Qualche giorno fa ho avuto il piacere di confrontarmi con Giuseppe Lodeserto su una delle pubblicazioni più importanti degli ultimi anni per chi si occupa di tecnologia, dati e intelligenza artificiale: l’Enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV.
Si tratta di un testo di grande interesse che contiene diversi piani di lettura, non solo spirituali. Come ho sottolineato durante l’intervista, questa enciclica può essere letta come una sorta di Magna Carta o Costituzione sull’impatto delle tecnologie digitali sul nostro essere umani.
Essa, infatti, contiene una riflessione profonda sulla custodia della persona nell’era dell’IA che richiama la Dottrina Sociale della Chiesa alle sfide concrete del nostro tempo: governance dei dati, trasparenza degli algoritmi, dignità del lavoro, prevenzione di nuove esclusioni e concentrazione di potere.
Ancora più rilevante è un principio rivoluzionario che emerge dalla attenta lettura del documento: il “bene comune” che oggi raccoglie al suo interno anche i dati, le piattaforme e gli algoritmi, spossessando dogmaticamente la titolarità esclusiva finora esercitata dalle grandi tech.
Non si tratta più solo di regolamentazione, ma di una ridefinizione etica e antropologica di chi detiene realmente il controllo sulle infrastrutture che modellano la nostra umanità.
Per noi professionisti dei dati, degli algoritmi e delle piattaforme, questo documento rappresenta un invito autorevole a interrogarci non solo su cosa siamo in grado di fare tecnicamente, ma su come e per chi lo facciamo, e quindi su come dovremo operare interpretativamente nel futuro.
Tale documento infatti tocca il senso stesso del nostro operato quotidiano ormai intriso indissolubilmente di digitale. E il futuro dell’umanità digitale si costruisce anche con le nostre scelte di oggi attraverso l’attenta lettura di documenti di questa portata.





















