L’intelligenza artificiale non è un semplice strumento tecnologico, ma una vera e propria infrastruttura del potere globale.
Sono queste le riflessioni giuridiche principali svolte dal presidente dell’Autorità Garante per la Privacy nel corso della presentazione della Relazione annuale al Parlamento.
Dal documento emerge in primo luogo come la corsa alla supremazia algoritmica ridefinisce il concetto di sovranità statale, spostando i conflitti in un quinto dominio operativo che evoca le dinamiche della guerra fredda.
Tra i vari problemi da affrontare vi è quello della tutela dei diritti fondamentali reso più complicato dall’asincronia della norma rispetto alla velocità dell’evoluzione tecnica.
Il contrasto tra l’evoluzione tecnica e i tempi della legge
Sempre stando alla Relazione, i legislatori moderni devono essere in grado di porre l’innovazione al servizio della persona, evitando che l’algoritmo si traduca in uno strumento di oppressione o di mercificazione.
Da questo punto di vista le disposizioni del GDPR rappresentano un argine necessario contro le derive del capitalismo delle piattaforme, specialmente nella tutela dei soggetti vulnerabili come i minori.
Tra le diverse emergenze giuridiche e sociali di assoluta gravità, la Relazione pone l’accento sulla violenza digitale che minaccia direttamente l’integrità e la dignità della persona.
Violenza digitale: l’emergenza di deepfake e deepnude
La sfera personale è oggi seriamente minacciata dalla proliferazione dei deepfake e dei deepnude, che comportano aggressioni da contrastare, oltre che sul piano normativo, attraverso una profonda pedagogia digitale in grado di ristabilire i confini della responsabilità in rete.
I rischi dei sistemi predittivi: lavoro, sanità e giustizia
L’introduzione dei sistemi predittivi solleva, inoltre, interrogativi cruciali in ambito lavorativo, sanitario e giudiziario.
Se nel mondo del lavoro il rischio principale è l’insorgere di nuove disuguaglianze legate al caporalato digitale, in campo medico la priorità assoluta diventa preservare l’autodeterminazione terapeutica del paziente.
Parimenti è fondamentale che l’utilizzo dell’algoritmo non sfoci in automatismi capaci di condizionare le decisioni umane o di sfociare in una giustizia predittiva del tutto incompatibile con i principi del giusto processo.
L’appello ai media: stop alla spettacolarizzazione e al voyeurismo
Infine il Garante rivolge ai media di evitare in tutti i modi la deriva voyeuristica dell’informazione, un fenomeno in cui lo stesso diritto di cronaca rischia di collassare sotto il peso di un eccesso informativo che trasforma le vicende giudiziarie in una spettacolarizzazione lesiva della reputazione dei singoli.





















