Sotto assedio: come proteggere le infrastrutture industriali dagli attacchi moderni

cybersecurity industriale e infrastrutture critiche

Sommario

Di Irina Artioli, Security Solutions Consultant di Acronis

Gli attacchi informatici industriali sfruttano phishing, credenziali rubate e strumenti legittimi. La difesa efficace richiede cyber resilience: prevenzione, rilevamento comportamentale e ripristino rapido.

Evoluzione delle minacce informatiche

Negli anni il comparto della cybersecurity è cresciuto in modo costante. Per le imprese che operano in ambito industriale, comprendere le tecniche utilizzate dagli aggressori è il passo fondamentale per realizzare valide strategie di difesa. Oggi gli attacchi non puntano più solo a colpire infrastrutture tecnologiche, ma sfruttano identità digitali, fiducia degli utenti e complessità degli ambienti IT e OT.

Una delle tecniche più diffuse resta il phishing, che continua a rappresentare il principale vettore di accesso iniziale. Si tratta di uno strumento particolarmente efficace perché economico, facilmente scalabile e adattabile a contesti diversi. Con l’avvento dell’intelligenza artificiale generativa, gli aggressori sono in grado di creare messaggi altamente personalizzati, scritti in più lingue e difficili da distinguere da comunicazioni legittime. Questo rende molto più complesso per gli utenti riconoscere tentativi di inganno.

Campagne recenti dimostrano come queste tecniche vengano applicate in modo sofisticato. In alcuni casi gli hacker hanno sfruttato funzionalità legittime di piattaforme collaborative e di produttività per inviare e-mail che sembravano provenire dall’interno dell’organizzazione, riuscendo a raccogliere credenziali senza compromettere inizialmente alcun account. In altri casi i link malevoli sono stati inseriti in servizi di reindirizzamento affidabili e collegati a brand di sicurezza, inducendo gli utenti a fornire le credenziali in portali di accesso falsi ma estremamente realistici. Anche gli strumenti di collaborazione aziendale sono diventati un canale di attacco: agendo come il team dell’helpdesk nelle chat interne, gli hacker riescono anche a convincere gli utenti ad approvare richieste di autenticazione multi-factor o a eseguire script dannosi.

Tecniche avanzate: identità e attacchi “invisibili”

Accanto al phishing, sta assumendo un ruolo sempre più centrale l’abuso delle identità digitali. Sempre più spesso gli attaccanti non violano direttamente i sistemi, ma si limitano a effettuare il login utilizzando password rubate, cookie di sessione, token OAuth o chiavi API compromesse. In questo modo possono muoversi tra piattaforme SaaS, ambienti cloud e strumenti di gestione remota apparendo come utenti autorizzati, rendendo il rilevamento molto più complesso.

Un’altra tecnica in crescita è il cosiddetto “living off the land”, che consiste nell’utilizzare strumenti amministrativi già presenti nei sistemi, come PowerShell o software di gestione remota, invece di distribuire malware facilmente individuabile. Questo approccio consente agli aggressori di operare in modo più discreto e, in alcuni casi, di distribuire ransomware simultaneamente su numerosi endpoint senza attirare immediatamente l’attenzione dei sistemi di sicurezza.

Parallelamente, stanno cambiando anche le tecniche di estorsione. Molti criminali privilegiano l’esfiltrazione e la minaccia di divulgazione dei dati rispetto alla crittografia dei sistemi. Il furto di informazioni può infatti avvenire in modo silenzioso e generare una pressione significativa sulle organizzazioni colpite.

Risposta agli incidenti e continuità operativa

Di fronte a queste minacce, la capacità di reagire in modo efficace dopo un attacco diventa altrettanto importante quanto la prevenzione. In caso di compromissione, la priorità assoluta non è la rapidità della bonifica, ma il contenimento dell’incidente. Occorre isolare immediatamente sistemi e account coinvolti, in particolare quelli con privilegi elevati e i punti di accesso remoto. Poiché molte intrusioni si basano su credenziali o token rubati, il ripristino di identità e la revisione dei privilegi devono avvenire con tempestività.

Un altro elemento essenziale è la conservazione delle prove. Registri di sistema, tracce di accesso e configurazioni devono essere preservati prima di apportare modifiche significative. Agire troppo rapidamente senza comprendere la portata dell’attacco può compromettere la visibilità necessaria per evitare reinfezioni durante il processo di ripristino. È inoltre fondamentale limitare il movimento laterale degli aggressori rafforzando la segmentazione tra le diverse aree dell’infrastruttura, in particolare tra ambienti IT e OT o tra reti di produzione e sistemi di gestione. In caso di estorsione, è prudente assumere che i dati possano essere stati consultati o copiati anche se non si è verificata una crittografia evidente.

Il recupero dei sistemi deve essere pianificato con attenzione. Il ripristino dovrebbe avvenire esclusivamente da fonti affidabili, preferibilmente non modificabili, verificando l’integrità dei backup e coordinando le operazioni con attività di ricerca delle minacce per assicurarsi che eventuali meccanismi di persistenza non vengano reintrodotti. In questo contesto diventa prioritario disporre di un solido “piano B”, ovvero la capacità di continuare a operare anche in modalità ridotta ma controllata. Questo può includere procedure manuali per i processi critici, canali di comunicazione alternativi, piani di ripristino di emergenza già testati e una chiara catena decisionale tra team tecnici, legali e dirigenziali. L’obiettivo non è escludere completamente le interruzioni, ma mantenere il controllo operativo mentre i servizi vengono ripristinati in modo sicuro.

Il futuro della cybersecurity e approccio alla resilienza

Guardando al futuro, gli attacchi informatici continueranno a evolversi verso livelli sempre più elevati di automazione. Gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale stanno già accelerando attività come la ricognizione delle infrastrutture, il phishing mirato e l’adattamento dinamico del malware. Gli aggressori operano sempre più alla velocità delle macchine, riducendo drasticamente i tempi disponibili per il rilevamento e la risposta. Un’altra tendenza in crescita è quella delle intrusioni senza malware, basate sull’abuso di identità, token, API e console cloud. Allo stesso tempo, infrastrutture virtualizzate e piattaforme cloud stanno diventando obiettivi strategici: la compromissione di un hypervisor o di un livello di orchestrazione può avere un impatto su numerosi carichi di lavoro contemporaneamente, trasformando l’infrastruttura stessa nel bersaglio principale.

Man mano che gli ambienti digitali diventano più distribuiti – tra cloud, SaaS, lavoro remoto e integrazione tra IT e OT – la frammentazione dei sistemi diventa un vantaggio per gli aggressori, che cercano di sfruttare i punti di contatto tra identità, endpoint, servizi cloud e strumenti di monitoraggio. Per questo motivo le strategie di difesa devono evolvere oltre il tradizionale modello perimetrale. L’identità diventa il vero piano di controllo: autenticazione forte, riduzione dei privilegi permanenti, monitoraggio dell’uso dei token e decisioni di accesso basate sul contesto diventano elementi centrali. Anche il rilevamento deve cambiare, passando da sistemi isolati a modelli basati sull’analisi comportamentale e sulla correlazione dei segnali tra domini diversi.

Per Acronis la difesa efficace degli ambienti industriali richiede un approccio orientato alla cyber resilience, capace di combinare prevenzione, rilevamento e capacità di ripristino rapido. Attraverso piattaforme integrate come Acronis Cyber Protect, progettate per ambienti IT e OT inclusi sistemi ICS, SCADA e infrastrutture di produzione, le organizzazioni possono rafforzare la sicurezza operativa e ridurre l’impatto degli attacchi.

In un contesto in cui le minacce diventano sempre più sofisticate e automatizzate, la vera differenza non sarà soltanto la capacità di bloccare gli attacchi, ma quella di rilevarli rapidamente, contenerli e ripristinare i sistemi in modo sicuro e verificato. È proprio questa capacità di resilienza operativa che determinerà la sicurezza delle infrastrutture industriali nei prossimi anni.

Per maggiori informazioni consultare: www.acronis.com

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