Pillole Cyber. La sfida europea alla tutela dei minori online

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La Commissione europea ha deciso di premere sull’acceleratore presentando un’applicazione dedicata esclusivamente alla verifica dell’età degli utenti. L’obiettivo dichiarato dalla vicepresidente Henna Virkkunen è quello di impedire l’accesso dei bambini a contenuti inadatti o piattaforme non autorizzate evitando che basti una semplice data di nascita falsa per aggirare i controlli.
Il sistema si basa su un modello tecnico comune che ricorda il funzionamento del certificato verde utilizzato durante la pandemia. L’utente dimostra la propria identità solo al momento dell’installazione ma l’applicazione non condivide altri dati sensibili con i siti visitati garantendo così un equilibrio tra protezione e riservatezza. Gli Stati membri dovranno ora personalizzare questo strumento o integrarlo nei futuri portafogli digitali entro la fine dell’anno.
Bruxelles non ha risparmiato critiche a Meta sottolineando come Instagram e Facebook stiano facendo troppo poco per rispettare il Digital Services Act. Secondo i dati della Commissione circa il 12% dei bambini europei sotto i 13 anni utilizza questi social esponendosi a rischi come il cyberbullismo e l’adescamento. La posizione dell’Unione è netta perché se da un lato il controllo dei genitori è utile dall’altro le piattaforme non possono più scaricare le proprie responsabilità esclusivamente sulle famiglie.
Nonostante l’entusiasmo istituzionale restano dubbi sulla reale efficacia del sistema visto che alcuni test hanno già dimostrato come il software possa essere aggirato in pochi minuti. La Commissione ammette che nessuna soluzione tecnologica è infallibile ma ribadisce l’importanza di fissare standard certi e sanzioni severe per chi non si adegua.

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