Il boom dell’intelligenza artificiale sta guidando una domanda senza precedenti di data center, sollevando preoccupazioni per il loro crescente consumo di energia, utilizzo di acqua e impronta di carbonio.
Queste sfide spingono le aziende a guardare oltre i tradizionali data center sulla terraferma.
Il vero banco di prova è se l’oceano possa diventare la prossima frontiera di calcolo dell’intelligenza artificiale senza trasformarsi nel suo prossimo problema ambientale.
Alcuni sviluppatori stanno esplorando l’oceano come nuova ubicazione per le infrastrutture AI, sperando che i data center sottomarini possano migliorare l’efficienza energetica e di raffreddamento, utilizzando meno acqua dolce e suolo rispetto agli edifici a terra.
L’ascesa delle infrastrutture AI oceaniche
Nel 2015, Microsoft ha avviato un progetto di ricerca per esplorare la fattibilità, i vantaggi e le sfide dei data center sottomarini, posizionando nel 2018 un data center impermeabile sul fondo marino vicino alle Isole Orkney in Scozia.
Dopo due anni, Microsoft ha riscontrato che i server sottomarini si guastavano a circa un ottavo del tasso rispetto a quelli terrestri, grazie alla minore esposizione a ossigeno, umidità e sbalzi termici.
Tuttavia, Microsoft ha chiuso il progetto nel 2024, optando per centri a terra più grandi, facili da espandere e riparare.
Altri paesi sono invece andati avanti:
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Cina: Ha realizzato a Shanghai il primo data center sottomarino al mondo alimentato a energia eolica, entrato in piena attività commerciale a maggio 2026, riducendo l’elettricità per il raffreddamento di almeno il 30%.
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Giappone: Sta testando piattaforme galleggianti a Yokohama che sfruttano l’acqua marina per il raffreddamento e pannelli solari per l’energia.
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Singapore: La società di infrastrutture Keppel ha avviato nel 2026 la costruzione di un data center galleggiante a quattro piani, la cui apertura è prevista per il 2028.
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Corea del Sud e Stati Uniti: A Ulsan si pianifica un centro subacqueo da oltre 100.000 server, mentre nel Maine (USA) è stato proposto un data center sommerso nella Baia di Fundy alimentato da turbine mareomotrici.
La promessa dei data center sottomarini
Questi approcci riducono la domanda di elettricità dalla rete elettrica e il consumo di acqua dolce.
Un ulteriore vantaggio è la vicinanza alla popolazione: un sondaggio Gallup di marzo 2026 ha evidenziato che il 70% degli americani si oppone alla costruzione di data center AI nelle proprie comunità, ma oltre metà della popolazione mondiale vive entro 190 km da una costa.
La manutenzione resta tuttavia una sfida critica: se un computer si guasta sott’acqua, l’intero modulo sigillato deve essere portato in superficie.
Può l’oceano sostenere l’Intelligenza Artificiale?
La principale preoccupazione ambientale riguarda lo scarico dell’acqua di raffreddamento riscaldata.
Gli impianti operativi attuali registrano un aumento della temperatura dell’acqua di circa 1 grado Celsius nelle vicinanze.
Considerando che l’UNESCO stima che circa il 60% degli ecosistemi marini sia già degradato o sfruttato in modo insostenibile e che l’oceano si sta già riscaldando a causa dei cambiamenti climatici, l’ulteriore calore emesso dai data center potrebbe generare inquinamento termico localizzato, minacciando le barriere coralline e le reti alimentari marine.
I data center sottomarini potrebbero aiutare l’IA a crescere alleggerendo la pressione sulla terraferma, ma resta da verificare se l’oceano potrà reggere questo impatto senza subire danni ambientali irreparabili.






















