L’Italia ha un estremo bisogno di un Comitato che coordini gli altri Comitati, a quanto pare. È, infatti, di questi giorni la notizia dell’istituzione, con DPCM, del nuovo Comitato di coordinamento a supporto del Sottosegretario di Stato Alessio Butti, con delega all’innovazione tecnologica.
Il compito assegnato?
Lavorare «a supporto per l’aggiornamento della Strategia nazionale per l’intelligenza artificiale, biennio 2026-2028».
Non è questione di nomi – che peraltro si ripetono con una certa regolarità da un comitato all’altro (e pur se i criteri di selezione secondo una voce autorevole possono apparire criticabili) – né di buona volontà dei componenti. È una questione di logica organizzativa e di efficacia concreta.
Su dati, digitale e intelligenza artificiale, tra strategie, piani, linee guida e documenti di indirizzo da produrre, oggi possiamo contare (e sicuramente mi sfugge qualcosa):
Agenzie operative
– Agenzia per l’Italia Digitale (AgID)
– Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN)
Strutture di policy e coordinamento
– Dipartimento per la Trasformazione Digitale (DTD)
– Comitato Interministeriale per la Transizione Digitale (CITD)
Comitati sull’IA o simili
– Comitato di Coordinamento per l’Intelligenza Artificiale (e le sue possibili varianti)
Autorità di vigilanza
– AGCOM
– Garante per la Protezione dei Dati Personali
(e tante altre che intervengono per settore: AGCM, Banca d’Italia, AGENAS, ARERA, ecc.)
Tutte pienamente operative, con competenze rafforzate su DSA, AI Act e protezione dei dati.
Poi ci sono gli Osservatori – nazionale sull’IA nel mondo del lavoro, nella stampa e tanti altri – che continuano a produrre report e analisi indipendenti.
Il risultato?
Una proliferazione di documenti assolutamente eccellenti sulla carta, ma che nella pratica nessuno legge davvero.
Una macchina di progettazione burocratica impressionante.
Intanto, il mondo corre a velocità vertiginosa, dominato da pochissimi player globali che guardano all’Italia e all’Europa come mercati residuali. Ma per noi l’importante è riunirci, istituire comitati che producono altri comitati, che a loro volta generano documenti.
L’importante – a quanto pare – è crederci.





















