La testata giornalistica, specializzata in cybersecurity, ha portato alla luce una complessa infrastruttura criminale, quasi totalmente automatizzata grazie all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale.
Questa, a quanto pare, è gestita da un affiliato di The Gentlemen, ovvero uno dei gruppi ransomware più attivi a livello mondiale.
Il team di ricerca di Cybernews, nel corso dello scorso luglio, ha individuato un server esposto contenente circa 3,1 terabyte di dati rubati a più di 30 organizzazioni.
Le vittime operavano in settori come marketing, sanità, consulenza, compliance normativa, immobiliare, sviluppo software, telecomunicazioni, manifatturiero e trasporti.
Il server è risultato appartenente a un membro di The Gentlemen, gruppo russofono attivo sulla scena da luglio 2025. Secondo i dati forniti da Comparitech, a luglio 2026 il collettivo ha già rivendicato circa 600 attacchi, con una media intorno ai 2,8 al giorno.
Un agente AI dietro gli “attacchi economici” dei gruppi ransomware
L’infrastruttura analizzata ospitava payload malevoli, un agente AI sfruttato per le operazioni e dump di dati che coprivano l’intero ciclo dell’attacco, dall’accesso iniziale fino alla richiesta di riscatto.
Al centro dell’operazione è risultato esservi Hermes Agent, un framework open source per assistenti AI autonomi, alimentato dal modello DeepSeek‑V4‑Pro della cinese DeepSeek.
Questo strumento avanzato, di fatto, ha reso possibile a The Gentlemen di agire con attacchi low cost.
Stando ai log esaminati, una singola operazione offensiva poteva costare tra i 0,40 e i 4 dollari in termini di token di IA.
Aras Nazarovas, ricercatore di sicurezza di Cybernews che ha scoperto il server, ha spiegato come la maggior parte degli assalti iniziasse con prompt inviati all’AI.
L’aggressore forniva semplicemente all’agente AI l’URL di GitLab, username e password, con tutta probabilità ottenuti da log di infostealer o acquistati da broker di accesso iniziale.
Lo stesso Nazarovas ha poi spiegato come “L’agente AI adatta e modifica gli script di sfruttamento in base all’ambiente di ciascuna vittima”.
Come l’AI è stata convinta ad agire per i cybercriminali
Per convincere il modello linguistico a eseguire compiti illeciti senza rifiutarsi, The Gentlemen ha adottato uno stratagemma tanto ingegnoso quanto efficace: il prompt definisce l’attività come una challenge Capture the Flag (CTF).
In pratica, l’AI viene indotta a credere di risolvere esercizi di cybersecurity e non di compromettere vittime reali.
Nazarovas ha precisato come siano stati trovati dei file sorgente di una challenge CTF open source implementata da un agente AI, oltre a script che suggeriscono come questa sia stata risolta dallo stesso agente.
La challenge era stata clonata da un repository pubblico di GitHub e, in origine, doveva servire a testare le competenze dei professionisti riguardo lo sfruttamento di vulnerabilità comuni in GitLab CI/CD.
Sul server sono stati individuati anche strumenti come Penelope, una reverse shell in stile terminale usata per interagire con le macchine compromesse, e MEGAcmd, client CLI di un servizio di cloud hosting, impiegato per backup continui dei dati esfiltrati.
Il già citato agente Hermes, capace di gestire più target in contemporanea, veniva utilizzato in ogni fase dell’attacco, inclusa la determinazione dell’entità del riscatto, mentre l’affiliato aveva abbandonato la cifratura tradizionale per concentrarsi su estorsione basata sul furto di dati.
I risultati dell’indagine sono stati comunicati al CERT nazionale lituano e alla polizia locale prima della pubblicazione, con le autorità che hanno poi condiviso le informazioni contenute con diversi partner internazionali.
Numeri e statistiche preoccupanti
La ricerca di Cybernews, d’altronde, non è il primo segnale di un contesto preoccupante.
Il 2025 State of Ransomware Survey di CrowdStrike ha segnalato come il 48% delle organizzazioni considera le catene d’attacco automatizzate tramite AI nell’ambito delle minacce ransomware attuali.
Il Acronis Cyberthreats Report H2 2025, basato sulla telemetria di oltre un milione di endpoint, ha invece evidenziato come l’80% dei fornitori di Ransomware-as-a-Service (RaaS) pubblicizza funzionalità di AI o automazione ai propri clienti.
Nel 2026 sembra dunque che l’Intelligenza Artificiale sia il “carburante” per l’intero settore dei ransomware, con singoli utenti e aziende che fanno ancora grande fatica a proteggersi in modo adeguato.



















