Ora che i concorrenti stanno usando i loro modelli per crearne di nuovi (un processo chiamato distillation), urlano al ladro.
Dicono che i rivali rubano i loro dati a milioni per farsi una AI a costo zero.
La domanda che li tormenta è: perché costruire un modello da miliardi di dollari se poi te lo clonano in quattro e quattr’otto.
Il punto è che per loro utilizzare proprietà intellettuale altrui senza pagare è “fair use” mentre se lo fanno altri è un crimine. Perché ovviamente, i diritti d’autore valgono solo per loro.
Ma appropriarsi del lavoro altrui è esattamente quello che loro hanno fatto ai siti web per anni.
Ma con un elemento in più : non solo hanno raschiato i dati altrui gratis, ma hanno intasato i server al punto che i proprietari dei siti hanno dovuto pagare bollette folli per ospitare i loro bot.
Anthropic, che si vanta di essere “l’azienda più etica” è in realtà la peggiore: per ogni singolo link che restituisce al web, i suoi bot fanno migliaia di richieste ai siti.
La morale di “Businness Insider”
Benvenuti nel nuovo internet, ragazzi. Dove chi vive di vetro (o di dati) non dovrebbe lanciare pietre.
Se pubblichi qualcosa online, qualcuno lo userà in modi che non ti piacciono.
È una regola vecchia come il web, anche se voi, cari OpenAI o Google lo scoprite solo adesso.
L’ironia della sorte: Rubare i dati degli altri è facile… ma piangere quando vi rubano i vostri è ancora più facile.
