Nel festeggiare la nascita della nostra democrazia, oggi celebriamo anche l’anniversario del voto alle donne, una conquista storica che è seguita da diverse conquiste, molte delle quali ancora da ottenere pienamente.
In questo scenario può ,quindi, sembrare incomprensibile come le nuove tecnologie rischino di farci compiere una pericolosa retromarcia sui diritti acquisiti.
Perché l’algoritmo non è neutrale: l’automazione del sessismo
A differenza di ciò che si è tentati a credere i sistemi di intelligenza artificiale non sono un giudice matematico e oggettivo, in quanto assorbono ed amplificano i pregiudizi e le discriminazioni della società in cui vengono addestrati.
Poiché gli algoritmi non nascono nel vuoto, ma si nutrono di dati storici dominati da asimmetrie di genere, gli stessi finiscono per automatizzare il sessismo con una falsa parvenza di neutralità tecnica che rende tutto più difficile da contestare.
Per comprendere questa sorta di misoginia tecnologica basti pensare come, nel mondo del lavoro, i software di selezione penalizzano i curriculum femminili e i chatbot consigliano stipendi inferiori alle donne a parità di competenze.
Senza pensare poi a settori fondamentali come la sanità, dove i sistemi diagnostici sbagliano più frequentemente con le pazienti perché tarati su dati clinici storicamente maschili.
Fuori , ma non del tutto, da tale discorso vi è anche la piaga dei deepfake e della violenza digitale, uno strumento di ipersessualizzazione e censura che silenzia le voci femminili nello spazio pubblico e distrugge la privacy.
Conclusioni: guidare la tecnologia per difendere i diritti
In questo giorno giustamente celebrativo , quindi, non dimentichiamo che nessun diritto è acquisito per sempre se non si vigila sul suo rispetto e che le tecnologie vanno correttamente guidate e non subite.






















