Gli attacchi dei droni iraniani e la crisi dell’elio. A rischio la produzione di chip

Attacco di droni iraniani su impianti industriali in Medio Oriente

Sommario

La guerra tra USA e Iran sta avendo un enorme impatto nel contesto petrolifero e non solo. Un’altra materia prima a risentire del conflitto è l’elio.

Il fermo di QatarEnergy

L’impianto Ras Laffan di QatarEnergy, responsabile di quasi 1/3 dell’intera fornitura mondiale, è fermo da oltre una settimana a causa degli attacchi di droni iraniani. Questo stop forzato ha avuto un effetto su tutta la filiera dei semiconduttori, visto che questo gas è un elemento indispensabile per la produzione dei chip.

L’elio è infatti utile per raffreddare i wafer di silicio durante la fabbricazione, mantenendo le temperature estremamente basse necessarie per l’incisione e la litografia. A differenza di altri gas industriali, non esiste un sostituto efficace, e gli esperti avvertono che anche brevi interruzioni potrebbero penalizzare tutta la produzione tecnologica globale.

Ras Laffan si è fermato il 2 marzo scorso in seguito ad attacchi con droni collegati all’escalation del conflitto regionale iraniano. Due giorni dopo, QatarEnergy ha dichiarato che, a causa di forza maggiore, non poteva soddisfare le regolari consegne. L’impatto è stato immediato: una riduzione improvvisa del 30% della fornitura globale di elio ha travolto le industrie che dipendono pesantemente dalle esportazioni qatariote.

Ras Laffan, la produzione di elio e la Corea del Sud

In questo contesto, uno dei territori più colpiti è stato senza dubbio la Corea del Sud. Il paese asiatico si affida al Qatar per il 65% del suo fabbisogno di elio, secondo quanto sostenuto dalla Korea International Trade Association.

Di fatto, l’intera industria di semiconduttori del paese dipende da una fornitura costante di elio per mantenere le rese di produzione. Senza un sostituto valido, i produttori di chip stanno cercando alternative per l’approvvigionamento.

Considerando che il paese ospita aziende come Samsung, LG e SK hynix (azienda specializzata nella produzione di memoria DRAM e altri componenti hardware), è facile intuire come le conseguenze legate alla scarsità di elio siano ben percepibili anche a livello di mercato globale.

Il Ministero del Commercio, Industria ed Energia di Seoul ha avviato un’analisi su 14 materiali ed equipaggiamenti critici per semiconduttori legati a fonti mediorientali. L’esame va oltre l’elio: ad esempio, il bromo, utilizzato nella formazione di circuiti, è un altro materiale sotto scrutinio, con il 90% delle importazioni sudcoreane provenienti da Israele, altro paese coinvolto nel conflitto.

Per il momento, i principali produttori di chip sembrano avere misure di contingenza pronte. La già citata compagnia SK hynix ha dichiarato di aver diversificato gli acquisti del gas e assicurato scorte adeguate, inclusi stock per 2-3 mesi o fino a 6 mesi secondo alcune fonti. 

La Corea del Sud costituisce, con Taiwan, circa il 36% della produzione globale di semiconduttori, secondo la Semiconductor Industry Association.

Le conseguenze dello stop di Ras Laffan e i precedenti storici

Il consulente del settore Phil Kornbluth, intervenuto a un webinar di Gasworld all’inizio di questo mese, ha avvertito che se Ras Laffan resterà ferma oltre due settimane, i distributori di gas industriali potrebbero affrontare mesi di riallineamento logistico, collegati a eventuali spostamenti di attrezzature criogeniche e alla validazione di nuovi rapporti con fornitori.

Questa interruzione richiama la carenza di gas del 2022 innescata dall’invasione russa dell’Ucraina, che ha avuto anche considerevoli effetti sulle forniture di elio e neon. In quel caso la Corea del Sud ha incentivato la produzione locale e la ricerca di fonti per l’approvvigionamento più ampie, sforzi ora messi alla prova dalla situazione geopolitica del Medio Oriente.

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