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Andreas Stuhlmüller, cofondatore e amministratore delegato della società di ricerca sull’Intelligenza Artificiale nota come Elicit, ritiene plausibile che entro i prossimi dodici mesi attacchi informatici potenziati da tale tecnologia possano prendere di mira servizi essenziali, dalle reti elettriche alle banche, fino alle forniture idriche, con conseguenze ancora peggiori rispetto a quanto accaduto negli scorsi giorni sul territorio transalpino.
Supermercati francesi nel caos: cosa è successo?
Secondo le ricostruzioni diffuse da testate giornalistiche come Reuters e Le Monde, l’incidente ha interessato numerosi punti vendita di grandi catene francesi, tra cui Intermarché, Netto, Coopérative U, Carrefour, Monoprix ed E.Leclerc. Reuters ha riferito che circa 150 negozi Intermarché sono stati colpiti, mentre Carrefour ha segnalato problemi in 80 punti vendita.
Gli aggressori avrebbero sfruttato vulnerabilità nei controllori della refrigerazione collegati a Internet, modificando da remoto le impostazioni dei cicli di sbrinamento.
In alcuni casi, il processo sarebbe stato prolungato da circa un’ora fino a otto ore, impedendo agli impianti di mantenere temperature adeguate.
Le apparecchiature coinvolte sarebbero associate a tecnologie di Danfoss, Copeland e della sua controllata Dixell.
Le autorità francesi hanno avviato accertamenti, mentre l’Agence nationale de la sécurité des systèmes d’information (ANSSI) ha esaminato le falle di sicurezza.
Le prime ricostruzioni hanno indicato diverse possibili criticità, come problemi di configurazione e software non aggiornato. Non è stato però dimostrato che l’intelligenza artificiale sia stata utilizzata per condurre l’attacco.
Come è facile intuire, sospendere la refrigerazione ha portato al deterioramento di alimenti come carne, latticini, prodotti freschi e alimenti surgelati, che sono dunque poi stati smaltiti.
Un caso raccontato da Business Insider riguarda il punto vendita Intermarché di La Haye-du-Puits, in Normandia.
Il direttore Julien Fréret ha stimato perdite per circa 112.000 dollari in merce distrutta durante l’attacco.
La testimonianza mostra quanto un problema informatico possa tradursi in spreco alimentare e in un enorme danno economico.
La colpa è davvero dell’AI?
Il caso francese non dimostra che l’AI sia già responsabile di attacchi simili, ma illustra perché la tecnologia potrebbe amplificare minacce esistenti.
Questa tecnologia può assistere nell’analisi del software, nell’individuazione di configurazioni deboli e nell’automazione di alcune attività di ricerca tecnica.
Le stesse capacità possono essere utilizzate dai difensori per individuare falle e correggerle mentre, nelle mani di cybercriminali, possono rendere più rapida la ricerca di dispositivi vulnerabili e facilitare tentativi su larga scala.
Il rischio ipotizzato da Stuhlmüller non richiede per forza una nuova categoria di attacco: potrebbe bastare rendendo più veloci e meno costose le tecniche già conosciute.
Le infrastrutture critiche, però, non sono tutte uguali.
Una rete elettrica, un impianto di trattamento dell’acqua, una banca e un sistema di comunicazioni hanno controlli e livelli di esposizione differenti.
Compromettere un controllore di refrigerazione accessibile dalla rete non significa poter assumere con la stessa facilità il controllo di una rete nazionale.
Al momento non ci sono prove che un attacco coordinato capace di interrompere in contemporanea elettricità, servizi bancari, internet e acqua potabile sia imminente.
Le preoccupazioni sulla sicurezza delle infrastrutture sono comunque documentate da organismi tecnici. Il National Institute of Standards and Technology (NIST), per esempio, ha pubblicato indicazioni per rafforzare la protezione dei sistemi operativi utilizzati nel settore idrico, dove pompe, valvole e impianti di trattamento possono dipendere da tecnologie digitali e accessi remoti.
Queste indicazioni non confermano una catastrofe imminente, ma sottolineano l’importanza di proteggere i sistemi connessi in modo preventivo.
Come contrastare attacchi su larga scala
Di fronte a questo scenario, Stuhlmüller invita le famiglie a prepararsi a due settimane di interruzioni significative.
Il suo piano comprende contanti, acqua potabile, alimenti non deperibili, una fonte di energia di riserva e una soluzione alternativa per collegarsi a Internet.
Suggerisce di tenere abbastanza denaro fisico da coprire diverse settimane di spese. Questo perché, nel mirino dei cybercriminali, potrebbero facilmente esservi terminali di pagamento, sportelli automatici o servizi bancari digitali. Di fatto, si parla di elementi che potrebbero diventare temporaneamente indisponibili in caso di offensiva massiccia.
Non significa che ogni attacco informatico può provocare un blocco bancario, ma una piccola riserva di denaro può offrire flessibilità in caso di emergenza.
Per le comunicazioni, Stuhlmüller indica Starlink Mini, un terminale per Internet satellitare che potrebbe offrire un’alternativa quando la banda larga o le reti cellulari non funzionano.
La stima riportata è di circa 150 dollari (circa 134 euro) per l’apparecchiatura e 10 dollari al mese (meno di 9 euro) per un’opzione di riserva a prova di attacco.
Anche il collegamento satellitare, tuttavia, richiede energia, una visuale adeguata del cielo e una rete funzionante, quindi non elimina ogni possibile blackout della rete.
Per alimentare i dispositivi essenziali, la configurazione di base proposta comprende una batteria al litio-ferro-fosfato da 1 kWh e un pannello solare pieghevole da 400 W, per un costo stimato di 1.250 dollari (1.115 euro).
L’energia accumulata potrebbe servire a ricaricare telefoni e laptop oltre ad alimentare le apparecchiature di comunicazione.
Una soluzione più ampia, stimata di circa 5.000 dollari (poco meno di 4.500 euro), aggiunge una batteria più grande, tre pannelli solari e un generatore a doppia alimentazione, con la possibilità di sostenere anche un frigorifero.
I generatori devono essere utilizzati esclusivamente all’aperto, mai dentro casa o in garage, perché possono produrre monossido di carbonio, un gas inodore e potenzialmente letale.
La Federal Emergency Management Agency (FEMA) raccomanda di collocarli ad almeno sei metri da porte, finestre e altre aperture. La sicurezza non deve essere sacrificata per ottenere elettricità durante un eventuale blackout.
Per le scorte, Stuhlmüller raccomanda circa 53 litri a persona, e cibo sufficiente per quattordici giorni, prediligendo alimenti a lunga scadenza, in scatola o che comunque non necessiti di frigo o freezer per la conservazione.
Una radio meteorologica NOAA alimentata a manovella può aiutare a ricevere avvisi quando telefoni e connessioni Internet non sono disponibili, anche se la ricezione varia in base alla zona.
Avere a disposizione dispositivi come torce e batterie aggiuntive è un plus da non sottovalutare.
Non un’emergenza ma un’eventualità realistica per il futuro
L’attacco ai supermercati francesi mostra dunque come una vulnerabilità digitale possa provocare danni fisici, perdite economiche e sprechi alimentari.
Tutto ciò, però, non prova che un attacco generalizzato alle infrastrutture sia destinato a verificarsi entro un anno, né che l’AI sia stata impiegata nell’incidente.
Prepararsi a eventuali interruzioni resta comunque utile anche in caso di calamità naturali come alluvioni o comunque blackout prolungati.
L’obiettivo di queste precauzioni non è dare per certa una catastrofe, ma ridurre la dipendenza immediata da servizi che, per ragioni diverse, potrebbero smettere di funzionare in modo improvviso, andando a impattare in modo enorme sul nostro stile di vita.






















