Nella storia della sicurezza informatica fa discutere la decisione dell’amministrazione USA di autorizzare aziende private a condurre contromisure e attacchi informatici coordinati contro gruppi di hacker stranieri.
Secondo la dottrina occidentale il confine era ben delineato.
I rischi critici: tra diritto internazionale ed escalation
Le aziende private curano la difesa (hardening dei sistemi e risposta agli incidenti), mentre l’uso della forza informatica offensiva resta un monopolio esclusivo dello Stato e delle sue agenzie di intelligence.
Questo paradigma viene oggi ribaltato, aprendo a operazioni di interruzione, manipolazione e distruzione affidate al settore privato.
Si tratta di strategia che si avvicina sensibilmente a modelli già visti in Russia e Cina.
Tale misura solleva diversi interrogativi sul piano del diritto internazionale e della responsabilità civile e penale.
Verso una nuova era della Cybersecurity Aziendale
Se è vero che il memorandum preveda stringenti autorizzazioni governative, contratti d’ingaggio e divieti di escalation armata, è innegabile che il rischio di “falsi positivi”, errori di attribuzione dell’attacco e danni collaterali a infrastrutture terze è altissimo.
Il vero tema è che quando un’azienda decide di “contrattaccare”, il confine tra legittima difesa informatica e vera e propria condotta illecita si fa estremamente sottile.
Se, come sembra, il paradigma è rovesciato si dovrebbe aprire un’era in cui la cybersecurity aziendale non sarà più solo una questione di conformità e protezione dei dati, ma anche di gestione dei rischi legali connessi a operazioni offensive.




















