Il peso specifico delle alleanze militari nel contesto geopolitico
Sullo sfondo di questa ridefinizione geopolitica, il potere militare si misura sempre meno solo in base ai budget della difesa e agli arsenali, e sempre più in base alla solidità delle alleanze su cui i paesi possono contare quando esplode un conflitto.
Ecco dieci delle principali alleanze militari e framework di sicurezza che, nel 2026, stanno plasmando gli equilibri globali.
NATO
La NATO resta la più grande alleanza di difesa collettiva formale al mondo, con il suo Articolo 5 che considera un attacco ad uno Stato membro come una dichiarazione di guerra contro tutti.
L’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 ha però sottolineato i limiti per chi non fa parte della coalizione: la NATO ha fornito sostegno militare esteso, ma senza l’obbligo dell’Articolo 5 di entrare direttamente in guerra.
I membri dispongono di deterrenza nucleare, potenti forze aeree e navali, sistemi di difesa missilistica, satelliti e un’infrastruttura militare estesa tra Europa e Nord America.
Secondo il SIPRI, i paesi NATO hanno speso complessivamente 1.581 trilioni di dollari per le loro forze armate nel 2025, circa il 55% della spesa militare globale.
La pressione del presidente statunitense Donald Trump ha spinto gli alleati a spendere ancora più del previsto: nel 2025 i partner della NATO hanno concordato di lavorare per raggiungere il 5% del PIL in difesa e sicurezza entro il 2035, con 3,5% per la spesa militare e il restante 1,5% per progetti correlati alla difesa.
L’alleanza ha affrontato il suo test decisivo dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, quando invocò l’Articolo 5 per la prima e finora unica volta nella sua storia.
Alleanza Russia–Corea del Nord
Russia e Corea del Nord hanno formalizzato una relazione di difesa reciproca attraverso il Trattato di Partenariato Strategico Comprensivo del 2024, che prevede assistenza militare e di altro tipo se uno dei due paesi subisce un attacco armato.
Il partenariato combina il potere militare nucleare e convenzionale della Russia con le capacità missilistiche della Corea del Nord, sostenuto dalla spesa per la difesa di Mosca stimata a 149 miliardi di dollari nel 2025.
L’alleanza è già stata testata nella guerra in Ucraina: secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, la Corea del Nord ha inviato circa 14.000 soldati nella regione russa di Kursk e potrebbe prepararne fino a 50.000 ulteriori.
Pyongyang ha inoltre fornito alla Russia missili balistici KN-23 e KN-24 e grandi quantità di munizioni per artiglieria, mentre avrebbe ricevuto in cambio tecnologia militare, addestramento e supporto tecnico russo.
Alleanza Cina–Corea del Nord
Cina e Corea del Nord mantengono una delle relazioni di difesa formali più longeve dell’Asia, radicata nella cooperazione militare durante la Guerra di Corea del 1950–1953, quando la Cina intervenne direttamente a fianco di Pyongyang aiutandola a evitare la sconfitta.
I due paesi hanno poi formalizzato il rapporto attraverso il Trattato di Amicizia, Cooperazione e Assistenza Mutua del 1961, che prevede assistenza se uno dei due viene coinvolto in guerra a seguito di un attacco armato.
Oggi l’alleanza combina le enormi forze convenzionali della Cina con armi nucleari, caccia avanzati, sottomarini con l’arsenale nucleare, i missili balistici della Corea del Nord.
Patto di difesa Arabia Saudita–Pakistan–Turchia (Mecca Joint Defense Agreement)
Il Mecca Joint Defense Agreement, noto anche come “Patto della Mecca“, è diventato uno dei più nuovi accordi di difesa collettiva dopo che i tre governi lo hanno firmato di recente, ovvero il 7 agosto 2026.
Nel patto, un attacco armato contro un membro è considerato un atto di belligeranza contro tutti e tre, mentre l’Egitto è stato collegato a una possibile partecipazione futura. I partner portano forze complementari.
L’Arabia Saudita è tra gli stati che spendono più fondi in ambito militare al mondo, il Pakistan è una nazione con armi nucleari, mentre la Turchia, tra l’altro anche membro NATO, ha un’industria della difesa in rapida espansione.
Tuttavia, il patto deve ancora affrontare un test di sicurezza maggiore a causa della sua recente creazione, lasciando la sua risposta pratica a una crisi largamente non testata.
Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha detto che l’accordo non è mirato contro l’Iran o qualsiasi altro paese, descrivendolo come un passo importante verso la stabilità regionale.
Secondo il ministro pakistano degli Esteri Ishaq Dar, il protocollo è “puramente difensivo per natura” e rimane aperto ad altre nazioni della regione che siano disposte a sostenerne i principi.
Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO)
La Collective Security Treaty Organisation resta la principale alleanza di sicurezza formale della Russia in Eurasia, con membri, oltre al paese già citato, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Armenia.
Il suo trattato stabilisce obblighi di difesa collettiva tra i membri, con la Russia che fornisce la maggior parte del peso militare del blocco, inclusa la deterrenza nucleare e grandi forze convenzionali.
L’organizzazione ha affrontato il suo test operativo più significativo nel gennaio 2022, quando ha dispiegato più di 2.000 militari in Kazakistan dopo che il presidente Kassym-Jomart Tokayev ha richiesto assistenza durante alcuni disordini.
Tuttavia, le divisioni politiche hanno da allora indebolito la sua coesione, con l’Armenia che si è distanziata dall’organizzazione pur rimanendo in via formale elencata come membro.
La CSTO ha comunque adottato un nuovo piano di cooperazione militare che copre il 2026–2030 mentre Mosca detiene la presidenza rotativa dell’organizzazione.
Alleanza Stati Uniti–Giappone
L’alleanza tra Stati Uniti e Giappone resta un pilastro centrale della sicurezza indo-pacifica, combinando la deterrenza nucleare americana e la portata militare globale con le capacità marittime, aeree e di difesa missilistica avanzate del Giappone mentre le tensioni che coinvolgono Cina, Corea del Nord e Russia si intensificano.
Il paese nipponico ha speso 62,2 miliardi di dollari per le sue forze armate nel 2025, a dimostrazione di come voglia mantenere un ruolo predominante nel contesto asiatico.
Uno dei test più persistenti dell’alleanza si è concentrato sulle contese Isole Senkaku, dove le crescenti tensioni con la Cina hanno ripetutamente spinto Washington a ribadire che le isole rientrano nel trattato di sicurezza bilaterale.
Tokyo contribuisce anche ai costi per ospitare le forze statunitensi, integrando ulteriormente le strutture di sicurezza dei due paesi.
Alleanza Stati Uniti–Corea del Sud
L’alleanza Stati Uniti–Corea del Sud resta un pilastro centrale della sicurezza nella penisola coreana con un particolare focus su un confine delicatissimo come quello con la Corea del Nord.
La relazione è stata forgiata durante la Guerra di Corea del 1950–1953, quando le forze statunitensi hanno combattuto a fianco della Corea del Sud contro la Corea del Nord e i suoi alleati.
I due paesi hanno poi formalizzato la loro relazione di difesa attraverso il Trattato di Difesa Mutua del 1953. Oggi, più di 28.000 personale militare statunitense è di stanza nel paese asiatico.
Il partenariato è anche sostenuto da importanti trasferimenti di armi statunitensi a Seoul, inclusi caccia F-35, sistemi di difesa missilistica Patriot ed elicotteri Apache.
L’alleanza ha affrontato un altro test maggiore nel 2010, quando l’esercito di Pyongyang ha affondato la nave da guerra sudcoreana Cheonan e successivamente ha bombardato l’isola di Yeonpyeong, aumentando in modo brusco le tensioni nella penisola.
Alleanza Stati Uniti–Filippine
L’alleanza tra Stati Uniti e Filippine, stabilita sotto il Trattato di Difesa Mutua del 1951 e conosciuta come Enhanced Defense Cooperation Agreement, ha guadagnato una rinnovata importanza strategica viste le crescenti tensioni nel Mar Cinese Meridionale.
Washington e Manila hanno espanso le esercitazioni militari congiunte, la cooperazione alla difesa e gli accordi di accesso negli ultimi anni.
I suoi test più seri recenti sono venuti da confronti con la Cina intorno ad aree contese come Second Thomas Shoal.
Nel 2026, Washington ha nuovamente stabilito il suo impegno, definito come “incrollabile” e ha allocato altri 144 milioni di dollari per i siti sotto controllo dell’alleanza.
Alliance of Sahel States
L’Alliance of Sahel States (AES) è emersa come uno dei più nuovi accordi di sicurezza collettiva dell’Africa dopo la rottura dei tre paesi con l’ECOWAS e la riduzione della cooperazione di sicurezza con le potenze occidentali, con membri Burkina Faso, Mali e Niger.
Il blocco si è rivolto sempre più verso la Russia mentre cerca sostegno militare contro i gruppi armati che operano attraverso il Sahel.
L’AES ha stabilito una forza congiunta di circa 5.000 soldati, combinando capacità terrestri, aeree e di intelligence, mentre la Russia ha promesso supporto militare e tecnico aggiuntivo.
Il suo test più grande si sta già svolgendo, poiché Burkina Faso, Mali e Niger combattono insurrezioni persistenti mentre, in contemporanea, devono contrastare l’influenza degli ex partner di sicurezza occidentali, in particolare la Francia.
Framework di sicurezza collettiva ECOWAS
L’Economic Community of West African States (ECOWAS) risulta più un’organizzazione economica e politica che militare. Nonostante ciò il suo ruolo di sicurezza si è espanso mentre l’Africa occidentale affronta terrorismo, instabilità politica e crimine transfrontaliero, con 11 paesi dell’Africa occidentale membri, ovvero:
- Benin
- Capo Verde
- Costa d’Avorio
- Gambia
- Ghana
- Guinea-Bissau
- Liberia
- Nigeria
- Senegal
- Sierra Leone
- Togo
Tra questi dovrebbe figurare anche la Guinea, che al momento è stata però esclusa a causa di un colpo di stato.
Uno dei suoi test più importanti affrontati recentemente dall’organizzazione è stato un golpe nel Niger del luglio 2023, quando l’ECOWAS ha minacciato un intervento militare e attivato preparativi per una forza di standby, ma alla fine si è fermato prima del dispiegamento.






















