Non solo auto e tech: come i giganti tedeschi dell’ottica (Zeiss e SCHOTT) scelgono la Cina

ZEISS SCHOTT OPTIC

Zeiss, SCHOTT e altri gruppi tedeschi hanno scelto di essere presenti dove ottica, materiali, chip e intelligenza artificiale incontrano la grande industria dell’occhiale. Per l’Europa è il momento di andare a vedere.

Sommario

A gennaio lo stabilimento Zeiss Vision Care di Guangzhou è entrato nella Global Lighthouse Network del World Economic Forum, la rete che riunisce gli impianti industriali considerati un modello mondiale, primo nel settore delle lenti. Uno dei riferimenti globali per la produzione di lenti oggi è tedesco, e si trova nel Guangdong, a meno di un’ora di treno da Shenzhen.

A settembre un altro grande gruppo tedesco, SCHOTT, ha scelto proprio Shenzhen e la China International Optoelectronic Exposition per presentare RealView 2.0 lightweight, un nuovo vetro ottico per le lenti degli occhiali intelligenti.

Non Monaco, non Francoforte: Shenzhen.

Non sono episodi isolati. Sono i segnali più visibili di una scelta che l’industria tedesca dell’ottica sta portando avanti da anni, con metodo e senza clamore.

La capitale che non ti aspetti

In Europa Shenzhen è nota per BYD, Tencent, i droni, le batterie e la robotica.

Molto meno noto è che ospita uno dei maggiori distretti mondiali dell’occhiale.

Secondo il governo del distretto, Longgang produce ogni anno 125 milioni di paia di occhiali di fascia medio-alta, oltre metà del mercato mondiale di quel segmento, con circa 1.500 imprese del settore, di cui circa 1.000 produttori.

Intorno a queste fabbriche è cresciuta una seconda industria: semiconduttori, microdisplay, fotonica, sensori, batterie, intelligenza artificiale.

E la città sta deliberatamente unendo le due filiere.

A giugno la quarta Shenzhen International Optics Fair e la Global AI Glasses Expo si sono aperte insieme, e pochi giorni prima il distretto di Bao’an aveva varato misure dedicate alla ricerca su chip, guide d’onda ottiche, moduli microdisplay, sensori ad alta precisione e batterie per occhiali intelligenti.

È proprio nel punto d’incontro tra queste due filiere che alcuni dei principali gruppi tecnologici tedeschi hanno scelto di posizionarsi.

Zeiss: la Cina come laboratorio per il mondo

Zeiss è il nome tedesco più vicino al mondo delle lenti oftalmiche, e la sua scelta è netta.

Il gruppo dichiara di avere in Cina un hub di innovazione pensato non solo per il mercato cinese ma per il resto del mondo, fondato su produzione intelligente, ricerca localizzata e collaborazione con l’ecosistema locale.

Nel 2025 Zeiss è entrata in Cina nel mercato degli occhiali intelligenti e della realtà aumentata e mista, annunciando investimenti significativi.

Alla fiera dell’ottica di Shanghai di marzo ha aperto il suo primo padiglione autonomo, presentando occhiali intelligenti sviluppati con partner tecnologici cinesi come RayNeo, Qwen e Quark.

Già a fine 2025 aveva stretto una collaborazione con la casa automobilistica Li Auto per i suoi nuovi occhiali AI.

La stessa presenza serve le lenti per la miopia, gli occhiali da sole e gli occhiali intelligenti.

Per Zeiss la Cina non è una scommessa sulla tecnologia: è il luogo dove l’occhiale, tradizionale e intelligente, viene reinventato.

SCHOTT: dalla lente leggera alla lente intelligente

SCHOTT conosce il valore dei materiali nell’occhiale meglio di chiunque.

Fu una sua ricercatrice, Marga Faulstich, a inventare quasi cinquant’anni fa la prima lente leggera per occhiali, da cui è nata la generazione di lenti oggi standard. La stessa azienda sta costruendo la lente di domani.

Il nuovo vetro raggiunge un indice di rifrazione di 2,0 con una densità inferiore a 4 g/cm³, uno dei nodi chiave della nuova generazione di occhiali: più funzioni senza più peso.

Il vetro viene prodotto a Mainz e lavorato in wafer in Asia: il cuore della competenza resta in Germania, la lavorazione si avvicina a chi industrializza.

SCHOTT produce già le guide d’onda dei Meta Ray-Ban Display, in Malesia.

Ma è la strategia a impressionare.

Il CEO Torsten Derr punta ad almeno raddoppiare il ritmo di crescita in Cina, uno dei tre primi mercati del gruppo, con una logica “local-for-local”: più investimenti produttivi, più ricerca e sviluppo sul posto, più autonomia ai circa mille dipendenti cinesi.

SCHOTT ha presentato a Pechino una gamma completa di soluzioni ottiche per la realtà aumentata e sta ampliando il proprio centro tecnologico AR a Suzhou, convinta che entro tre anni la Cina diventerà una grande base produttiva del settore. L’obiettivo dichiarato è unire la precisione europea alla velocità cinese.

Non solo: SCHOTT ha costituito una joint venture con le cinesi Crystal-Optech e T.Best, che combina i propri materiali ottici con le competenze di lavorazione e coating dei partner.

Infineon e gli altri

Il movimento non riguarda solo l’ottica.

Il 7 settembre, alla conferenza mondiale sulla filiera degli occhiali AI organizzata a Bao’an, tra le aziende di punta presenti c’era anche Infineon, il colosso tedesco dei semiconduttori.

Lenti, materiali, chip: su più anelli della nuova catena del valore si incontrano già imprese tedesche.

Una lezione amara

Non tutte le storie tedesche finiscono bene.

OQmented, giovane azienda specializzata in microspecchi per proiettare immagini negli occhiali intelligenti, aveva una tecnologia d’avanguardia, ma dopo due insolvenze in nove mesi brevetti e squadra sono passati al giapponese TDK.

Possedere una buona tecnologia non garantisce di controllarne l’industrializzazione.

Non riguarda solo gli smart glasses

Sarebbe un errore pensare che tutto questo interessi solo chi produce occhiali elettronici.

Gli smart glasses stanno attirando investimenti enormi su vetri ad alto indice, polimeri più leggeri e resistenti, coating più performanti, nuovi processi produttivi.

Sono innovazioni destinate a entrare anche nelle lenti e nelle montature tradizionali, come accadde cinquant’anni fa con la lente leggera di SCHOTT.

E la fabbrica Zeiss di Guangzhou lo dimostra nel modo più concreto: un modello mondiale nella produzione di lenti è nato proprio dentro questo ecosistema.

Per chi fa occhiali, la tecnologia non è un settore a parte: è il prossimo materiale, e il prossimo modo di produrre.

Il metodo tedesco

Il modello è chiaro. Tenere in casa il cuore tecnologico, ma stare fisicamente dove la filiera si forma.

Investire, aprire centri di ricerca, stringere joint venture, presentare i prodotti nelle fiere cinesi, scegliere i partner prima che lo facciano altri.

Non è ingenuità né resa: è il modo con cui questi gruppi proteggono il proprio vantaggio.

Chi è presente decide con chi lavorare e cosa condividere. Chi resta fuori scopre le scelte quando sono già state fatte.

Andare a vedere

In pochi giorni è possibile attraversare l’intera nuova filiera: il distretto dell’occhiale di Longgang, le aziende di fotonica e microdisplay di Nanshan e Bao’an, i fornitori di nuovi materiali, la capacità manifatturiera di Dongguan e, a breve distanza, la fabbrica di lenti di Zeiss a Guangzhou.

Ciò che altrove richiederebbe mesi di visite in Paesi diversi, qui si concentra in poche decine di chilometri.

I tedeschi questo viaggio lo hanno già fatto. Più volte.

La domanda, per chi fa occhiali in Europa, è semplice: possiamo permetterci di conoscere questa trasformazione solo dai comunicati dei nostri concorrenti?

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