L’impatto dell’Intelligenza Artificiale: quando la realtà si può clonare
Firme elettroniche, sigilli, riferimenti temporali, sistemi documentali e di conservazione nascono proprio per questo.
Una firma digitale, ad esempio, è in grado di attestare l’imputabilità giuridica di un oggetto digitale e di preservarne l’integrità. Ma non può dire nulla, da sola, sulla genesi di quell’oggetto.
Del resto, anche nel mondo analogico, firme, forme e sigilli hanno sempre garantito appartenenza e affidabilità, ma non hanno mai certificato in assoluto l’intero processo che aveva condotto alla formazione del documento.
Documentavano una manifestazione di volontà o un fatto, senza eliminare del tutto il rischio che quel fatto o quella dichiarazione fossero rappresentati in modo inesatto, incompleto o artificiosamente alterato.
Con il digitale il rischio di manipolazioni e falsità si è ampliato.
Perché tutta la nostra digitalità passa attraverso sistemi software che mediano, elaborano e rappresentano informazioni.
Per limitare tale rischio, abbiamo sviluppato soluzioni standardizzate e validate e affidato determinate funzioni a prestatori di servizi fiduciari sottoposti a regole, vigilanza e precisi regimi di responsabilità.
Ciascuno di questi strumenti, garantito da soggetti terzi qualificati, certifica l’affidabilità di specifici processi, senza tuttavia eliminare del tutto i rischi propri della dimensione digitale.
Il ruolo strategico dei servizi fiduciari e la catena della fiducia
Lo dimostrano anche casi recenti (come emerso anche nel caso Revolut) che hanno evidenziato come uno strumento fiduciario possa garantire specifici aspetti del processo di trasmissione senza poter, da solo, eliminare ogni rischio connesso alla verifica dell’identità del mittente o alla veridicità del contenuto trasmesso.
Con l’intelligenza artificiale, questi rischi sono cresciuti a dismisura.
Un’idea può diventare un testo.
Un testo può diventare una voce. Una voce può trasformarsi in un video. E un video può rappresentare in modo credibile un fatto che non è mai avvenuto.
Il problema non è più soltanto preservare l’integrità di un documento, ma rendere trasparente la sua origine.
Non per affidare alle tecnologie il compito di stabilire la verità, ma per consentire di documentare correttamente il processo di formazione di un contenuto e permettere a un soggetto di assumerne consapevolmente l’imputabilità giuridica.
È qui che il ruolo dei prestatori di servizi fiduciari diventa sempre più strategico.
Non si tratta soltanto di gestire firme, sigilli o validazioni temporali. Si tratta oggi di contribuire a costruire catene di fiducia capaci di collegare identità, provenienza, integrità, responsabilità e memoria.
Conclusione: solo una persona può risponderne
Più l’intelligenza artificiale sarà capace di imitare la realtà, più aumenterà il valore di chi saprà renderne trasparente la genesi.
Perché l’intelligenza artificiale non mette in discussione il valore della documentazione informatica, ma ne aumenta enormemente la centralità.
Più cresce la capacità di falsificare la realtà, più diventa preziosa la capacità di documentarla in modo affidabile.
Per questo la vera sfida dei nostri giorni non sarà produrre informazioni, ma continuare ad attribuirle responsabilmente a qualcuno. Perché una macchina può generare un contenuto. Ma solo una persona può risponderne.






















