FIFA 2026: Quali rischi di attacchi cyber ai mondiali di USA e Messico?

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Le agenzie di sicurezza statunitensi sono allarmate dal rischio che hacker, finanziati da stati nemici o gruppi criminali organizzati, puntino al Mondiale di calcio FIFA di questa estate.

Per guadagnare visibilità o contestare la politica estera americana, queste entità informatiche potrebbero sabotare trasmissioni televisive, piattaforme di vendita biglietti, reti di trasporti pubblici o impianti di trattamento idrico, proprio mentre milioni di tifosi convergono per il più grande evento sportivo del pianeta.

A Filadelfia, le autorità locali hanno simulato operazioni sul campo per affinare la sinergia tra enti incaricati di monitorare potenziali pericoli. A Seattle, funzionari federali, statali e municipali hanno testato protocolli contro disordini durante le partite. Diverse decine di organizzazioni dedicate alle infrastrutture critiche collaborano per blindare lo stadio MetLife del New Jersey, teatro della finalissima del 19 luglio. Un contesto di tale importanza da essere l’obiettivo ideale per qualunque hacker in cerca di visibilità.

Secondo Colin Ahern, responsabile della sicurezza e intelligence dello Stato di New York, la sorveglianza dovrà essere ovunque e coordinata alla perfezione, ancora in modo più minuzioso a partire dal prossimo 11 giugno, quando il torneo prenderà il via.

Difendere le partite da attacchi digitali impone una stretta collaborazione tra forze dell’ordine, servizi segreti e aziende private di cybersecurity negli Stati Uniti, in Messico e in Canada. Vista l’ampiezza delle minacce possibili, è difficile bloccare eventuali hacker.

I precedenti di attacchi hacker durante eventi sportivi

Già nel Mondiale del 2022 in Qatar, un gruppo hacker considerato vicino al governo cinese avrebbe violato le reti di un grande operatore di telecomunicazioni, installando malware capace di interrompere le dirette televisive delle gare. 

Qualcosa di simile è avvenuto negli scorsi mesi in Italia, con le autorità che hanno sventato diversi assalti informatici attribuiti presumibilmente a cellule russe. Le operazioni, mosse contro gli uffici del Ministero degli Esteri, sono avvenute durante il periodo delle Olimpiadi invernali.

Il contesto odierno, con il conflitto in Iran, non lascia presagire nulla di buono. Esperti di cybersecurity prevedono rischi collegati alle branche militari o di intelligence iraniane. Secondo Ahern, inoltre, potrebbe esservi un appoggio più o meno attivo da parte della Russia alle operazioni coordinate da Teheran.

Non solo: i pericoli potrebbero anche arrivare da gruppi non connessi a dinamiche geopolitiche. Non mancano collettivi di cybercriminali interessati a sfruttare la situazione per campagne ransomware.

I numeri impressionanti del piano di difesa

Negli Stati Uniti, professionisti della sicurezza federali, statali e locali rinforzano le difese digitali nelle metropoli che ospiteranno 78 delle 104 partite del Mondiale, con le restanti distribuite tra i già citati Messico e Canada. Coinvolte divisioni della Casa Bianca, dell’FBI, dell’Esercito e del Dipartimento per la Sicurezza Interna, al fianco di comandi cyber statali e polizie municipali.

A coordinare il tutto opera il Gruppo di Lavoro della Casa Bianca sul Mondiale FIFA, creato l’anno scorso dal presidente Donald Trump. Il direttore esecutivo Andrew Giuliani ha sottolineato la stretta collaborazione con la CISA, l’agenzia federale di punta per la difesa cibernetica, incaricata di schermare reti americane, da ospedali a reti elettriche e depuratori d’acqua da attacchi hacker. Per Giuliani, lo scambio di dati in tempo reale tra le varie entità statali sarà fondamentale per proteggere gli stadi e altre strutture critiche nei paesi ospitanti.

Dall’inizio del 2025, il personale CISA ha realizzato oltre 1.000 iniziative (incontri, simulazioni, valutazioni di sicurezza e sessioni formative) dedicate esclusivamente al Mondiale.

Molte iniziative puntano a irrobustire l’architettura digitale al servizio delle partite, ma un ramo meno visibile della CISA si occupa anche di proteggere grandi eventi da pericoli fisici non cibernetici, come ordigni, aggressori armati o veicoli fuori controllo.

La Cisa ha portato a termine ispezioni fisiche e cyber su quasi tutti gli stadi delle partite, oltre ai campi base delle 48 squadre nazionali per il torneo di quattro settimane. A gennaio, l’agenzia ha coordinato esercitazioni di sicurezza in sei città ospitanti, ciascuna focalizzata su specifici tipi di rischi.

A Seattle, oltre 400 partecipanti si sono radunati presso lo stadio Lumen Field per una simulazione su vasta scala con rappresentanti federali, statali e locali, mirata a garantire la sicurezza il giorno delle gare.

A Kansas City, le autorità hanno provato scenari di maltempo estremo con potenziali vittime di massa, enfatizzando il potenziamento delle comunicazioni tra soccorritori. Al Lincoln Financial Field di Filadelfia, più di 700 persone hanno testato le procedure di sicurezza dello stadio.

Questione droni

Parallelamente, l’FBI conduce quelle che definisce come “valutazioni continue delle minacce per lo scambio di intelligence”, inclusi piani contro droni non autorizzati, che potrebbero essere armati o impiegati per operazioni di spionaggio.

Il brigadiere generale Matt Ross, capo della Joint Interagency Task Force 401 dell’Esercito USA, ha riferito a marzo di aver visitato il centro addestramento anti-droni dell’FBI in Alabama, dove le polizie statali imparano a impiegare jammer e altri sistemi per contrastare questi dispositivi in cui l’Iran è sicuramente all’avanguardia. Il tutto, ovviamente, per misure pratiche che saranno poi adottate durante le singole partite.

Sul piano statale, polizie, squadre cyber offensive e gruppi infrastrutturali radunano specialisti per risolvere ogni dettaglio della sicurezza mondiale, creando sinergie che coprono vari ambiti della sicurezza.

Mike Geraghty, Chief information security officer del New Jersey, è stato posto alla guida del New York/New Jersey Cyber Infrastructure Working Group per il Mondiale. Blindare lo stadio MetLife per la finale richiede il raccordo tra circa 70 enti, tra agenzie di trasporti di New York e New Jersey, dipartimenti di polizia per la vigilanza fisica, e gestori di acquedotti ed elettricità.

Secondo Geraghty, l’obiettivo è quello di rendere la finalissima, evento che sarà seguito da circa 4 miliardi di persone, una manifestazione senza il benché minimo disguido. Per raggiungere questo scopo, il team creato dall’esperto ha allineato sforzi con autorità canadesi e messicane, ospitanti decine di gare in grandi centri urbani.

Ovviamente anche gli altri paesi coinvolti non vogliono dimostrarsi meno efficienti, con il Messico che è pronto a schierare 100.000 membri delle forze di sicurezza per rendere gli stadi e le città ospitanti più sicure.

Lo shutdown del Dipartimento per la Sicurezza Interna preoccupa.

Nonostante l’organizzazione in vista dei prossimi Mondiali di calcio sembri inattaccabile, in realtà il piano americano sembra avere un unico grande punto debole.

Lo shutdown del Dipartimento per la Sicurezza Interna, che include agenzie chiave come CISA, Federal Emergency Management Agency e Transportation Security Administration. Costituisce una condizione in cui gli esperti di sicurezza sembrano destinati a non operare in condizioni ottimali.

L’attuale direttore facente funzioni della CISA, Nick Andersen, ha rivelato che il 40% del personale dell’Ufficio Prevenzione Attentati è in congedo forzato, ritardando addestramenti alle città del Mondiale su rilevamento e neutralizzazione di esplosivi. Lo scorso mese, testimoniando alla Commissione Sicurezza Interna della Camera, Andersen ha spiegato che lo shutdown, iniziato a metà febbraio, ha tagliato il numero di esercitazioni, sia fisiche che nel contesto cyber.

A ciò si aggiunge una difficoltà nello sblocco dei fondi utili per la protezione dell’evento. La Federal Emergency Management Agency (FEMA) gestisce 625 milioni di dollari in sovvenzioni federali alle città USA per sicurezza e prontezza Mondiale, iniziando a erogarle il 18 marzo. L’agenzia ha confermato che i fondi non sono bloccati, ma il processo di assegnazione sembra essere ostacolato dalla mancanza di stanziamenti del Department of Homeland Security (DHS).

Sebbene parte del personale abbia già ricevuto gli arretrati a fine marzo, grazie a un ordine esecutivo di Trump, centinaia di ufficiali hanno rassegnato dimissioni, creando disagi negli aeroporti, su treni e altri trasporti di massa.

Nonostante settimane di trattative, democratici e repubblicani non hanno chiuso un accordo per sbloccare i fondi DHS. Alla fine di marzo, Senato e Camera hanno approvato distinti progetti per riattivare sezioni del Dipartimento, ma nessuno ha ottenuto il consenso bicamerale, prolungando lo shutdown a tempo indeterminato.

Secondo Giuliani, lo sblocco dei fondi sarà fondamentale per mantenere pienamente funzionante una struttura che, sebbene enorme, è più che necessaria per rendere questo evento sportivo il più sicuro possibile.

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