Phishing, spoofing e non solo: il giro d’affari del cybercrime è ormai di diversi miliardi di dollari ogni anno.
Secondo Cordell Robinson, CEO di Brownstone Consulting Firm, l’entità dei danni finanziari richiede una seria presa di coscienza, ben più forte anche rispetto al recente passato, perché la ”…protezione personale non è più opzionale e non può essere delegata“.
La sicurezza infranta con la cessione di dati personali sui social
Per Robinson, i singoli individui devono farsi carico della responsabilità della sicurezza online, aggiornandosi rispetto temi come nuove vulnerabilità, oggi amplificate dall’Intelligenza Artificiale, e da lacune legislative.
A suo avviso, questo rischio è stato ingigantito anche dai social network e per questo insiste sul fatto che i social media possono creare dipendenza, con un numero enorme di utenti pronto a cedere alle piattaforme informazioni private poi sfruttate dai criminali informatici. Il CEO ha poi descritto come nomi, date di nascita, abitudini di viaggio e altri dati degli iscritti ai social siano spesso accessibili a chiunque, malintenzionati compresi.
Alcuni recenti studi vanno a rafforzare l’opinione di Robinson. Stando a una ricerca del sito epic.org, oltre il 60% delle violazioni di dati è connessa a un elemento umano, sia essa l’interazione con un malware, l’abuso di credenziali o una campagna phishing.
IA, deepfake e geolocalizzazione: nuovi pericoli per gli utenti
Robinson ha anche sottolineato come esistano alcune false credenze che giocano in favore dei cybercriminali.
Per esempio, molte persone pensano che sia pericoloso solo mostrare informazioni sensibili in una bio o nella descrizione di un profilo sui social. Ma non è così. Innumerevoli strumenti di IA sono infatti in grado di scansionare, raccogliere e analizzare decenni di post nel giro di pochi secondi. Ciò comporta un rischio enorme, soprattutto se abbinato ai già citati attacchi phishing o al famigerato fenomeno dei deepfake. Persino foto postate senza indirizzo visibile possono essere geolocalizzate con una facilità disarmante.
“Se una casa è mai stata venduta online, ci sono già foto là fuori. L’IA le troverà senza bisogno di una via e un numero civico” sostiene Robinson. Anche i tentativi di oscurare dettagli, come coprire un numero civico, sembra ormai offrire ben poca protezione.
La chiave di svolta, come è facile intuire, è stato il diffondersi dell’IA. Robinson ha evidenziato come compiti che solo un paio di lustri fa richiedevano tempo e perseveranza ora siano alla portata di chiunque.
I pericoli nascosti dei social network
Perché occorre adottare buone abitudini
Secondo il CEO di Brownstone Consulting Firm, la cultura degli influencer contribuisce in modo determinante a un diffuso senso di sicurezza. Content creator di alto profilo e figure pubbliche condividono con regolarità informazioni private su ricchezza, location e stile di vita, il tutto con poche conseguenze visibili. Seguendo questo esempio, gli utenti possono creare involontariamente situazioni pericolose.
Robinson sottolinea come gli influencer siano veri e propri business, con regole ben diverse rispetto alle persone comuni. Questi, soprattutto ad alti livelli, possono avvalersi di dipendenti adibiti alla sicurezza informatica (e non solo). Chi si approccia ai social network come utente, dovrebbe ridurre in modo considerevole la propria visibilità, cercando di limitare le condivisioni.
Anche quiz o sondaggi virali, secondo il CEO, sono potenzialmente dei rischi “Potrebbero essere cose semplici come colore preferito, date di nascita, scuole frequentate, primi lavori. Ma quelle sono spesso anche domande di recupero password”. Il tutto, come è facile intuire, rende più semplici attività come furti d’identità e stalking.
Sebbene negli ultimi anni gli utenti abbiano assunto atteggiamenti molto più prudenti, i criminali informatici possono attingere a informazioni nei post pubblicati anche un decennio fa. Di fatto, Imposta privacy su “amici” non basta: i contenuti possono essere condivisi, soggetti a screenshot o ridistribuiti senza consenso.
Quanto è credibile la voce di Robinson?
La credibilità di Robinson non è in discussione, essendo frutto di anni di esperienza nel settore. Dal fondare Brownstone Consulting Firm nel 2010, ha dedicato la sua carriera professionale ad aiutare imprese a mitigare rischi di sicurezza informatica.
Forte di una carriera consolidata, ha notato uno squilibrio netto tra organizzazioni che investono pesantemente in protezione e singoli individui, che ancora oggi si affidano a speranza e buona fede delle piattaforme. Ecco perché sostiene che “…La maggior parte delle persone non ha un professionista di sicurezza nel loro angolo. Devono adottare quella mentalità da soli…“.
Le conseguenze di disattenzioni d’altro canto, possono essere disastrosi, con impatto economico e psicologico da non sottovalutare. “I social possono evolvere e le minacce adattarsi“, conclude Robinson “Quello che deve rimanere costante è la disciplina e il rigore nel proteggersi, perché nessun altro lo fa per te“.





















