riuscite a muoversi altrettanto rapidamente.
Secondo Driscoll, quindi, la risposta non può dipendere soltanto dai programmi tradizionali, ma richiede una collaborazione più stretta tra gli Stati Uniti e i paesi alleati.
Il missile NGCM potrebbe arrivare colpire droni a oltre 25 chilometri di distanza
Nel documento Sources Sought pubblicato dall’esercito USA sul portale federale per gli appalti SAM.gov, il servizio descrive NGCM come un missile a risposta rapida e a raggio esteso.
Le Caratteristiche Tecniche del Missile NGCM
Secondo quanto trapelato, la capacità minima richiesta prevede l’intercettazione di un drone a 6 chilometri di altitudine e a una distanza superiore a 16 chilometri.
L’obiettivo finale è però ancora più ambizioso: si parla di arrivare a colpire velivoli senza pilota a 8 chilometri di quota e oltre 25 chilometri di distanza.
La guida dovrebbe essere affidata a un radar seeker, cioè a un sensore radar per l’homing del missile.
Il tutto mantenendo comunque la compatibilità con l’architettura già disponibile.
Integrazione con il Coyote Launch System
L’esercito vuole infatti integrare NGCM nel Coyote Launch System per ottenere anche un lancio più rapido e un tempo di raggiungimento del bersaglio inferiore rispetto agli effettori attuali.
Il missile dovrà lasciare la rampa in meno di cinque secondi dal comando impartito dall’operatore e funzionare con il Coyote Launcher richiedendo modifiche minime o, possibilmente, nessuna modifica.
L’importanza della rapidità e dell’integrazione era già stata sottolineata dal maggiore generale Sean A. Gainey, ex direttore del Joint Counter-Small Unmanned Aircraft Systems Office “Dobbiamo riuscire a stare al passo con una minaccia in continua evoluzione”, ha dichiarato Gainey, spiegando che l’esercito deve puntare sulla prototipazione rapida e sui programmi di acquisizione intermedi per introdurre con più celerità nuove tecnologie.
Il generale aveva indicato come obiettivo anche una piena interoperabilità tra i sistemi e un’architettura aperta, così da integrare velocemente i diversi componenti nel sistema di comando e controllo.
La compatibilità dovrà estendersi anche ai radar e agli altri elementi della rete di difesa aerea già utilizzati dall’esercito.
Tra i sistemi citati figurano Sentinel A3 e Sentinel A4, LTAMDS e TPQ-53.
La richiesta lascia spazio a una combinazione di capacità radar, guerra elettronica, sensori elettro-ottici con infrarossi, così da individuare, seguire, identificare e sconfiggere i droni in condizioni operative diverse.
La differenza tra configurazione fissa e mobile
Rispetto al sistema di lancio legato ai missili NGCM si parla di due distinte configurazioni.
Configurazione Fissa vs Mobile e Bersagli
La variante per siti fissi dovrebbe impiegare una combinazione di sensori e sistemi di difesa, mentre quella mobile sarebbe installata su veicoli tattici, con la possibilità di operare sia da ferma che durante il movimento.
L’obiettivo resta comunque di mantenere una base tecnologica comune tra le due versioni, aspetto che ne faciliterebbe anche eventuali condivisi aggiornamenti in futuro.
Secondo la classificazione UAV del Dipartimento di difesa USA, i NGCM dovrebbero affrontare bersagli di categoria 2 e 3.
Nel primo caso si parla di droni con peso massimo al decollo compreso tra 21 e 55 libbre, (circa 9,5 – 25 chilogrammi) che operano normalmente sotto i 3.500 piedi (circa 1.067 metri) e volano a meno di 250 nodi, equivalenti a circa 463 chilometri orari.
Il gruppo 3 include invece droni o velivoli più grandi, con un peso massimo di circa 599 chili.
Il piano di sviluppo per i missili NGCM e la questione costi
Nei piani dell’esercito USA vi è quello di sperimentare sul campo il primo prototipo entro la fine dell’anno fiscale 2027, dunque prima del 30 settembre 2027.
Se il percorso di sviluppo si rivelerà efficace, si stima che entro l’inizio del 2028 saranno già disponibili 50 missili pronti alla definitiva valutazione operativa.
In caso di test a buon fine, l’esercito è pronto ad acquistare almeno 5.000 unità, per un prezzo che dovrebbe aggirarsi intorno ai 150.000 dollari a missile.
Una cifra di questo tipo, di fatto, risulta molto bassa per gli standard bellici: basti pensare che un intercettore Patriot può costare fino a 4 milioni di dollari.
Nonostante i NGCM abbiano un prezzo contenuto, restano comunque più costosi rispetto a buona parte dei droni offensivi oggi disponibili.
Uno Shahed-136 iraniano, per esempio, costa circa 35.000 dollari.
Questo squilibrio rende gli NGCM tutt’altro che una soluzione definitiva, con i sistemi laster anti-drone che appaiono, sul lungo periodo, l’unica vera risposta sostenibile.
I missili conservano tuttavia un vantaggio importante: possono continuare a operare con condizioni meteorologiche avverse che ostacolano o degradano il funzionamento dei fasci laser.






















