“Chi non è con noi è contro di noi”. Gli USA e la Guerra Fredda dell’IA

PAX SILICA

Secondo lettera in bozza del Dipartimento di Stato, riportata da Reuters, gli Stati Uniti stanno per comunicare alle nazioni amiche che devono scegliere tra gli ecosistemi di intelligenza artificiale americani e cinesi. Appartenere a entrambi, questo il senso del testo della lettera, non può essere più una delle opzioni possibili.

Sommario

Il senso dell’ultimatum

La lettera anticipata da Reuters è indirizzata ai 35 Paesi che hanno firmato a giugno la “AI Opportunity Statement” (meglio noto come Pax Silica) e il suo linguaggio appare fin troppo schietto per un documento di taglio diplomatico.

Nel testo si dichiarerebbe infatti, con riferimento ai Paesi titubanti, che “…far parte di un tutto è come essere parte di nulla” e che in questo quadro “…la firma alla dichiarazione Pax Silica non è solo una sottoscrizione di intenti, ma un impegno chiaro”.

I contenuti di Pax Silica

Come si ricorderà, Pax Silica è l’iniziativa originariamente avviata l’anno scorso con l’intento di bloccare le catene di approvvigionamento per modelli di intelligenza artificiale, semiconduttori e minerali critici.

In base all’accordo, i Paesi membri hanno accesso a opportunità di investimento condivise in progetti di intelligenza artificiale e il quadro previsto li spinge verso progetti comuni, con la possibilità di contare su controlli coordinati sulle esportazioni. Tuttavia il framework non è vincolante ed è esattamente questo il divario che la lettera del Dipartimento di Stato riportata da Reuters starebbe cercando di colmare.

Il bastone e la carota dell’IA 

Detto in altre parole, il messaggio dell’amministrazione americana suona più o meno così: se starete con noi avrete accesso a opportunità di investimento in IA riservate ai membri, in caso contrario ci sarà l’esclusione per qualsiasi Paese che partecipi direttamente o indirettamente, stando dall’altra parte, alla contesa competitiva con la Cina.

Insomma nient’altro (ma niente di meno) che una leva vincolante, rivestita da una sorta di “iscrizione ad un club” di Stati che si alleano senza se e senza ma.

Il caso del Kazakistan, incerto tra USA e Cina

Stranamente, tra i sottoscrittori della Pax Silica c’è anche il Kazakistan, un Paese che attualmente si trova all’interno sia della coalizione americana che di quella cinese.

Circostanza apparentemente sorprendente, se si considera che il Kazakistan è uno dei paesi più ricchi al mondo dei minerali e delle terre rare che tutti vogliono.

Anzi secondo alcuni, la lettera americana sarebbe stata pensata proprio per imporre al governo del Kazakistan di decidersi da che parte stare.

La neutralità geopolitica nell’IA non esiste

Secondo un funzionario USA rimasto rigorosamente anonimo e riportato da Reuters: “…È difficile accettare come un Paese possa posizionarsi in modo credibile, come un partner di fiducia in un ecosistema tecnologico ben perimetrato e allo stesso tempo firmare un’iniziativa progettata dalla Cina per far avanzare una visione concorrente alla nostra per l’IA”.

A ben vedere, quella americana è una impostazione inequivocabilmente destinata a segnare come ostili anche quei Paesi che si appellerebbero alla neutralità tra i due schieramenti.

Le ragioni dei timori americani

La partita in corso è ormai chiara ed è legata agli eventi degli ultimi mesi.

I modelli cinesi di IA a basso costo hanno scombussolato un mercato mondiale che sembrava di proprietà esclusiva dei sistemi proprietari americani.

I cinesi si stanno oggi avvicinando velocemente ai modelli di Anthropic ed Open AI sia per costi contenuti che per capacità di prestazioni che riescono ad assicurare.

E quando il vantaggio competitivo si restringe, l’unico modo per non essere sopraffatti è il ricorso alla geopolitica anche dura, piuttosto che alla semplice negoziazione.

La mossa del cavallo di Xi Jinping

Peraltro, va anche considerato che il segnale che arriva dalla Cina è inequivocabile.

La Cina non gioca più (o solo) in difesa, né alla rincorsa di modelli altrui. Intende giocare una partita nuova nel metodo e negli obiettivi. E questo mette sotto sopra i piani americani.

A luglio scorso Xi Jinping ha lanciato dal WAIC di Shanghai il progetto di una organizzazione mondiale per la cooperazione nell’intelligenza artificiale, con una piattaforma aperta a chiunque ne voglia far parte.

E questo non è altro che la proposta speculare (e la risposta) alla Pax Silica.

Lo scontro tra le Big Tech americane e la Cina

Chi ha seguito le vicende geopolitiche del settore negli ultimi anni non ha difficoltà a percepire tutto ciò che sta avvenendo in questi mesi come un prosieguo naturale della campagna di pressione sul 5G attuata contro Huawei (gli USA avevano all’epoca un ritardo enorme sul 5G).

Oggi quello schema viene riproposto anche per i modelli linguistici.

Va tuttavia rilevato che anche nella Silicon Valley affiorano voci contrastanti.

Mark Zuckerberg ha definito un errore il lancio del blocco imposto dalla Pax Silica, poiché tutte le misure di divieto tendono a ritorcersi inevitabilmente contro chi le lancia.

E non è l’unica crepa all’interno dell’industria americana di settore.

I tentennamenti della UE

Da canto suo, l’Europa, priva di bussola, appare in mezzo al guado, ma potrebbe essere disposta ad ingoiare, malgrado tutto, sia il bastone che la carota americana.

La UE, che ha speso anni nel sostenere, con fragore verbale, l’autonomia strategica del continente tra USA e Cina, pare ora non essere in grado di affrontare, se non subendolo, l’ultimatum americano che non lascia vie d’uscita, né si intravedono ragioni forti capaci di assicurare alla UE autonomia e indipendenza.

Inoltre, Bruxelles ha passato l’anno a costruire una terza posizione piuttosto che scegliere una parte.

Resta da vedere se e quali Paesi europei riceveranno eventualmente la lettera del Dipartimento di Stato.

Naturalmente il Dipartimento di Stato ha rifiutato di commentare “documenti presumibilmente trapelati”, il che è un codice per non confermare, senza negare nulla.

Tre opzioni sul tavolo

Ora non resta che chiedersi cosa accadrà. Il che dipenderà da tre circostanze.

La prima è se la lettera verrà mai inviata ufficialmente come annunciato da Reuters o se qualcosa si incepperà prima.

La seconda sarà la scelta del Kazakistan, ovvero ciò che il governo di quel paese deciderà di fronte all’ultimatum americano, il che non sarà certo di secondo piano.

La terza è legata alla pubblicizzazione delle adesioni alla Pax Silica.

Quali sono i Paesi effettivamente dentro?

Le adesioni si stanno annunciando una per volta.

Fintantoché non emergeranno in una lista aperta i 35 nomi dei Paesi aderenti, nessuno può dire, al di fuori di Washington, a chi gli Stati Uniti stanno imponendo una scelta così pesante.

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