Diritto&Bit GDPR, 10 anni dopo: tutto da rifare oppure le nostre identità digitali meritano solo una maggiore consapevolezza da parte nostra?

GDPR e tutela delle identità digitali nella società europea digitale

Sommario

La datificazione delle nostre identità, dei nostri domicili e documenti è ormai opera compiuta.

È notizia riportata dalla stampa nazionale in questi giorni che dal prossimo 3 agosto le carte di identità tradizionali non saranno più valide. Questa scadenza ratifica il declino giuridico della carta, pur se sono in realtà diversi anni che il Codice dell’amministrazione digitale (ndr. si fa riferimento al decreto legislativo 82/2005) prevede il superamento dell’originale analogico in favore del documento informatico.

La fonte di questa definitiva sostituzione è in questo caso, però, europea. Infatti, la cessazione della validità delle carte d’identità cartacee deriva dal Regolamento (UE) 2019/1157 del 20 giugno 2019 che impone agli Stati membri di eliminare progressivamente le carte d’identità non conformi ai nuovi standard di sicurezza e stabilisce che tutte le carte non conformi cessino di essere valide alla loro scadenza naturale o comunque entro il 3 agosto 2026, se la scadenza dovesse risultare successiva. Tutto questo è stato inoltre ratificato nelle Circolari del Ministero dell’Interno n. 76/2025 e n. 8/2026.

Questo passaggio epocale ci permette di comprendere che, se noi siamo ormai definitivamente digitalizzati, i nostri dati (a maggior ragione quelli più intimi e personali) hanno un valore immenso e devono, quindi, essere custoditi con cura nella loro necessaria circolazione. Perché con i nostri dati ormai partecipiamo quotidianamente in ecosistemi sociali e, se poi questi dati vengono manipolati o ci vengono sottratti, i rischi sono per noi elevatissimi.

A metterci al riparo da questi rischi è il GDPR (Reg. UE 679/2016 sulla protezione dei dati personali e sulla loro libera circolazione in ambienti controllati) che da 10 anni in modo lungimirante ci guida alla prudenza e all’attenzione nel gestire i dati che ci riguardano. 

Tale fondamentale normativa UE prevede, intatti, l’implementazione di misure organizzative che in modo elastico si adattino al contesto digitale, il quale e può accoglierci o in un ordinamento di tutele democratiche o nella peggiore delle dittature. Una o l’altra opzione dipende da noi, dalla nostra consapevolezza e dai modelli di organizzazione che sceglieremo e a cui ci adatteremo.

E le intelligenze artificiali amplificano ovviamente questi problemi.

Dopo 10 anni di attività il GDPR è ancora attuale perché si tratta di una legislazione astratta, sistematica e quindi adatta a guardare verso il futuro. 

Sta a noi, però, comprenderlo, senza richiedere ogni giorno nuove norme al passaggio di una innovativa tecnologia.

Ne discuteremo il 25 maggio durante un webinar da me moderato che andrà in streaming alle ore 15:30 su DIGEAT TV. Parteciperanno al dibattito il Dott. Stefano Marzocchi, DPO Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), la Dott.ssa Shara Monteleone, Legal Officer presso l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali e l’Avv. Sarah Ungaro, Avvocato del Foro di Lecce, esperta in diritto dell’informatica e privacy, Senior Partner di Studio Legale Lisi, Vicepresidente ANORC Professioni.

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