Nel momento in cui gli algoritmi di intelligenza artificiale gestiscono i radar e le telecamere di sorveglianza ecco che ci si inventa qualcosa per sfuggire a questo tracciamento: ricoprire un’intera automobile con una pellicola dai motivi astratti per renderla “invisibile” .
Cos’è il progetto noRecognition e come funziona il camouflage digitale
Si tratta di una trovata presentata alla celebre conferenza di cybersecurity DEF CON dal ricercatore Bill Swearingen con il suo progetto noRecognition.
Si sfrutta di un ‘IA per combatterne un’altra.
Lo studioso ha creato un vero e proprio camouflage digitale capace di mandare in tilt i software di riconoscimento vetture e targhe usati dalle forze dell’ordine negli Stati Uniti.
Al di là di quella che potrebbe sembrare una stravaganza tecnologica, questa vicenda questa vicenda apre uno scenario di straordinario interesse dal punto di vista giuridico.
Sorveglianza di massa vs. Diritto alla riservatezza
Viene toccato un tema assai delicato ovvero quello del contrasto tra la sorveglianza di massa e il diritto alla riservatezza.
Se da un lato reti come Flock Safety negli USA scansionano miliardi di veicoli ogni mese; tuttavia, come dimostra la matematica, persino un margine di accuratezza del novantanove per cento produce centinaia di milioni di possibili errori.
Un falso positivo generato da un algoritmo non è un semplice bug, ma può tradursi in fermi di polizia illegittimi, perquisizioni ingiustificate e gravi lesioni delle libertà personali.
Il dibattito è aperto e ci si interroga su cosa accadrebbe se una soluzione del genere prendesse piede anche in Italia e in Europa.
La situazione in Italia: cosa dice il Codice della Strada?
Se parliamo dell’Italia l’applicazione di pellicole o motivi grafici volti ad alterare o impedire la lettura della targa e l’identificazione del veicolo costituisce una palese violazione del Codice della Strada, esponendo a pesanti sanzioni amministrative e al fermo amministrativo del mezzo.
Qualora poi la condotta fosse finalizzata a eludere i controlli di polizia o a falsificare i dati identificativi, si rischierebbero ovviamente contestazioni di natura penale.
C’è da dire, tuttavia, che l’Europe AI Act e le direttive sul GDPR pongono paletti severissimi sull’uso indiscriminato del riconoscimento facciale e della sorveglianza biometrica o comportamentale nello spazio pubblico.
Conclusioni: sicurezza pubblica e diritti costituzionali
La vicenda solleva una questione fondamentale per le nostre tutele: se le tecnologie di controllo sbagliano, non spetta ai cittadini difendersi con trucchi o algoritmi “anti-spia”, ma deve essere la legge a garantire che la sicurezza pubblica non cancelli mai i diritti e le libertà individuali previsti dalla Costituzione.






















