Quando l’IA mette tutte e tutti d’accordo forse il problema è proprio qui.
Ho letto la petizione “We Must Act Now”, sottoscritta da docenti universitari, professionisti, premi Nobel e dirigenti di Anthropic, Google e OpenAI.
Si tratta di una dichiarazione molto sintetica: un po’ allarmata ma non troppo, severa ma misurata, corretta e volutamente generica sulle azioni da intraprendere. Si prende atto di una possibile rivoluzione e si invita tutti a rimboccarsi le maniche.
Difficile non condividerla.
Ed è forse proprio questo il punto.
Leggendola ho avuto l’impressione di un testo scritto con un prompt molto preciso: “redigi una dichiarazione sull’IA che possa essere firmata da personalità autorevoli e molto diverse tra loro, senza infastidire nessuno“.
Se questo era l’obiettivo di fondo della petizione, allora il risultato raggiunto è senz’altro eccellente.
Non so però quanto sia utile oggi.
Il dibattito sui sistemi di intelligenza artificiale va avanti da anni. Di parole, appelli e dichiarazioni di principio ne abbiamo ormai in abbondanza.
Ciò che continua a mancare sono le azioni concrete, le competenze diffuse, la formazione seria e la capacità di tradurre i principi in responsabilità chiare, modelli organizzativi e contrattuali, procedure e controlli.
Nel frattempo, mentre si parla moltissimo di IA e la si utilizza ovunque, spesso in modo goffo e inconsapevole, alcune scelte regolatorie sui sistemi più a rischio vengono rinviate o attenuate. E non credo sia un buon segnale.
Dovrebbe essere questo, invece, il tempo della consapevolezza critica, della formazione qualificata e della responsabilità professionale.
Servirebbero comunità vive e interdisciplinari capaci di approfondire e governare l’innovazione senza slogan, senza sudditanze tecnologiche e senza nostalgie antistoriche.
È per questo che è nato il progetto editoriale DIGEAT.
Ed è per questo che stiamo organizzando la seconda edizione del DIGEATFestival (Lecce, 5-8 novembre 2026), intitolata “Io, Umano. Giorni di un futuro passato”.
Non sarà una manifestazione per celebrare l’IA. Né per demonizzarla.
Sarà semplicemente un luogo di confronto serio su norme, modelli, tecniche, responsabilità e professioni. In altre parole, sulla nostra condizione umana dentro la grande trasformazione digitale.
Perché la vera domanda non è più se l’IA cambierà il mondo. La vera domanda oggi è e dovrebbe essere se saremo ancora capaci di comprenderlo, governarlo e abitarlo da esseri umani.
Vi aspettiamo in Salento.






















