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In giro si moltiplicano iniziative in cui l’Intelligenza Artificiale viene messa simbolicamente alla sbarra: le si dà una voce, un volto, magari metallico, e la si trasforma nell’imputata perfetta.
Suggestivo. Ma pericolosamente fuorviante.
Perché l’IA non è un soggetto. Non pensa, non vuole, non ha coscienza. E ovviamente non è responsabile.
Esistono invece sistemi di IA: modelli, applicazioni, agenti che elaborano enormi quantità di dati, si adattano, eseguono compiti con differenti livelli di autonomia e producono effetti sempre più rilevanti nella nostra realtà.
Perché le parole sono importanti: non l’IA, ma i sistemi di IA
La differenza non è una sottigliezza linguistica, anche perché le parole sono importanti.
Affermare “Processo all’IA” rischia di trasformare una tecnologia in un soggetto.
Riferire di voler in qualche modo processare i sistemi di IA ci costringe invece a guardare ciò che c’è dietro e intorno a quei sistemi: dati, scelte progettuali, organizzazioni, interessi, poteri. E soprattutto responsabilità umane.
L’8 novembre a Gallipoli: la simulazione dibattimentale al DIGEAT Festival
E allora perché proprio il Digeat Festival si conclude con un provocatorio “Processo all’IA” (“ai sistemi di IA”, in realtà…).
Perché vogliamo giocare esattamente con questo equivoco.
L’8 novembre, a Gallipoli, il Festival si chiuderà con una simulazione dibattimentale sul rapporto uomo-macchina.
La presentazione ufficiale dell’ultima conferenza si riferisce infatti a una “simulazione dibattimentale”, con la tecnologia simbolicamente sul banco degli imputati.
Le vere domande scomode: di chi è la responsabilità?
Ma sono abbastanza certo che Accusa, Difesa e Collegio giudicante non perderanno tempo a domandarsi se una macchina voglia sostituirci.
Una macchina non vuole nulla.
Le domande molto più scomode da porci sono altre.
Che cosa vogliamo fare noi con questi sistemi?
Quale potere siamo disposti ad affidare loro?
E chi risponderà delle conseguenze?
E sono sicuro che alla fine del processo scopriremo che sul banco degli imputati non c’è mai stata davvero una macchina.






















