Caso Anthropic Mythos: il “cyber gap” mette a rischio aziende e stati più vulnerabili

Concetto di cybersecurity con IA avanzata e vulnerabilità digitali globali

Sommario

Lo scorso mese Anthropic ha annunciato che il suo nuovo modello di Intelligenza Artificiale, ovvero la versione preview di Mythos, ha identificato migliaia di vulnerabilità in tutti i principali sistemi operativi e browser web in circolazione.

Circa 40 aziende tecnologiche e istituzioni hanno ottenuto la possibilità di testare direttamente questo progetto iniziale al modello IA al fine di rafforzare i loro sistemi difensivi. Ciò significa che, almeno al momento, è stata esclusa la maggior parte delle banche centrali e dei governi, con conseguenti rischi.

L’accesso a Mythos risulta cruciale poiché gli attacchi informatici aumentano a livello globale: secondo la società di cybersecurity CrowdStrike, i cyberattacchi che utilizzano l’IA sono aumentate del 89% nel 2025 rispetto all’anno precedente.

Il modus operandi standard vede agenti IA che individuano e sfruttano vulnerabilità software con un raggio d’azione e una velocità maggiore rispetto ai più grandi criminali informatici. Di fatto, questo strumento tecnologico rende potenzialmente pericolosi anche cybercriminali alle prime armi o comunque personaggi con poche conoscenze a disposizione.

Nick Srnicek, Senior lecturer in digital economy presso il King’s College London, intervistato da Rest of World, ha dichiarato come l’ascesa dei sistemi IA nel contesto della sicurezza informatica rappresenta una sfida enorme, soprattutto per quanto concerne aziende e paesi con risorse limitate.

I software più diffusi, creati in occidente, ricevono infatti patch frequenti. Ciò si traduce in meno rischi per chi si affida agli stessi. Chi lavora con soluzioni più di nicchia, in molti casi, può avere più difficoltà a correggere vulnerabilità in tempi ragionevoli.

Sebbene i criminali informatici operino sui grandi numeri, prendendo di mira spesso software diffusi, chi intende effettuare attacchi mirati verso una specifica azienda o stato trova terreno fertile in piattaforme circoscritte.

A partire dal lancio di ChatGPT da parte di OpenAI, i criminali hanno trovato rapidamente il modo per sfruttare tali strumenti al fine di potenziare le operazioni.

Attività illecite come email phishing, video deepfake e la realizzazione di malware, hanno giovato non poco dell’IA. Questo potente strumento, inoltre, viene utilizzato con regolarità al fine di individuare vulnerabilità e per sfruttarle con estrema rapidità.

Un gruppo hacker nordcoreano ha impiegato sistemi di OpenAI e Cursor per rubare circa 12 milioni di dollari in criptovalute in pochi mesi.

Secondo Alex Stamos, Chief Product Officer presso la società IA e cybersecurity Corridor, definisce l’IA come una sorta di “apocalisse” quando si parla di individuare e classificare bug.

Bug, IA e vulnerabilità: una questione di tempistiche

Per avere un punto di riferimento in tal senso, basti pensare che nel 2018 il tempo mediano tra la divulgazione di una vulnerabilità e il primo sfruttamento, ammontava a 771 giorni. In termini pratici, le organizzazioni avevano in genere tempo più di due anni per correggere eventuali falle di sicurezza.

Nel 2024, questa finestra d’azione si è ridotta ad appena quattro ore. E il trend non va di certo a migliorare: l’anno scorso, la maggior parte delle criticità venivano sfruttate prima della divulgazione pubblica, secondo Zero Day Clock, sito del settore.

Non solo: anche in caso di patch correttive, i malintenzionati possono comunque intervenire sull’aggiornamento. Lo stesso fondatore della piattaforma, ovvero Sergej Epp, ha spiegato come agiscono i criminali informatici: “l’IA può fare reverse engineering di una patch, identificare la vulnerabilità corretta e generare un exploit apposito funzionante in minuti“. Come sottolineato dallo stesso Epp, gli attacchi hanno una velocità di propagazione a livello mondiale di poche ore.

In un ambito di questo tipo, i modelli IA come Mythos possono rappresentare un vantaggio strutturale. Il cyber gap creato escludendo buona parte dell’universo tech, potrebbe però enfatizzare l’impatto degli attacchi informatici di ultima generazione.

Per Chandramouli Dorai, rappresentante di Zoho Corporation, quando l’accesso a un modello così potente si limita a poche istituzioni, le organizzazioni che ne hanno più bisogno potrebbero essere proprio quelle escluse, che si tratti di una piccola azienda, un ospedale o di un ente governativo di un paese povero. Il tutto, ovviamente, con ripercussioni evidenti per clienti, pazienti e cittadini. Per Dorai “La cybersecurity non è mai un problema isolato; è condiviso. Deve funzionare per tutti, non solo per l’élite di mercato“.

La mappa mondiale del crimine informatico

Un indice sul cybercrime del 2024 ha indicato Russia, Ucraina, Cina, Stati Uniti e Nigeria come principali fonti di crimini informatici, inclusi coding di malware, ransomware, furto dati e truffe varie.

Gli americani hanno perso almeno 10 miliardi di dollari in frodi online gestite dal Sudest asiatico nel 2024, secondo una stima governativa USA. Centri truffa in Myanmar e Cambogia impiegano l’IA per identificare più vittime, principalmente in USA ed Europa.

Dorai ha sottolineato come la sicurezza non dovrebbe essere un lusso. Se i giganti tecnologici la trattano come tale, il resto del mondo pagherà un prezzo molto alto.

Giorni dopo l’operazione militare di Israele e USA contro l’Iran, alcuni cyberattacchi provenienti da Teheran hanno colpito diverse aziende attive in Medio Oriente. Un gruppo legato all’Iran ha rivendicato un Intrusione informatica contro la società americana di tecnologia medica Stryker l’11 marzo, causando interruzioni globali dei suoi servizi.

Attori cyber affiliati al regime iraniano hanno ottenuto accesso a sistemi di settori infrastrutture critiche americane, di comparti come energia, acqua e trattamento acque reflue di diverse comunità urbane, secondo quanto riportato dalla Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA). Questi ultimi esempi denotano come le piccole realtà siano a rischio come (se non più) rispetto a grandi compagnie o enti governativi di rilievo.

Se quanto detto finora risulta preoccupante, la sensazione di pericolo è enfatizzata dalla carenza massiccia di professionisti legati alla sicurezza informatica. In questo senso, stime parlano di 5 milioni di posti globali vacanti nel 2024. La cifra, entro il 2030, potrebbe raggiungere gli 86 milioni di specialisti mancanti.

Il divario risulta ancora più evidente nella regione Asia-Pacifico, dove Filippine, Taiwan e India sono target frequenti. A riguardo, Dorai ha spiegato come il divario (relativo a capacità, talento, strumenti e budget) è già evidente ma, con il passare degli anni, è destinato ad aumentare.

Per evitare, o almeno mitigare, i possibili rischi, le aziende devono agire con tempestività, elaborando strategie che spaziano da piani d’emergenza strutturati, ai più classici backup dei dati più importanti.

D’altro canto, va tenuto conto che nessun modello IA o strumento, per quanto sofisticato, risolve il problema in autonomia. Sviluppatori, aziende software, ricercatori sicurezza, maintainer open-source e governi mondiali ricoprono “ruoli essenziali” in questo senso, secondo Anthropic.

Un progetto che, comunque, andrà ragionato sul lungo periodo. Il duello, per anticipare le mosse dell’avversario, è appena iniziato, ma il pericolo è molto più grande della percezione che ha il comune cittadino e questo settore ha sempre più bisogno di lavoratori, di giovani specializzati in questo campo.

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