In molti immaginano il calcolo quantistico rappresenti una sorta di enorme “pulsante rosso”, capace di spegnere Internet in un solo istante. Uno scenario che si presenta in forma molto teatrale, ma che paradossalmente potrebbe non essere molto distante dal vero.
I computer quantistici non sono in grado di “spegnere” siti web o di interrompere in modo diretto le infrastrutture della rete, perlomeno in modo diretto, risultando però capaci di minare buona parte della crittografia (se non tutta) che oggi protegge accessi a piattaforme e app, così come i messaggi privati, le firme digitali e le transazioni online. Uno scenario che appare quantomeno preoccupante, se non apocalittico.
Per evitare il peggio, i colossi tecnologici stanno muovendosi verso posizioni più sicure, con protocolli, software, hardware e processi aziendali in grado di fronteggiare una possibile minaccia quantistica.
Calcolo quantistico: una minaccia reale per la rete odierna
La crittografia che protegge oggi la maggior parte delle comunicazioni digitali si basa su algoritmi matematici estremamente difficili da decifrare per i classici computer.
Aspetti come la fattorizzazione di grandi numeri e il ECDLP (calcolo del logaritmo discreto su curve ellittiche), rendono pressoché impossibile scardinare oggi la protezione garantita dalla crittografia. Ma un computer quantistico abbastanza potente, usando l’algoritmo di Shor, potrebbe in teoria non solo smontare questi schemi, ma farlo anche in tempi più che contenuti.
E tutto ciò non è semplice fantascienza: il National Institute of Standards and Technology (NIST), l’ente americano che coordina gli standard di sicurezza, ha già finalizzato 3 standard di crittografia post-quantistica e raccomanda alle organizzazioni, invitando le stesse alla transizione ben prima che sia attiva una macchina in grado di attaccare in modo sistematico la crittografia.
Al momento, però, questo tipo di computer non esiste ancora e, le stime sulla comparsa oscillano da pochi anni a diversi decenni. Quasi tutti gli esperti concordano che servirebbero migliaia di quantum bit (qubit) per mettere realmente a rischio gli schemi crittografici attuali.
Tuttavia, la minaccia è abbastanza concreta da richiedere un piano strutturato per prevenire in tempo eventuali attacchi, ma non così immediata da far prevedere un crollo improvviso dell’intera rete.
Le mosse preventive di governi e grandi aziende
Considerando l’evoluzione tecnologica, governi, aziende e chi opera nell’ambito della sicurezza informatica sta lavorando per non avere sgradite sorprese.
Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA), NIST e NSA hanno più volte segnalato il rischio degli attacchi cosiddetti “harvest now, decrypt later“, ovvero la raccolta anticipata di dati crittografati per una decrittazione futura, quando il calcolo quantistico sarà abbastanza potente.
Documenti governativi, comunicazioni aziendali sensibili, informazioni personali protette per anni sono già oggi considerato materiale a rischio, anche se la rete e i protocolli restano sostanzialmente intatti per il momento.
Un aspetto spesso sottovalutato nel dibattito pubblico è che Internet non è protetto da un singolo enorme lucchetto con una sola chiave.
La rete può essere paragonata a un sistema complesso e frammentato, composto da protocolli, prodotti, servizi, certificati digitali, abbinati a svariati metodi di autenticazione, ciascuno dei quali può evolvere in modo indipendente. Questo rende la transizione un vero e proprio incubo per gli ingegneri, ma impedisce anche un collasso improvviso e totale nel giro di pochi giorni.
Il futuro è la crittografia post-quantistica
La migrazione verso la crittografia post-quantistica è già iniziata.
Nell’agosto 2024 il NIST americano ha pubblicato i primi 3 standard operativi:
- CRYSTALS-Kyber,
- CRYSTALS-Dilithium
- SPHINCS+.
Nel marzo 2025 ha selezionato l’algoritmo HQC come alternativa di backup per la crittografia simmetrica generale.
Questa procedura non è legata a teoria, relegata a un cassetto per essere implementata in futuro. Passi concreti sono già stati fatti a livello di hardware e software, con il chiaro intento di dirigersi verso un graduale pensionamento dei sistemi crittografici più datati e vulnerabili.
Quanto proposto dal NIST, tra l’altro, va anche oltre l’ambito governativo per raggiungere anche il settore industriale. L’Internet Engineering Task Force (IETF) ha già integrato algoritmi post-quantistici in TLS 1.3 e sta lavorando a estensioni per altri protocolli critici della rete.
Il vero rischio, in questo scenario, non è la comparsa di un singolo attacco quantistico, ma sottovalutare questa nuova tecnologia, rendendo la transizione lenta e disordinata, lasciando falle che potrebbero presto diventare facile preda dei criminali informatici.
Le prossime mosse di organizzazioni e aziende
NIST e CISA hanno offerto preziose raccomandazioni operative per organizzazioni e aziende.
Oltre a effettuare un inventario completo degli ambiti in cui vengono usati algoritmi vulnerabili, pianificare la sostituzione o l’aggiornamento di ciascuno è utile coordinarsi con i propri fornitori per valutare tempi e rischi legati a dispositivi, software e servizi non più al passo con l’evoluzione tecnologica.
Si tratta di un lavoro che sembra prettamente burocratico, ma in realtà è a dir poco concreto: basti pensare a quanti strumenti, applicazioni e servizi interni continuano a funzionare con vecchi sistemi crittografici.
In questo contesto diventa centrale il concetto di “crypto agility“, ovvero la capacità di sostituire e adattare algoritmi crittografici in protocolli, software, hardware e infrastrutture senza interrompere i servizi in esecuzione.
NIST lo indica come uno dei principali obiettivi strategici della transizione: il futuro appartiene ai sistemi che possono cambiare le proprie serrature senza dover demolire ogni volta l’intero edificio.
D’altro canto, è bene ricordare come la posta il gioco sia molto alta, con organizzazioni che gestiscono dati con lunga durata operativa, come archivi sanitari, comunicazioni diplomatiche e non solo. Queste sono più esposte al rischio di operazioni “harvest now, decrypt later”, il che rende la prevenzione ancora più importante.
Il calcolo quantistico non avrà l’effetto di un terremoto e non frantumerà la rete in modo immediato e traumatico. Gli standard esistono, la migrazione è in atto, la rete ha già iniziato ad adattarsi.
Quello che la tecnologia quantistica può effettivamente distruggere è la fiducia nei confronti dei sistemi crittografici obsoleti. E se le organizzazioni si muoveranno con troppa lentezza, questo lascerà crepe reali nella sicurezza delle piattaforme, con furti di dati di dimensioni mastodontiche.





















