Operazione Epic Fury: la cronistoria di un conflitto dai costi nascosti
Dall’inizio del conflitto, il Dipartimento della Guerra ha pubblicato il conteggio ufficiale delle vittime sul sito web del Defense Casualty Analysis System (DCAS), che traccia i membri del servizio “deceduti, feriti, malati o infortunati” per conto del Congresso e del Presidente.
Questo totale ufficiale, documentato da mesi di inchieste giornalistiche, ha rappresentato una grossa sottostima, frutto di quella che lo stesso funzionario ha definito in precedenza una “copertura delle vittime” (casualty cover-up).
Tuttavia, a seguito di una serie di attacchi iraniani contro le strutture statunitensi in Medio Oriente a luglio, la scorsa settimana il Pentagono ha introdotto un nuovo approccio.
Le vittime registrate a partire dal 7 luglio vengono ora conteggiate separatamente su una nuova pagina web con una denominazione generica: “Operazioni d’oltremare” (Overseas Operations).
Un aumento dell’83% delle perdite dopo il cessate il fuoco
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273 truppe statunitensi sono state uccise o ferite dal 7 luglio, secondo il totale aggiornato a lunedì sulla nuova pagina dedicata alle operazioni d’oltremare.
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Se combinato con la pagina DCAS esistente per la guerra in Iran, il conteggio ufficiale si attesta a 704, registrando un aumento dell’83% delle perdite rispetto all’8 aprile, giorno in cui è stato raggiunto il primo accordo di cessate il fuoco tra l’amministrazione Trump e l’Iran.
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Considerando le vittime note ma ignorate dalla pagina DCAS, il totale supera i 900 effettivi.
Per mesi, il Pentagono ha evitato di commentare le anomalie del DCAS e le ragioni dietro al cambio di conteggio, anticipato dal New York Times.
La scorsa settimana, il Pentagono ha dichiarato al quotidiano che “da quando l’Operazione Epic Fury si è conclusa, il dipartimento classifica le vittime come operazioni d’oltremare nell’area di responsabilità del CENTCOM” (il Comando Centrale che sovrintende alle operazioni militari statunitensi in Medio Oriente).
“Questo è sicuramente concepito per nascondere il conteggio dei feriti,” ha dichiarato un funzionario mantenendo l’anonimato, evidenziando come anche la “incompetenza” abbia generato confusione nel bilancio delle perdite.
Attacchi iraniani e fallimento dei sistemi di difesa
Il cambiamento arriva dopo le dichiarazioni del portavoce del Pentagono Sean Parnell, che il 20 luglio ha definito “infondate e maliziose” le notizie su un presunto sforzo del Pentagono per nascondere decine di vittime statunitensi.
Il picco di perdite è la conseguenza di attacchi iraniani contro almeno nove avamposti statunitensi in Medio Oriente a partire dal 9 luglio, secondo quanto riferito da un secondo funzionario statunitense.
L’esercito iraniano è riuscito a sopraffare i sistemi di difesa aerea degli Stati Uniti sfruttando un mix di droni d’attacco e missili balistici avanzati, nonostante i proclami del presidente Donald Trump e del Segretario alla Guerra Pete Hegseth sulla totale distruzione delle forze militari iraniane.
Nel frattempo, il bilancio dei feriti sul DCAS per l’Operazione Epic Fury (la denominazione ufficiale della guerra) è sceso da 500 a 431 unità.
Le anomalie nei dati e le lesioni cerebrali non registrate
Molteplici inchieste hanno svelato gravi discrepanze nei dati ufficiali:
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Il caso del Maggiore Sorffly Davius: Ufficiale della Guardia Nazionale dell’Esercito di New York, morto per una malattia improvvisa in Kuwait il 6 marzo, risulta ancora assente dalla lista ufficiale dei caduti del Pentagono, nonostante il cordoglio pubblico espresso da parlamentari e alti ufficiali.
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Il rogo sulla USS Gerald R. Ford: Più di 200 marinai trattati per inalazione di fumo o lacerazioni a causa di un incendio a bordo della portaerei lo scorso 12 marzo non compaiono tra i feriti in azione registrati dal DCAS.
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Traumi cranici ignorati: Documenti ottenuti tramite il Freedom of Information Act mostrano centinaia di ferite non segnalate ufficialmente tra fine febbraio e aprile, tra cui lesioni da shrapnel, fratture e almeno 170 casi di traumi alla testa.
Il presidente Donald Trump ha storicamente sminuito i traumi cerebrali riportati dai soldati definendoli semplici “mal di testa” e problemi “non gravi”.




















