In queste settimane continuo a vedere proliferare articoli, corsi, webinar e convegni dedicati alle presunte “importanti scadenze” dell’AI Act del prossimo agosto.
Peccato che, nel frattempo, il Digital Omnibus sia stato ormai definitivamente approvato e abbia rinviato al 2 dicembre 2027 gli obblighi relativi ai sistemi di IA ad alto rischio dell’Annex III e al 2 agosto 2028 quelli relativi ai sistemi incorporati in prodotti regolamentati.
Certo, il 2 agosto 2026 resta una data importante perché entrano pienamente in gioco gli obblighi di trasparenza previsti dall’art. 50 dell’AI Act.
Obblighi senz’altro rilevanti, soprattutto per chatbot, contenuti sintetici e deepfake. Ma stiamo parlando di misure ben diverse dalla complessa compliance prevista per i sistemi ad alto rischio.
E allora una domanda sorge spontanea.
Possibile che molti continuino a programmare eventi basati sul calendario originario dell’AI Act?
Semplice disattenzione? Aggiornamento normativo non ancora completato? Oppure il fascino delle “scadenze imminenti” continua a essere irresistibile anche quando le scadenze sono state spostate?
In materia di intelligenza artificiale stiamo giustamente chiedendo trasparenza agli algoritmi. Forse dovremmo pretenderla anche da chi commenta le norme che li disciplinano.
Un’ultima domanda.
Siamo davvero sicuri che rinviare proprio gli obblighi relativi ai sistemi di IA ad alto rischio e a quelli integrati nei dispositivi regolamentati rappresenti una conquista per cittadini e imprese?
Comprendo le difficoltà applicative, la mancanza di standard pienamente consolidati e i problemi burocratici che hanno portato al rinvio.
Tuttavia, nel frattempo, i sistemi più impattanti continueranno a essere sviluppati e utilizzati in settori particolarmente delicati senza che trovi ancora applicazione il cuore della disciplina prevista dall’AI Act.
Il rischio è che l’esigenza di semplificazione finisca per prevalere sulla tutela effettiva dei diritti fondamentali.
Ma forse mi sfugge qualcosa.





















