Salvatore Deidda (Fratelli d’Italia)
La sicurezza informatica è fatta da tecnologie, ma cammina sulle gambe delle persone

Salvatore Deidda
21 Giugno 2026 Facebook
Ho partecipato volentieri all’incontro con società BIP per discutere di non solo di un tema puramente tecnico, ma di quello che è diventato, a tutti gli effetti, il primo fronte della nostra difesa nazionale: la cybersicurezza.
Sotto la guida del Governo Meloni, abbiamo tracciato una linea chiara: non esiste sovranità politica ed economica senza una vera sovranità tecnologica. Le minacce che affrontiamo quotidianamente – che colpiscono i nostri ospedali, le nostre infrastrutture energetiche e le banche dati della Pubblica Amministrazione – ci impongono un cambio di passo radicale.
Il primo pilastro di questo cambio di passo è la collaborazione tra pubblico e privato. Lo Stato non può e non deve fare tutto da solo. Per mettere in sicurezza l’Italia, abbiamo bisogno delle migliori energie della Nazione: le istituzioni dettano le regole e proteggono il perimetro strategico, ma sono le aziende e le società di consulenza avanzata, come quelle rappresentate in questa sala, a possedere l’agilità e l’innovazione necessarie per stare al passo con le minacce.
Vogliamo un’alleanza strutturale, non episodi isolati. Dobbiamo condividere informazioni, best practices e soprattutto competenze.
Questo ci porta al secondo punto cruciale: le competenze. La sicurezza informatica è fatta da tecnologie, ma cammina sulle gambe delle persone.
Nella nostra Pubblica Amministrazione stiamo introducendo l’obbligo di dotarsi di figure dirigenziali specifiche, a partire dal CISO (Chief Information Security Officer). Non basta però nominare un responsabile sulla carta. Dobbiamo adeguare i contratti di lavoro e le tutele.
Non possiamo continuare a formare talenti all’interno dello Stato per poi vederli fuggire dopo pochi mesi perché il settore pubblico non riesce a essere competitivo. Dobbiamo garantire percorsi di carriera adeguati, reskilling continuo per i nostri dipendenti e meccanismi che, come abbiamo fatto per l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, proteggano gli investimenti formativi dello Stato evitando la dispersione delle nostre migliori intelligenze.
Infine, il tema degli acquisti. Questa è una battaglia storica di Fratelli d’Italia e un obiettivo centrale del nostro lavoro in Parlamento: dobbiamo cambiare le regole delle gare d’appalto per i software nella Pubblica Amministrazione.
Per troppo tempo abbiamo assistito a gare vinte con la logica del massimo ribasso. Ma quando si parla di dati sensibili dei cittadini italiani, la sicurezza non può essere sacrificata sull’altare del risparmio a tutti i costi.
È per questo che, nelle nuove disposizioni normative, stiamo imponendo che negli appalti tecnologici l’offerta economica non possa pesare per più del 10%. Il restante 90% deve premiare la qualità, la solidità dell’architettura informatica e l’affidabilità.
E, lasciatemelo dire chiaramente, vogliamo introdurre criteri di premialità per chi utilizza tecnologie italiane o di nazioni alleate. I soldi dei contribuenti italiani devono servire a comprare sicurezza reale e, contemporaneamente, a far crescere la nostra filiera industriale e quella europea, riducendo la dipendenza da tecnologie di nazioni che non condividono i nostri stessi valori democratici.
In Commissione Trasporti e Telecomunicazioni lavoriamo ogni giorno per costruire un’Italia connessa, ma soprattutto un’Italia sicura. Il lavoro da fare è tanto, ma la rotta è tracciata.
Contiamo sulle migliori realtà del settore privato per vincere questa sfida. L’Italia non è più un bersaglio facile, ma una Nazione che investe, protegge e guarda al futuro con consapevolezza.