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Negli ultimi giorni è tornato al centro del dibattito un tema cruciale per il futuro digitale del Paese: la richiesta avanzata dagli operatori di telefonia mobile al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di rinnovare gratuitamente le frequenze in scadenza, prolungandone l’utilizzo fino al 2037.
Una proposta che, a conti fatti, ha dell’incredibile: parliamo di risorse pubbliche e scarse il cui valore stimato si colloca tra i 5 e i 6 miliardi di euro.
Cosa c’è dietro la richiesta?
Gli operatori motivano la richiesta puntando su generiche promesse di investimento futuro. Tuttavia, l’offerta presenta punti critici evidenti:
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Mancanza di trasparenza: Non vengono indicati importi precisi né meccanismi di controllo efficaci.
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Assenza di garanzie: Non sono previsti obblighi di restituzione o penali nel caso in cui gli impegni presi non vengano mantenuti.
Un settore già ampiamente sostenuto dallo Stato
Concedere le frequenze a titolo gratuito suona come una beffa, soprattutto se si guarda allo storico dei finanziamenti pubblici. Dal 2016 a oggi, infatti, lo Stato ha già investito ben 11,5 miliardi di euro di risorse pubbliche per sostenere reti e connettività.
Regalare asset strategici di questo valore a fronte di semplici promesse rischia di trasformarsi in un “pacco regalo” a spese della collettività e di chi paga regolarmente le tasse.
L’appello al Governo
Il rigore economico e finanziario che giustamente viene chiesto ai cittadini deve valere anche per i grandi player di mercato. L’auspicio è che il Governo respinga questa richiesta priva di fondamento economico e logico, tutelando un patrimonio pubblico fondamentale per l’economia e la digitalizzazione dell’Italia.






















