Caso elezioni USA 2020: i report declassificati smentiscono il “furto di dati” della Cina
Il Presidente Donald Trump ha confermato la notizia allarmante che la Cina avrebbe condotto “il più grande furto di dati elettorali della storia”, acquisendo le informazioni di 220 milioni di elettori statunitensi.
Sempre secondo il Presidente, Pechino sarebbe dietro la “manipolazione” delle elezioni del 2020 negli USA, come parte di una più larga strategia di destabilizzazione favorendo tutti gli elementi interni ed internazionali a sfavore di Trump, garantendo la vittoria dell’allora candidato democratico Joe Biden.
La Cina non ha interferito nelle elezioni presidenziali americane
Tuttavia i documenti di intelligence recentemente declassificati rilasciati dalla Casa Bianca, non confermano la linea sposata dal Donald Trump.
La Cina avrebbe prevalentemente cercato di prevedere soltanto l’esito delle elezioni e di influenzare gli elettori negli USA affinchè fossero più favorevoli alla Cina.
Anche per il Direttore del Center for Election Innovation and Research di CBS News David Becker, non c’è stata nessuna evidenza che i cinesi possano avere raccolto delle info legate alle liste elettorali, come i dati della propria patente di guida o dati sanitari.
Essi sarebbero fondamentali per creare un profilo falso da elettore o alterare l’esito delle elezioni stesse.
Il National Intelligence Office per la Cybersicurezza americana, ha affermato come la Cina “è stata primariamente impegnata nel contrastare la propaganda anti-cinese e non ci sono prove che essa abbia avuto interferenze direttamente nelle elezioni presidenziali americane”.
Le informazioni dei votanti negli USA è pubblica
I dati elettorali negli Stati Uniti d’America sono largamente utilizzati sia dai partiti politici per le campagne elettorali, ma anche per ragioni legate alla ricerca accademica.
Accedere ad essi è molto semplice e ci sono 4 principali tipologie di accesso alle liste elettorali, a seconda dello Stato Federale in cui ci si trova:
- 20 Stati, tra cui anche la North Carolina, l’Ohio e Washington D.C. permettono con una semplice richiesta di accesso pubblico agli atti di consultare e scaricare queste informazioni;
- In 15 Stati è permesso l’accesso alla consultazione delle liste elettorali solo per questioni legate alla ricerca o se si è residenti nello stesso Stato;
- In 10 Stati sono permesse le consultazioni tramite gli uffici locali sotto ispezione;
- In 5 Stati l’accesso a questo tipo di dati è limitato a determinate categorie di persone (candidati, partiti politici, comitati, giornalisti ecc…) o vengono venduti ad una cifra irrisoria come in California.
Conclusioni
La vulnerabilità del sistema elettorale americano non risiede dunque in un’ipotetica violazione informatica delle liste dei votanti, poiché tali informazioni sono già legalmente accessibili e disponibili sul mercato o tramite FOIA (Freedom of Information Act).
La vera sfida geopolitica si gioca sul piano della disinformazione e del condizionamento cognitivo, dinamiche che i report di intelligence confermano essere il vero raggio d’azione delle potenze straniere.




















