Agenti IA, sicurezza informatica e supporto clienti: la rivoluzione abbia inizio

Agente IA automatizza indagini nel Security Operations Center

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Le minacce informatiche odierne stanno mettendo sempre più sotto pressione le aziende di sicurezza. In questo contesto, assumere nuovo personale non sembra essere una misura sufficiente, con compagnie che virano sempre più verso l’integrazione di agenti basati sull’intelligenza artificiale.

Questi, a differenza degli strumenti di IA generativa che dipendono da prompt, ricevono compiti specifici da svolgere e vengono addestrati per eseguire flussi di lavoro a più fasi.

In un recente sondaggio di McKinsey, è stato stimato che il 62% delle aziende di settore stanno sperimentando agenti IA nei loro processi lavorativi.

Nel settore della cybersecurity, l’adozione cresce altrettanto rapidamente. 

Una ricerca dell’organizzazione non profit ISC2 ha svelato che il 30% dei professionisti ha riportato l’integrazione di strumenti di sicurezza basati sull’IA durante le sue attività quotidiane. Molti di questi sistemi evolvono in tool capaci di gestire flussi di lavoro multi-step un tempo riservati agli analisti umani.

I risultati iniziali appaiono promettenti. Tuttavia, le capacità della tecnologia rimangono limitate, sollevando interrogativi su quanto rapidamente gli operatori IA possano guadagnare libertà d’azione in ambienti ad alto rischio. Il tutto senza calcolare la perdita di posti di lavoro.

Agenti IA e analisti umani a confronto

Huntress, piattaforma di cybersecurity, ha integrato poco meno di 20 agenti IA nel suo security operations center (SOC), che gestisce avvisi di minacce per 240.000 clienti, come dichiarato da Eric Stride, Chief security officer dell’azienda.

Stride spiega che gli agenti automatizzano indagini prima condotte manualmente dal team SOC di 50 persone. Durante il suo lavoro, un agente rileva segnali sospetti, incluse attività di login anomale. Una volta captate azioni di dubbia provenienza, un supervisore IA delega i compiti a una dozzina di sub-agenti, al fine di analizzare e identificare eventuali intromissioni.

Una volta compreso se l’attività sia un falso positivo o una reale minaccia, la verifica definitiva viene effettuata da un analista umano. Stride ha raccontato a Business Insider che il processo manuale richiede tipicamente 20-30 minuti ma che, con l’IA, questo diventa quasi immediato.

Il sistema ha ridotto il carico di lavoro complessivo per l’azienda del 90% per oltre un terzo delle indagini e genera circa 10.000 report di incidenti al mese. Per gli analisti, ciò significa dedicare meno tempo al triage degli avvisi e più tempo a indagare attacchi complessi.

IA, assistenza clienti e limiti

Gli agenti IA applicati alle aziende vanno oltre il contesto della sicurezza informatica. Per esempio, risultano ormai una fase essenziale durante la cura del supporto clienti.

Mikey Pruitt, Responsabile IA presso DNSFilter, spiega come la sua compagnia abbia lanciato un bot automatizzato nel team di supporto clienti, composto da meno di 10 ingegneri, che ora gestisce praticamente tutti i ticket.

Quando un cliente invia una richiesta, l’agente categorizza l’email in base al livello di complessità, andando a risolvere gli interventi di routine in autonomia e direzionando i casi più spinosi ai suddetti ingegneri.

Nonostante tutto, i bot IA presentano ancora limiti evidenti. Stride ha notato che i suoi agenti faticano con compiti vaghi, contesti in cui spesso producono risposte incoerenti o inconclusive.

Questi eccellono nei task ripetitivi ma sono meno efficaci nell’identificare e interrompere minacce complesse come attacchi ransomware. Gli agenti di DNSFilter, stando a quanto sostenuto da Pruitt, hanno un raggio d’azione che si limita alla documentazione interna, con grandi difficoltà a trattare argomenti non presenti in essa. Proprio per questo motivo, al giorno d’oggi, non possono ancora prendere decisioni ad alto rischio senza supervisione umana.

Risparmio delle aziende e impatto sul mondo del lavoro

A spingere comunque verso questa direzione è una mera motivazione economica.

Pruitt calcola che un agente IA costi 15.000-16.000 dollari all’anno per operare e svolga il lavoro di due ingegneri di supporto full-time. Ciò, secondo il professionista, permette alla compagnia di risparmiare complessivamente circa 200.000 dollari all’anno. Il tutto a discapito di nuove assunzioni che, di fatto, saranno ridotte.

L’obiettivo perseguito da Pruitt è chiaro: “Quello che cerchiamo di fare è far rendere il nostro team di circa 150 persone come uno da 500 persone”. Un obiettivo che è convinto di raggiungere entro fine anno.

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