Divieto social per i minori: dal modello UK al Disegno di Legge 1136 in Italia
Desta sempre più interesse, soprattutto all’interno delle famiglie, il dibattito politico e giuridico riguardante l’utilizzo dei social da parte dei minori.
Non vi è dubbio che la decisione del Primo Ministro britannico Keir Starmer di introdurre entro la fine dell’anno un divieto totale di accesso ai social media per tutti i minori di 16 anni accelera un trend internazionale che vede anche l’Italia in prima linea.
Nel nostro Paese la discussione sul Disegno di Legge numero 1136 evidenzia una convergenza trasversale tra le forze politiche, pur con sfumature sulle soglie anagrafiche. Se la maggioranza propone un blocco assoluto sotto i 14 o 15 anni, le opposizioni spingono per limiti ancora più ampi fino ai 16 anni, prevedendo account speciali e fortemente limitati per gli adolescenti.
Sotto il profilo strettamente giuridico le iniziative su questo tema sollevano riflessioni complesse sul bilanciamento tra il dovere di protezione dei soggetti vulnerabili e il diritto all’informazione ed alla socialità dei nativi digitali.
Il fulcro dell’efficacia di queste norme risiede nell’obbligo di verifica rigorosa dell’età attraverso strumenti tecnologici avanzati come il digital wallet.
Questo meccanismo sposta la responsabilità del controllo direttamente in capo alle piattaforme Big Tech, superando l’ormai obsoleto e facilmente aggirabile sistema dell’autocertificazione.
Stop allo Sharenting: tutelare i bambini all’interno delle mura domestiche
I colossi della Silicon Valley saranno chiamati a rispondere con severe sanzioni in caso di inadempimento, venendo equiparati a gestori di attività intrinsecamente pericolose per la salute psicofisica dei minori.
Una riflessione a parte merita il contenuto nelle proposte italiane della prima vera regolamentazione dello sharenting, ovvero la sovraesposizione dei figli minori online da parte dei genitori stessi.
Il legislatore, e sarebbe ora, dovrebbe riconoscere che il pericolo per l’identità digitale e la riservatezza dei bambini non proviene solo dall’esterno, ma a volte anche dall’ambito familiare. Questo intervento normativo mira a tutelare il diritto all’immagine e alla privacy del minore anche nei confronti di chi esercita la responsabilità genitoriale.
Big Tech e il rischio del Dark Web: le obiezioni al divieto totale
Mentre l’Australia fa da apripista e il Regno Unito si appresta a bloccare colossi come TikTok, Instagram e Snapchat risparmiando solo la messaggistica come WhatsApp, le Big Tech sollevano obiezioni, alcune delle quali meritevoli di ascolto. Viene sottolineato il rischio che un divieto totale possa generare un effetto paradossale, spingendo i ragazzi verso il dark web o aree della rete prive di qualsiasi moderazione e controllo.
Occorre quindi, normare questo perimetro senza tuttavia isolare i giovani, trasformando la conformità tecnologica in uno scudo reale contro i meccanismi di dipendenza algoritmica.






















