L’azienda ucraina Celebra Tech sta completando lo sviluppo di un’arma laser denominata Trident. Questo sistema che, stando a quanto dichiarato dalla stessa compagnia, sarebbe in grado di neutralizzare droni, elicotteri e persino missili da distanze rilevanti.
Come riportato dal sito TechRadar, il progetto si inserisce in un contesto globale in cui le tecnologie a energia diretta stanno ricevendo investimenti sempre più consistenti, soprattutto dopo il 2022, con il conflitto tra Russia e Ucraina che ha accelerato la ricerca su soluzioni anti-drone.
Stando a diverse analisi parallele pubblicate nel 2024 e nel 2025 su portali come Defense News, il programma Trident si distingue soprattutto per la promessa di costi molto contenuti rispetto ai sistemi adottati finora.
Come funziona Trident
Il principio operativo di Trident si basa su un raggio laser ad alta energia capace di colpire e danneggiare componenti critici dei bersagli, come sensori ottici, elettronica di bordo e le ali di velivoli più grandi
Il sistema può risultare efficace contro droni fino a 1,5 chilometri di distanza, distruggendo o rendendo inutilizzabili dispositivi nemici attraverso un riscaldamento localizzato estremamente preciso.
Questo tipo di approccio è simile a quello adottato da altri sistemi occidentali, come il DragonFire sviluppato nel Regno Unito, presentato pubblicamente con un investimento stimato di circa 120 milioni di sterline (poco più di 140 milioni di euro). Tuttavia, secondo l’azienda ucraina, Trident avrebbe un costo di produzione di molto inferiore rispetto a tali programmi, anche se non sono stati forniti numeri ufficiali verificabili a riguardo.
Per quanto riguarda bersagli più complessi, gli sviluppatori dichiarano che Trident può colpire elicotteri e aerei fino a una distanza di 5 chilometri, mentre a 10 chilometri manterrebbe ancora sufficiente potenza per accecare i sistemi di sorveglianza nemici, riducendo in modo notevole la loro efficacia operativa.
Non solo: gli ultimi aggiornamenti tecnologici sembrano aver reso questa piattaforma difensiva ancora più determinante nei contesti di guerra. Trident è stato infatti dotato di funzioni avanzate di puntamento, tra cui figura un sistema di tracciamento automatico dei bersagli.
Inoltre, è stato implementato un meccanismo di “ri-calibrazione” del raggio che consente agli operatori di correggere la traiettoria del laser anche durante l’ingaggio. Questo tipo di controllo dinamico rappresenta un passo importante rispetto alle prime generazioni di armi laser, spesso limitate da difficoltà nel mantenere il fuoco su bersagli mobili.
Potenzialità e dubbi su questo interessante progetto
Le origini di questo progetto risalgono al periodo tra il 2021 e il 2022, quando un prototipo denominato Trident-120 è stato sottoposto a test in condizioni operative reali.
Secondo quanto dichiarato da Celebra Tech, questo primo modello aveva una forma che lo rendeva molto simile a un fucile leggero, suggerendo un approccio iniziale più compatto e forse orientato all’uso su piccola scala.
Durante queste prove, il sistema avrebbe colpito con successo le apparecchiature optoelettroniche degli elicotteri d’attacco Ka-52, oltre a danneggiare droni da ricognizione Orlan e stazioni di osservazione terrestre Murom.
Vadym Sukharevskiy, ex comandante delle Unmanned Systems Forces ucraine, ha dichiarato che il sistema sarebbe attualmente in grado di colpire aerei a un’altitudine superiore ai 2 chilometri.
Questa affermazione, se confermata, indicherebbe un livello di maturità tecnologica significativo, considerando le difficoltà legate alla dispersione atmosferica del raggio laser e alla stabilizzazione del puntamento su bersagli in rapido movimento.
La compagnia afferma inoltre che Trident potrebbe essere impiegato anche per operazioni di sminamento, ovvero la neutralizzazione di mine e ordigni inesplosi tramite energia diretta. Tuttavia, questa funzione non è stata dimostrata pubblicamente né verificata da osservatori esterni, e rimane quindi una capacità teorica.
In realtà, proprio l’assenza di prove concrete rispetto alle reali prestazioni del dispositivo sono fonte di grandi dubbi. Senza verifiche da terze parti, le potenzialità di questa piattaforma restano teoriche.
Non solo Trident
L’azienda, che conta una quindicina di dipendenti impegnati nello sviluppo del progetto, sta lavorando anche su altre tecnologie rilevanti a livello bellico. Tra queste figura il drone FPV a fibra ottica Laurus-13F, oltre a sistemi di guerra elettronica e altri software specializzati in diversi ambiti bellici.
Il numero ridotto di ingegneri coinvolti appare sorprendente se confrontato con i grandi programmi occidentali, che spesso richiedono centinaia di specialisti e anni di sviluppo. Nel panorama internazionale, diversi progetti analoghi stanno comunque emergendo anche altrove.
Negli Stati Uniti, ad esempio, aziende come Lockheed Martin e Northrop Grumman stanno sviluppando sistemi laser per la difesa contro sciami di droni, mentre AeroVironment ha presentato soluzioni come la piattaforma LOCUST.
Anche la US Navy ha testato laser a basso costo, con alcune iniziative che puntano a ridurre in modo drastico il costo per ingaggio rispetto ai missili tradizionali. In questo contesto, l’idea di un sistema economico e scalabile come Trident risulta particolarmente interessante, soprattutto per paesi con budget limitati.
Nonostante il potenziale, resta il fatto che un’arma laser in grado di risolvere tutte le minacce aeree a costi ridotti rappresenta ancora più un obiettivo teorico che una realtà consolidata.
Sfide tecniche, come la dissipazione del calore, l’alimentazione energetica e le condizioni atmosferiche avverse, continuano a rappresentare ostacoli significativi per piattaforme di questo tipo. Di certo, il lavoro di Celebra Tech costituisce un punto di riferimento per quanto concerne lo sviluppo di futuri sistemi difensivi anti-drone.






















