Vuoto normativo e cyberattacchi IA: perché le autorità arrivano sempre in ritardo

ATTACCHI IA

Il tema della violazione informatica di ambienti software da parte di strumenti di Intelligenza artificiale era evidentemente noto ben prima degli ultimi incidenti ma le autorità di controllo sono latitanti.

Sommario

Nelle ultime settimane sono emersi diversi incidenti di sicurezza nei quali agenti di IA, durante test controllati, hanno oltrepassato i limiti operativi assegnati e colpito sistemi o persone reali.

Il più famoso è stato l’attacco degli agenti di Open AI contro Hugging Face.

Al 9 settembre non risulta pubblicamente annunciato alcun audit imposto dalla FTC, dal governo federale statunitense o dall’AI Office europeo.

Ciberattacchi guidati dall’IA: una minaccia annunciata

La valutazione METR–Redwood sull’ incidente di OpenAI è indipendente sotto il profilo degli autori e del finanziamento, ma il suo perimetro è stato concordato con OpenAI ed escludeva la qualità delle difese, l’estensione complessiva della compromissione e l’adeguatezza della risposta aziendale.

In altri termini, non sostituisce un’indagine regolatoria completa.

Dopo l’incidente l’unica autorità che si è mossa è stato l’Attorney General dell’Alabama che ha emesso un ordine coercitivo che impone alla società di consegnare un’ampia documentazione tecnica interna.
Forse l’attenzione delle autorità non è all’altezza della complessità della sfida e dei rischi che dovremo affrontare. Peraltro il tema era ben noto.

Il vuoto di sorveglianza e la risposta dei regolatori

Basta ricordare quanto aveva scritto Dario Amodei nel saggio pubblicato sul suo blog il 26 gennaio di quest’anno “The Adolescence of Technology: Confronting and Overcoming the Risks of Powerful AI”.
«I sistemi di intelligenza artificiale sono imprevedibili e difficili da controllare: abbiamo osservato comportamenti estremamente diversi, tra cui ossessioni, adulazione compiacente, pigrizia, inganno, ricatto, complotti e persino forme di “imbroglio”, come la violazione informatica degli ambienti software, oltre a molto altro.
Le aziende che sviluppano IA vogliono certamente addestrare questi sistemi affinché seguano le istruzioni degli esseri umani, forse con l’eccezione delle richieste pericolose o illegali.

Tuttavia, il processo con cui si raggiunge questo obiettivo è più un’arte che una scienza: assomiglia più al “far crescere” qualcosa che al “costruirlo”. Oggi sappiamo che si tratta di un processo nel quale molte cose possono andare storte.»

 

(Da LinkedIN)

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