Droni a Fibra Ottica di Hezbollah: La Nuova Minaccia per Israele

Droni FPV

Sommario

Lo scorso 19 maggio 2026, un quadricottero armato ha attraversato il confine meridionale del Libano verso Israele. Un soldato delle Forze di Difesa Israeliane ha corso su una collina e ha tentato di agganciare il cavo in fibra ottica del drone con un pezzo di metallo di recupero.

Questa strana scena, immortalata dai fotoreporter, racconta meglio di qualsiasi analisi lo stato di una guerra asimmetrica che ha preso di sorpresa uno degli eserciti più avanzati tecnologicamente al mondo.

Quel cavo sottilissimo, quasi invisibile a occhio nudo, è alla base del funzionamento di un’arma che sta riscrivendo le regole del conflitto moderno. I droni FPV a fibra ottica, prima sperimentati dai soldati russi e poi adottati anche dalla controparte ucraina, sono ora nelle mani di Hezbollah. Una sorta di asso nella manica che sembra aver preso di sorpresa Israele.

In poco più di un mese, i miliziani libanesi hanno ucciso tre soldati avversari e un civile utilizzando questi droni kamikaze. Tra le vittime, il sergente diciannovenne Idan Fooks, colpito in un’azione documentata da un video di Hezbollah in cui i soldati israeliani sembravano completamente ignari dell’arrivo del drone. Nell’attacco sono stati feriti altri sei commilitoni.

Attacchi con droni FPV a fibra ottica: Israele preso di sorpresa

La risposta politica è stata immediata ma tardiva: il premier Benjamin Netanyahu ha annunciato la creazione di una task force anti-drone con budget illimitato, ammettendo però di aver sottovalutato inizialmente la minaccia.

La differenza tra un drone convenzionale e uno a fibra ottica è notevole. I primi trasmettono segnali radio che, in quanto tali, possono essere disturbati, intercettati e bloccati. Israele ha costruito su questa vulnerabilità buona parte della propria dottrina di guerra cibernetica, attraverso sistemi ormai collaudati.

I droni a fibra ottica, invece, non emettono nulla: comunicano con l’operatore attraverso un cavo fisico che può estendersi fino a 30 chilometri, trasmettendo video in alta definizione, il tutto senza lasciare traccia elettromagnetica.

Il risultato è un’arma che aggira sistemi di jamming sofisticatissimi, che evade molti radar volando a bassa quota e sfruttando contesti territoriali favorevoli. Non solo: questi droni non hanno una firma termica rilevabile e sono in grado anche di volare dentro agli edifici, sfruttando eventuali finestre. Per gli israeliani, anche il sistema Trophy (installato sui carri armati Merkava per contrastare i proiettili in arrivo) è inefficace in questo contesto.

Le origini di una tecnologia inaspettatamente efficace

Sull’origine dei droni di Hezbollah, gli esperti si dividono. Nicole Grajewski, specialista di relazioni russo-iraniane, ha dichiarato a RFE/RL che il drone fotografato il 19 maggio appare identico alle configurazioni usate dalle forze russe in Ucraina, e indica gli ingenti stockpile di armi russe detenuti da Hezbollah come segnale che la tecnologia arrivi da Mosca con possibile tramite da parte di Teheran. La Russia, dal canto suo, nega qualsiasi potenziale coinvolgimento.

Yaakov Lappin, analista militare israeliano, propone invece una lettura più semplice e in un certo senso più inquietante: non serve intelligence segreta per costruire questi droni. La guerra in Ucraina è il conflitto più documentato visivamente nella storia, e chiunque guardi i video sui social media può apprendere configurazioni e tattiche. Tutti i componenti, tranne le testate, sono accessibili online. Non solo: alcuni portali cinesi vendono bobine che contengono fino a 30 chilometri di cavo.

Monika Ahlborn, analista dell’account sui social noto come Drone Wars, concorda: innovazioni come i mini-ordigni sganciati da droni sono comparse per la prima volta nei video di propaganda dello Stato Islamico nel 2017, poi adottate in Ucraina, poi ancora altrove. La guerra in rete funziona così: le tattiche viaggiano veloci, senza bisogno di intermediari.

Le possibili contromisure

Così come qualunque strategia bellica, anche questa sta vedendo l’emergere di potenziali contromosse.

Israele sta correndo ai ripari, con il governo che ha stanziato una quantità considerevole di fondi per affrontare la minaccia. Le proposte sul tavolo spaziano da droni interceptor a sensori elettro-ottici e acustici, da mirini computerizzati a laser e mitragliatrici guidate da sensori. Ma la soluzione più singolare viene ancora dall’Ucraina: recinzioni di filo spinato rotante.

La Brigata Tecnologia Terrestre delle IDF ha sviluppato la propria versione di un sistema già usato dai soldati ucraini. Questo è costituito da pali di ferro che sorreggono il filo spinato collegato a piccoli motori elettrici che girano continuamente. Quando un drone a fibra ottica passa sopra trascinando il cavo, il filo rotante lo aggancia, lo avvolge e lo recide, interrompendo il collegamento e facendo precipitare il drone.

Un ufficiale senior delle IDF ha chiarito che, almeno ad oggi, non esiste una soluzione unica: l’unico modo è combinare tra loro più strategie, mentre la tecnologia evolve per trovare contromosse sempre più efficaci. Nel frattempo, di certo, la controparte non smetterà di cercare soluzioni ancora più performanti e letali.

Un video diffuso da Hezbollah ha mostrato un drone esplosivo colpire una batteria Iron Dome israeliana. L’autenticità non è stata confermata, ma gli esperti la ritengono plausibile.

L’immagine è potente al di là dei possibili dubbi: uno dei sistemi di difesa aerea più costosi e celebrati del mondo potrebbe essere dunque distrutto da un dispositivo che costa poche centinaia di dollari. Un’altra sfida che, l’esercito israeliano, dovrà affrontare in un tempo quanto più possibile ridotto.

 

 

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