I danni causati da un cyberattacco, indipendentemente dal fatto che la vittima sia un singolo utente o un’azienda, possono essere devastanti.
Si spazia dalla sottrazione di dati sensibili personali fino al furto d’identità, il tutto passando per l’eventuale interruzione di servizi, con conseguente perdita di fiducia da parte del consumatore verso la piattaforma colpita.
Se tutto ciò può risultare devastante per un singolo individuo, per le aziende, tutto ciò si può tramutare in danni capaci di raggiungere svariati milioni di euro.
Con queste premesse, la prevenzione diventa d’obbligo. Ma come è possibile mettere in pratica il comportamento più consono?
In questo articolo abbiamo condensato tutte le procedure standard, per singoli e aziende, utili a creare una strategia di difesa informatica efficace contro la maggior parte dei pericoli odierni.
Adottare l’autenticazione multifattore (MFA)
Imporre l’uso di credenziali robuste unite a una autenticazione multi fattore (MFA) rappresenta il primo pilastro difensivo di una qualsiasi strategia di cybersecurity.
Circa l’80% delle violazioni dati deriva da debolezze nella sicurezza delle password, rendendo cruciale l’adozione di parole chiave forti, uniche, lunghe e complesse.
Queste dovrebbero includere lettere maiuscole e minuscole, numeri e caratteri speciali. In casa così come in ufficio, l’adozione di password manager affidabili può essere utile per conservare tali credenziali in modo sicuro.
I sistemi MFA richiedono, oltre all’inserimento della password, anche l’utilizzo di un codice aggiuntivo, ottenuto tramite SMS o app specifiche per l’autenticazione, come Google Authenticator o Authy.
Di recente, queste tecnologie hanno fatto un ulteriore salto di qualità, con l’integrazione di sistemi biometrici, da Face ID dei dispositivi Apple fino a soluzioni innovative, come la biometria comportamentale (UEBA) contro deepfake e phishing.
L’importanza degli aggiornamenti
Nel contesto informatico, gli aggiornamenti sono quasi un sinonimo di sicurezza.
Garantire upgrade regolari di tutto il software risulta vitale per colmare le vulnerabilità note. La diffusione del ransomware WannaCry nel maggio 2017 derivò principalmente da organizzazioni che non avevano applicato patch di sicurezza necessarie. Oggi, a tanti anni di distanza, le criticità sono rimaste simili.
La recente fine del ciclo vitale di Windows 10, per esempio, pone milioni di utenti inconsapevoli del grave pericolo che corrono quotidianamente. Gli aggiornamenti, sia per quanto riguarda il sistema operativo che per quanto concerne singoli software, antivirus in primis, restano una delle pratiche di prevenzione più efficaci rispetto ad attacchi informatici di qualunque tipo.
Mai sottovalutare i backup
Backup frequenti e regolari sono indispensabili, non solo per evitare la perdita di dati in caso di errore umano o guasto hardware.
A questi imprevisti, di recente si sono aggiunti attacchi informatici come i ransomware che vedono nei backup una potenziale strategia difensiva efficace.
Proprio per evitare di finire in trappola, gli esperti del settore consigliano di adottare la regola 3-2-1-1-0, oggi diffusamente impiegata da aziende e contesti potenzialmente a rischio attacco.
Nello specifico, si tratta di backup “strutturati” costituiti da:
- 3 copie totali dei dati: una primaria e due backup distinti;
- 2 media diversi: ad esempio, SSD/NAS locale e cloud storage come AWS S3;
- 1 copia offsite: in una regione geografica diversa o provider cloud separato, per mitigare rischi fisici;
- 1 copia immutabile: archiviata con tecnologia WORM (Write Once, Read Many), che blocca modifiche e cancellazioni per 90-365 giorni anche da amministratori compromessi.
- 0 errori: verifica completa con checksum automatizzati per assicurare integrità al 100%.
Formare per prevenire
In un contesto che vede un’evoluzione continua e inarrestabile, mantenersi aggiornati è di vitale importanza.
Se per il singolo utente ciò potrebbe risultare semplice, richiedendo un minimo di attenzione, nell’ambito aziendale può rivelarsi tutto molto più complesso.
Un programma completo per l’addestramento dei dipendenti deve abbracciare i fondamenti della cybersecurity, inclusa la sicurezza delle informazioni e la governance, la valutazione di minacce e vulnerabilità, nonché la gestione del rischio. Saper controllare e gestire firewall e software antivirus, è ormai essenziale per chi opera tramite computer o comunque su device informatici.
Adottare una filosofia Zero Trust
La filosofia Zero Trust è, al giorno d’oggi, quasi obbligatoria per le aziende e fortemente consigliata per le singole persone.
Di fatto, questa include una verifica rigorosa dell’identità di ogni utente che cerca di collegarsi a un dispositivo o di accedere alle risorse di rete, senza alcuna eccezione. Nessuno riceve fiducia predefinita, neanche gli amministratori e ogni accesso richiede autenticazione continua. Inoltre, chi segue questa dottrina la abbina spesso al Principio del minimo privilegio, per ridurre ulteriormente i rischi.
Se è vero che tale approccio può rendere più macchinosi i processi di login, il criterio Zero Trust eleva in modo impressionante il livello di sicurezza.
Utilizzare una VPN
Le Virtual Private Network (VPN) sono uno strumento ormai quasi essenziale, soprattutto per chi lavora da remoto.
L’utilizzo di reti pubbliche o non sicure, il rischio di accessi non autorizzati e violazioni dati aumenta esponenzialmente. Una VPN aziendale garantisce accesso remoto protetto a reti, server e database della compagnia, permettendo ai dipendenti di utilizzare risorse necessarie anche in mobilità.
Affinché uno strumento di questo tipo sia considerato efficace, il servizio deve per forza offrire adeguate protezioni alla connessione, soprattutto per quanto concerne la crittografia.
Verificare la sicurezza delle API
Altro passo per un approccio improntato alla sicurezza in termini di cybersecurity è una maggiore attenzione alla sicurezza delle API (Application Programming Interface).
Queste possono offrire il fianco ad eventuali aggressori se vulnerabili a debolezze nei sistemi backend, ad attacchi DoS, o allo scraping di dati. Poiché le API dominano applicazioni moderne basate su microservizi e architetture serverless come AWS Lambda o Kubernetes, proteggerle previene tali minacce. Diversamente dalla sicurezza tradizionale, quella delle API tutela endpoint multipli con protocolli eterogenei, adattandosi a cambiamenti frequenti nelle richieste e rilevando traffico malevolo da client che non lavorano tramite browser, incluse app native e mobile.
Installare un sistema IDPS
Installare un sistema di Intrusion Detection & Prevention (IDPS) è utile per ottenere un protocollo che può essere paragonato al controllo bagagli aeroportuale, assicurando che solo entità autorizzate accedano alla rete.
L’IDPS richiede “biglietti” di autenticazione per l’ingresso, controlla l’accesso e, una volta ottenuto, esegue ispezioni rigorose per bloccare traffico malevolo e violazioni policy. A differenza di un semplice Intrusion Detection System (IDS) che rileva e avvisa, l’IDPS interviene in modo immediato, senza consensi manuali, per prevenire incidenti potenziali.
Attenzione a fornitori terzi e partner
Mantenere alta la guardia può non essere sufficiente se, chi collabora con l’azienda, non ha la stessa attenzione per i dettagli. Monitorare con attenzione fornitori terzi, contractor e partner risulta cruciale, poiché incidono sulle operazioni ma introducono rischi significativi se gestiti male.
Pratiche di cybersecurity inadeguate da terze parti causano interruzioni nella produzione di beni e nell’erogazione di servizi, come dimostrato dalla breccia SolarWinds del 2020.
In quel caso alcuni hacker statali inserirono malware in un aggiornamento software apparentemente innocuo, colpendo oltre 30.000 organizzazioni e compromettendo sistemi, reti e dati sensibili su scala globale.
In questo senso, può essere utile adottare un approccio prudente, anche verso le entità esterne che a prima vista appaiono più affidabili.
L’importanza del monitoraggio in tempo reale
Adottare soluzioni di monitoraggio minacce in tempo reale offre un approccio quasi imprescindibile per garantire la sicurezza dati.
Si tratta non solo del controllo degli accessi, ma anche del rilevamento live delle minacce e della classificazione immediata delle stesse, passando per tecniche raffinate per l’analisi avanzata del comportamento utente (UBA). Tali analisi permettono di individuare anomalie come accesso da IP esteri o escalation di privilegi sospetti, il tutto con il prezioso supporto dell’ormai onnipresente intelligenza artificiale.
Le soluzioni più evolute includono centinaia di report preconfigurati per conformità a normative come GDPR e simili, allineando strategie di sicurezza a obblighi regolatori.
A ciò, le compagnie più strutturate stanno abbinando i sistemi SIEM, ovvero Security Information and Event Management. Questi sono utili per centralizzare log da endpoint, reti, cloud e applicazioni, correlati in tempo reale per identificare pattern anomali negli accessi.





















