Ho partecipato volentieri all’incontro con società BIP per discutere di non solo di un tema puramente tecnico, ma di quello che è diventato, a tutti gli effetti, il primo fronte della nostra difesa nazionale: la cybersicurezza.
Sotto la guida del Governo Meloni, abbiamo tracciato una linea chiara: non esiste sovranità politica ed economica senza una vera sovranità tecnologica. Le minacce che affrontiamo quotidianamente – che colpiscono i nostri ospedali, le nostre infrastrutture energetiche e le banche dati della Pubblica Amministrazione – ci impongono un cambio di passo radicale.
Il primo pilastro di questo cambio di passo è la collaborazione tra pubblico e privato. Lo Stato non può e non deve fare tutto da solo. Per mettere in sicurezza l’Italia, abbiamo bisogno delle migliori energie della Nazione: le istituzioni dettano le regole e proteggono il perimetro strategico, ma sono le aziende e le società di consulenza avanzata, come quelle rappresentate in questa sala, a possedere l’agilità e l’innovazione necessarie per stare al passo con le minacce.
Vogliamo un’alleanza strutturale, non episodi isolati. Dobbiamo condividere informazioni, best practices e soprattutto competenze.
Questo ci porta al secondo punto cruciale: le competenze. La sicurezza informatica è fatta da tecnologie, ma cammina sulle gambe delle persone.
Nella nostra Pubblica Amministrazione stiamo introducendo l’obbligo di dotarsi di figure dirigenziali specifiche, a partire dal CISO (Chief Information Security Officer). Non basta però nominare un responsabile sulla carta. Dobbiamo adeguare i contratti di lavoro e le tutele.
Non possiamo continuare a formare talenti all’interno dello Stato per poi vederli fuggire dopo pochi mesi perché il settore pubblico non riesce a essere competitivo. Dobbiamo garantire percorsi di carriera adeguati, reskilling continuo per i nostri dipendenti e meccanismi che, come abbiamo fatto per l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, proteggano gli investimenti formativi dello Stato evitando la dispersione delle nostre migliori intelligenze.
Infine, il tema degli acquisti. Questa è una battaglia storica di Fratelli d’Italia e un obiettivo centrale del nostro lavoro in Parlamento: dobbiamo cambiare le regole delle gare d’appalto per i software nella Pubblica Amministrazione.
Per troppo tempo abbiamo assistito a gare vinte con la logica del massimo ribasso. Ma quando si parla di dati sensibili dei cittadini italiani, la sicurezza non può essere sacrificata sull’altare del risparmio a tutti i costi.
È per questo che, nelle nuove disposizioni normative, stiamo imponendo che negli appalti tecnologici l’offerta economica non possa pesare per più del 10%. Il restante 90% deve premiare la qualità, la solidità dell’architettura informatica e l’affidabilità.
E, lasciatemelo dire chiaramente, vogliamo introdurre criteri di premialità per chi utilizza tecnologie italiane o di nazioni alleate. I soldi dei contribuenti italiani devono servire a comprare sicurezza reale e, contemporaneamente, a far crescere la nostra filiera industriale e quella europea, riducendo la dipendenza da tecnologie di nazioni che non condividono i nostri stessi valori democratici.
In Commissione Trasporti e Telecomunicazioni lavoriamo ogni giorno per costruire un’Italia connessa, ma soprattutto un’Italia sicura. Il lavoro da fare è tanto, ma la rotta è tracciata.
Contiamo sulle migliori realtà del settore privato per vincere questa sfida. L’Italia non è più un bersaglio facile, ma una Nazione che investe, protegge e guarda al futuro con consapevolezza.
